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	<description>Viaggio in India, Rajasthan, Kerala e Nepal</description>
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		<title>Brumotti: all’Everest in mountain bike per conquistare 3 record da Guinness</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 23:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Genova — E’ fissata per il 26 marzo la partenza di Vittorio Brumotti per l’Everest. Lo ha reso noto lui stesso ieri durante una conferenza stampa, presentando anche gli obiettivi della sua prossima sfida sulle due ruote.  Sulla montagna più alta del mondo il campione di bike trial tenterà di conquistare tre nuovi World Record: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Genova — E’ fissata per il 26 marzo la partenza di <strong>Vittorio Brumotti </strong>per l’Everest. Lo ha reso noto lui stesso ieri durante una conferenza stampa, presentando anche gli obiettivi della sua prossima sfida sulle due ruote. <a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Salendo-al-Monte-Cevedale-Photo-Juri-Baruffaldi-428x570.jpg" rel="lightbox[15151]"><img class="alignright size-medium wp-image-15153" title="Salendo al Monte Cevedale (Photo Juri Baruffaldi)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Salendo-al-Monte-Cevedale-Photo-Juri-Baruffaldi-428x570-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla montagna più alta del mondo il campione di bike trial<strong> tenterà di conquistare tre nuovi World Record</strong>: scalare alcuni tratti della salita in mountain bike, essere il primo uomo ad arrivare in cima al Tetto del mondo con una bici e una volta in vetta realizzare il numero più alto possibile di saltelli sulla ruota posteriore. Questo il piano, ma tanti sono gli aspetti non ancora svelati riguardo la sua singolare impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia dell’impresa all’Everest era già trapelata settimane fa, ma allora come oggi molti punti di domanda rimangono aperti riguardo alla sfida di Vittorio Brumotti.<br />
<span id="more-15151"></span>Esperti e appassionati di montagna si chiedono in particolare quali saranno le parti della lunga e difficile salita che il campione di trial vorrà tentare di affrontare con la sua bike. Restano impresse infatti le immagini delle precedenti scalate in Alta Valtellina al Monte Cevedale, dove peraltro Brumotti è tornato lo scorso weekend per allenarsi e testare nuovi materiali sulle piste dell’Alpe Palù, ma l’Everest è certamente un’altra cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo specialista del trial vorrebbe conquistare il record di primo uomo ad “<em>arrivare sul Tetto del mondo con una bike</em>”, il che lascia pensare che Brumotti voglia preoccuparsi direttamente del carico della bici, ma anche su questo obiettivo sarà necessario attendere nuove delucidazioni, senza contare ovviamente che la differenza la farà la squadra che lo aiuterà. E infine, una volta in cima vorrebbe cimentarsi nella danza di saltelli sulla ruota posteriori, lasciando così per tre volte il suo nome nei Guinness dei primati, dove in realtà compare già altre 7 volte.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Il 26 marzo partirò verso l’Everest per conquistare il Tetto del mondo in bicicletta</em> – ha detto Brumotti nel corso della presentazione a Genova della 24ore italiana di mountain bike – memorial Andrea Bruzzone, secondo quanto riportato dalla stampa locale -.<em> Se tutto va bene tornerò a fine maggio. Mi sto allenando da mesi sulle piste più difficili negli impianti sciistici italiani. Sull’Everest porterò il gagliardetto di Genova</em>.”</p>
<p>di <strong>Valentina D&#8217;Angella</strong>,<br />
da<strong> Montagna.tv</strong> 25 gennaio 2012</p>
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		<title>Nella valle del Khumbu fino ai piedi dell’Everest</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Periche, Nepal — Nella valle del Khumbu abita il popolo Sherpa, i fieri montanari d’origine tibetana entrati ormai nella leggenda. E da questa valle bisogna passare si si vuole raggiungere il campo base dell’Everest, a quota 5400 metri, uno degli obiettivi più ambiziosi dei trekker d’alta quota. Per raggiungere il campo ci sono molte opzioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Periche, Nepal — Nella valle del Khumbu abita il<strong> popolo Sherpa, i fieri montanari d’origine tibetana entrati ormai nella leggenda</strong>. E da questa valle bisogna passare si si vuole raggiungere il campo base dell’Everest, a quota 5400 metri, uno degli obiettivi più ambiziosi dei trekker d’alta quota.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/everest-campo-base-800x535.jpg" rel="lightbox[15148]"><img class="alignnone size-full wp-image-15149" title="Everest campo base" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/everest-campo-base-800x535.jpg" alt="" width="450" height="300" /><span id="more-15148"></span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per raggiungere il campo ci sono molte opzioni. Tra le più note, il <strong>trek da Jiri</strong>, che è anche il più frequentato, attraversa molti e vivaci villaggi sherpa. L’itinerario da <strong>Phalpu</strong> è quello più diretto, poiché entra subito nella valle del Dudh Kosi.  Da Tumlingtar si può invece percorrere il margine meridionale del parco nazionale del Makalu-Baruntse per arrivare nella valle del Khumbu dal Dudh Kosi river.<br />
La valle è ricca di attrattive, ci sono molti centri di interesse e infinite possibilità per compiere percorsi di ogni genere. Non vi sono pericoli oggettivi sul facile sentiero principale, ma il discorso non è lo stesso per i sentieri meno battuti, dove bisogna avventurarsi solo se si è certi di essere adeguatamente allenati e in compagnia di una buona guida. Importante comunque non sottovalutare i problemi di acclimatazione, anche se l’ospedale della Himàlayan Rescue Association a Periche è adeguatamente attrezzato per i casi limite di edema.<br />
Importante anche il rispetto delle regole. C’è un enorme massa di rifiuti e di materiale abbandonato al campo base dell’Everest, frutto della poca attenzione di trekker e spedizioni. Ma tutta la regione del Khumbu subisce in modo pesante l’impatto del turismo. Dal 1981 ci sono delle norme che valgono per tutti i Parchi Nazionali del Nepal: innanzitutto serve il trekking permit che esibito all’ingresso del parco, pagandouna cifra pari a circa 10 dollari, serve a rivecere il permesso d’ingresso assieme alle istruzioni su come comportarsi.</p>
<p>di <strong>Antonietta Balducci</strong>,<br />
da<strong> Montagna.tv</strong>, 4 febbraio 2012</p>
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		<title>Un triciclo per ridare speranza a migliaia di disabili nepalesi emarginati dalla società</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 06:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Bruce Burk, missionario protestante statunitense in Nepal, ha progettato un mezzo che consente ai malati di handicap di muoversi sulle strade dissestate di Dharan, metropoli nell’est del Paese. Il triciclo costa solo 20 dollari e ha permesso a centinaia di persone di uscire di casa e trovare un lavoro. In Nepal i disabili sono oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><em><strong>Bruce Burk, missionario protestante statunitense in Nepal, ha progettato un mezzo che consente ai malati di handicap di muoversi sulle strade dissestate di Dharan, metropoli nell’est del Paese. Il triciclo costa solo 20 dollari e ha permesso a centinaia di persone di uscire di casa e trovare un lavoro. In Nepal i disabili sono oltre 300mila.</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dharan – Strade dissestate, traffico e poca attenzione da parte delle autorità sanitarie rendono impossibile la vita di oltre 300mila disabili nepalesi, che spesso sono costretti a vivere in casa senza poter lavorare e aiutare le proprie famiglie. Per ridare una speranza alle centinaia di disabili di Dharan (principale città del Nepal orientale), Bruce Burk, missionario protestante statunitense, e sua moglie Sherry hanno iniziato a fabbricare un triciclo a mano pensato per coloro che hanno perso l’uso delle gambe.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Un-triciclo-per-ridare-speranza-a-migliaia-di-disabili-nepalesi-emarginati-dalla-società.jpg" rel="lightbox[15142]"><img class="alignnone size-full wp-image-15143" title="Un triciclo per ridare speranza a migliaia di disabili nepalesi emarginati dalla società" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Un-triciclo-per-ridare-speranza-a-migliaia-di-disabili-nepalesi-emarginati-dalla-società.jpg" alt="" width="450" height="283" /></a><span id="more-15142"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Burk e sua moglie sono giunti in Nepal alcuni anni fa come volontari del Baptist Global Response (Bgr), organizzazione della comunità battista statunitense che finanzia programmi di sviluppo per le persone bisognose in diversi Paesi del mondo, soprattutto in Asia e Africa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Quando sono arrivato ad Dharan </em>– racconta Burk –<em> sono rimasto colpito dalle pessime condizioni di vita dei disabili, che nonostante le carrozzine non riuscivano ad uscire di casa a causa del grande traffico cittadino e delle strade non asfaltate</em>&#8220;. Con l’aiuto di alcuni amici nepalesi, l’uomo ha iniziato a progettare un triciclo prendendo spunto dai risciò utilizzati per trasportare i turisti. A differenza delle carrozzine, il mezzo progettato da Burk ha ruote alte, un pianale su cui appoggiare borse e oggetti e si muove con due manovelle posizionate davanti al conducente. Tale struttura consente ai disabili di percorrere in autonomia anche notevoli distanze, dando loro la possibilità di lavorare o di portare i figli a scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo dell’iniziativa ha spinto il Bgr a finanziare Burk e sua moglie, che circa un anno fa hanno aperto un laboratorio per costruire e vendere i tricicli. Il negozio si chiama <strong>Hope Haven </strong>ed è ormai famoso in tutta la città. Ogni mezzo costa circa 200 dollari, ma grazie ai soldi dell’organizzazione il prezzo è di circa 20 dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Burk spiega che per la maggior parte dei portatori di handicap il problema è guadagnarsi da vivere. <strong>La cultura indù considera i portatori di handicap un segno di sfortuna e spesso li emargina costringendoli a una vita di solitudine</strong>. Per sfatare questo mito, nell’officina lavorano solo persone disabili. Esse sono diventate una testimonianza per le persone che entrano nel negozio. “<em>Non ho assunto queste persone solo per fabbricare tricicli </em>– afferma – <em>ma per dar loro la possibilità di ricostruire la propria umanità</em>”. &#8220;<em>Quando ho aperto </em>- continua – <em>ho assunto tre ragazzi sordi, due poliomielitici e due giovani con handicap. Nessuno di essi era pratico di saldature, progettazione e manifattura di oggetti. La fiducia acquisita grazie al lavoro ha permesso ad alcuni di scegliere altri tipi di mansioni&#8221;</em>. Egli racconta che di recente uno dei due ragazzi sordi ha aperto un’officina in un’altra zona della città. Gli altri giovani lavoratori hanno invece assunto la guida dell’intera officina.</p>
<p style="text-align: justify;">fonte <strong>AsiaNews</strong>, 2 febbraio 2012</p>
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		<title>Cinquecento piccoli Gandhi per l&#8217;anniversario della morte</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 23:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Guinness dei primati ai bambini che hanno ricordato il Mahatma Sessantaquattro anni dopo la sua morte, il Mahatma Gandhi vince il Guinness dei primati: quasi 500 bambini poveri si sono infatti radunati a Calcutta travestiti con tunica, baffetti e occhialini per imitare la loro guida spirituale. Era il 30 gennaio 1948 quando un fanatico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><strong><em>Il Guinness dei primati ai bambini che hanno ricordato il Mahatma</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sessantaquattro anni dopo la sua morte, il Mahatma Gandhi </strong>vince il Guinness dei primati: quasi<strong> 500 bambini poveri si sono infatti radunati a Calcutta travestiti con tunica, baffetti e occhialini per imitare la loro guida spirituale.</strong> Era il <strong>30 gennaio 1948 </strong>quando un fanatico indù assassinò a Nuova Delhi &#8220;<em>La Grande Anima</em>&#8220;, Mohandas Karamchand Gandhi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Cinquecento-piccoli-Gandhi-per-lanniversario-della-morte.jpg" rel="lightbox[15139]"><img class="alignnone size-full wp-image-15140" title="Cinquecento piccoli Gandhi per l'anniversario della morte" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Cinquecento-piccoli-Gandhi-per-lanniversario-della-morte.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a><span id="more-15139"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I ragazzini, perloppiù figli di ragazze madri, hanno indossato i suoi panni per mettere in scena la storica marcia del sale di Dandi. La pittoresca parata si è tenuta ieri sulla strada Mayo nel centro di Calcutta. Ricordando i principi del Padre della Patria, come scrive il <em>Times of India</em>, il cammino dei giovani ha &#8220;<strong><em>riportato alla luce i valori della verità, della giustizia e della non violenza</em></strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver assistito all&#8217;evento, i funzionari del Guinness Book hanno accordato il certificato del record mondiale all&#8217;ong che ha organizzato la marcia, la londinese Tracks (&#8216;Training Recourse and Care for Kids&#8217;). &#8220;<em>Anch&#8217;io mi ritengo un seguace di Gandhi </em>- ha commentato il direttore, Michael Anthony &#8211; <em>questa marcia della pace aveva l&#8217;obiettivo di inculcare i valori e i messaggi di Gandhi nei bambini poveri. Non vogliamo che i bambini senza privilegi si dimentichino la ricca eredita&#8217; dell&#8217;ideologia gandhiana</em>&#8220;. I ragazzi di Calcutta hanno superato il record che era stato stabilito nel giugno del 2010, quando un gruppo di 255 studenti si travestì da Mahatma a Coimbatore, come ha precisato il responsabile indiano dei Guinness Nikhil Shukla.</p>
<p>fonte <strong>TMNews</strong>, 30 gennaio 2012</p>
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		<title>Nepal: persone, religione, tradizioni e colori</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 23:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Nepal il &#8220;paese degli Dei&#8221; è una magica terra che al pari della vicina e più famosa India è un enorme contenitore multietnico e multicolorato di persone, popolazioni, etnie. Su una popolazione che supera di poco i 26 milioni si contano circa 100 gruppi etnici che parlano 93 lingue e dialetti diversi. Tra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>Nepal</strong> il &#8220;<strong><em>paese degli Dei</em></strong>&#8221; è una magica terra che al pari della vicina e più famosa India è un enorme contenitore multietnico e multicolorato di persone, popolazioni, etnie.<br />
Su una popolazione che supera di poco i 26 milioni si contano circa 100 gruppi etnici che parlano 93 lingue e dialetti diversi. Tra i tanti gruppi etnici i più importanti e noti sono gli <strong>Sherpa</strong>, i<strong> Brahmini</strong>, i<strong> Tamang</strong>, i <strong>Gurung</strong> e i <strong>Newari</strong> forse l&#8217;etnia che più di altre la caratterizza anche in virtù della tradizione architettonica che li caratterizza.</p>
<p>Cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15008" title="Un fedele buddhista porta le bandiere di preghiere al Swayambhunath Stupa a Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x212.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-ci-si-prepara-alla-festività-indù-di-Navaratri.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15009" title="A man carries in a shopping bag ducks to be sacrificed at a livestock market in Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-ci-si-prepara-alla-festività-indù-di-Navaratri.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-durante-la-celebrazione-del-Tihar-la-festa-indù-delle-luci.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15012" title="A Kathmandu, in Nepal, durante la celebrazione del Tihar, la festa indù delle luci. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-durante-la-celebrazione-del-Tihar-la-festa-indù-delle-luci.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambina-in-costumi-tipici-a-Kathmandu-AP-Photo-Niranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15013" title="Bambina in costumi tipici a Kathmandu (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambina-in-costumi-tipici-a-Kathmandu-AP-Photo-Niranjan-Shrestha-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /><span id="more-15006"></span></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambino-che-offre-lle-tipiche-lampade-a-olio-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15014" title="Bambino che offre le tipiche lampade a olio (Photo  by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambino-che-offre-lle-tipiche-lampade-a-olio-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x212.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Campagna-nei-dintorni-di-Kathmandu-AP-PhotoNiranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15015" title="Campagna nei dintorni di Kathmandu (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Campagna-nei-dintorni-di-Kathmandu-AP-PhotoNiranjan-Shrestha-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Concorso-di-bellezza-per-elefanti-a-Sauraha-a-150-chilometri-da-Katmandu-in-Nepal.-Prakash-Mathema-Afp.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15016" title="Concorso di bellezza per elefanti a Sauraha, a 150 chilometri da Katmandu, in Nepal. (Prakash Mathema, Afp)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Concorso-di-bellezza-per-elefanti-a-Sauraha-a-150-chilometri-da-Katmandu-in-Nepal.-Prakash-Mathema-Afp-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donna-Tharu-che-indossa-tradizionali-ornamenti-photo-Navesh-Chitrakar.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15017" title="Donna Tharu che indossa tradizionali ornamenti (photo Navesh Chitrakar)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donna-Tharu-che-indossa-tradizionali-ornamenti-photo-Navesh-Chitrakar-300x225.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In un paese così multietnico è facile imbattersi in feste religiose, celebrazioni, ricorrenze dove processioni, danze, canti, rituali molto complessi sono parte integrante di queste celebrazioni. La maggioranza delle festività sono legate alla religione, ma ve ne sono alcune legate alla storia e altre alle feste stagionali.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Due-santoni-indù-al-tempio-di-Pashupati-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15018" title="Hindu holy men rest on the premises of Pashupati Temple in Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Due-santoni-indù-al-tempio-di-Pashupati-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/elephant-al-Chitwan-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15019" title="Elefanti al Chitwan (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/elephant-al-Chitwan-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Fedeli-induiste-sul-fiume-Bagmati-in-Nepal-durante-la-festa-di-Madhav-Narayan.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15020" title="Fedeli induiste sul fiume Bagmati, in Nepal, durante la festa di Madhav Narayan. (Niranjan Shrestha, Ap Lapresse)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Fedeli-induiste-sul-fiume-Bagmati-in-Nepal-durante-la-festa-di-Madhav-Narayan.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Hindu-holy-man-smokes-marijuana-Pashupati-Temple-Kathmandu-Photo-by-Navesh-Chitrakar.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15021" title="Hindu holy man smokes marijuana Pashupati Temple-Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Hindu-holy-man-smokes-marijuana-Pashupati-Temple-Kathmandu-Photo-by-Navesh-Chitrakar-300x203.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-preparativi-durante-l’ultimo-giorno-del-Kartic-dance-festival-a-Patan-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15022" title="I preparativi durante l’ultimo giorno del Kartic dance festival, a Patan, in Nepal. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-preparativi-durante-l’ultimo-giorno-del-Kartic-dance-festival-a-Patan-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/La-dea-Kumali-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15023" title="La dea Kumari (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/La-dea-Kumali-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x193.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/photojournalist-navesh-chitrakar-nepal-5.jpeg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15024" title="Polveri colorate (photo Navesh Chitrakar)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/photojournalist-navesh-chitrakar-nepal-5-300x221.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-fedele-buddista-al-Boudhanath-Stupa-a-Katmandu-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15029" title="Un fedele buddista al Boudhanath Stupa a Katmandu, in Nepal. (Niranjan Shrestha, Ap Lapresse)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-fedele-buddista-al-Boudhanath-Stupa-a-Katmandu-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un viaggio in Nepal è quindi un continuo viaggio tra popolazioni, religioni, culture e colori, dove la componente umana e spirituale predominano e si manifestano in molteplici modi e vie. Certo a contorno di ciò ci sono templi, pagode, stupa, chorten e le incantevoli montagne Himalayane, ma il Nepal è soprattutto il suo popolo i<strong> nepalesi</strong>, una popolazione variegata quanto straordinaria gentile e accogliente.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-festival-nel-villaggio-di-Khokana-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-LaPresse.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15030" title="Un festival nel villaggio di Khokana in Nepal (Niranjan Shrestha Ap/LaPresse)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-festival-nel-villaggio-di-Khokana-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-LaPresse-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-uomo-in-preghiera-nel-decimo-e-ultimo-giorno-della-Festa-di-Dashain-AP-Photo-Niranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15031" title="Un uomo in preghiera nel decimo e ultimo giorno della Festa di Dashain (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-uomo-in-preghiera-nel-decimo-e-ultimo-giorno-della-Festa-di-Dashain-AP-Photo-Niranjan-Shrestha-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Una-cerimonia-religiosa-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15032" title="Una cerimonia religiosa a Kathmandu, in Nepal. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Una-cerimonia-religiosa-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Preparativi-per-le-feste-di-fine-anno-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15025" title="Preparativi per le feste di fine anno a Kathmandu, in Nepal. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Preparativi-per-le-feste-di-fine-anno-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Quattro-passeri-in-lotta-su-dei-sacchi-pieni-di-riso-AP-Photo-Niranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15026" title="Quattro passeri in lotta su dei sacchi pieni di riso (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Quattro-passeri-in-lotta-su-dei-sacchi-pieni-di-riso-AP-Photo-Niranjan-Shrestha-300x202.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Sacerdoti-indù-al-tempio-Pashupatinath-durante-il-festival-Shrawan-Sombar-a-Khatmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15027" title="Sacerdoti indù al tempio Pashupatinath durante il festival Shrawan Sombar a Khatmandu in Nepal (Navesh Chitrakar Reuters/Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Sacerdoti-indù-al-tempio-Pashupatinath-durante-il-festival-Shrawan-Sombar-a-Khatmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-anziano-fuma-seduto-di-fronte-ad-un-negozio-AP-PhotoNiranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15028" title="Un anziano fuma seduto di fronte ad un negozio (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-anziano-fuma-seduto-di-fronte-ad-un-negozio-AP-PhotoNiranjan-Shrestha-300x197.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-2.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15077" title="(Photo by NaveshA Hindu holy man feeds his monkey a strawberry from his mouth at the premises of Pashupati Temple in Kathmandu Chitrakar Reuters) 2" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-2-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
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		<title>India: le bambine senza nome ritrovano la loro identità</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 06:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Per anni sono state chiamate “Nakusa” o “Nakoshi“, che in lingua marathi, quella del Maharashtra, lo stato che ha come capitale Mumbai, significa “non voluta”, “indesiderata“. Poi, finalmente, il governo locale ha deciso di spendersi in prima persona per far capire alle famiglie che le bambine non possono essere considerate “elementi inutili della popolazione“, ma hanno la stessa dignità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per anni sono state chiamate “<strong>Nakusa</strong>” o “<strong>Nakoshi</strong>“, che in lingua marathi, quella del Maharashtra, lo stato che ha come capitale Mumbai, significa “non voluta”, “<strong>indesiderata</strong>“. Poi, finalmente, il governo locale ha deciso di spendersi in prima persona per far capire alle famiglie che le bambine non possono essere considerate “<strong>elementi inutili della popolazione</strong>“, ma hanno la stessa dignità di ogni altro indiano. Indipendentemente dalla casta di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/17.jpg" rel="lightbox[14996]"><img class="alignnone size-full wp-image-14997" title="India: le bambine senza nome ritrovano la loro identità " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/17.jpg" alt="" width="450" height="270" /></a><span id="more-14996"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Portandosi dietro il nome “Nakusa” queste bambine non facevano altro che ricordare a tutti quanto la nascita di una donna vada considerata un evento indesiderato, quasi <strong>nefasto</strong>. Ma in India si sa che le femmine sono soltanto un peso. Da nutrire, crescere e poi cedere a qualcun altro, spesso persino con una costosissima dote. Insomma, un vero e proprio<strong> investimento senza rendimento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo di Mumbai, mosso probabilmente dall’esigenza di rilanciare l’immagine sessista e patriarcale della società indiana, ha deciso di organizzare una serie di<strong> cerimonie collettive </strong>all’interno delle quali tutte le bambine “indesiderate” possono cambiare nome. Sono centinaia le ragazze che, nelle ultime settimane, dopo aver indossato i loro sari migliori e agghindato i capelli con fiori e nastri, sono arrivate a Satara o nelle altre città stabilite dal governo per ricevere un certificato che, sulla carta, ha cambiato loro la vita. In pochi minuti è stato messo nero su bianco che queste ragazze non potranno più essere chiamate “non volute”, ma tutti dovranno rivolgersi a loro con il nuovo<strong> nome che si sono scelte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“La <strong>libertà</strong> che il governo ci ha concesso permettendoci di scegliere un nome vero non ha pezzo”, commenta sorridendo Aishwarya, una ragazza evidentemente appassionata di film bollywoodiani. Molte bambine hanno selezionato nomi tradizionali come “Vaishali”, che significa “bella e buona”, altre appellativi ispirati a divinità induiste, come “Savitri“. “Tutti i miei compagni di classe da oggi in poi dovranno chiamarmi Ashmita”, grida di gioia un’altra bambina.</p>
<p style="text-align: justify;">Cambiando nome tutte queste ragazze hanno ottenuto un’<strong>identità</strong>, potranno finalmente sentirsi delle persone, e non dei rifiuti della società. Avere un nome, però, purtroppo per loro non implica ricevere il <strong>rispetto</strong> dei compaesani o essere trattate con<strong> dignità</strong>. Sono infatti sempre delle donne che, in India, è inutile nasconderlo, rimarranno ancora a lungo un peso. C’è chi spera che, una volta diventate adulte, queste ragazze che hanno avuto la fortuna di recuperare quanto meno la loro identità decidano di non abortire o uccidere le loro bambine. Ma più passa il tempo più si ha la sensazione che anche le mamme che combattono per far in modo che nel Subcontinente le donne ottengano qualche diritto in più, quando poi si ritrovano a decidere il destino delle figlie appena nate, spesso cedono alla<strong> rabbia dei mariti</strong> delusi e determinati a togliere loro la vita per “farle soffrire una volta sola, non per sempre“.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Claudia Astarita</strong>, <br />
da <strong>Panorama</strong>, 27 ottobre 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna “The Politics of China” a John Cabot University (Roma) e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.</em></p>
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		<title>L’India punta a dare un nome a tutti i suoi “fantasmi”</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 23:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Un elefante che ha messo le ali, ma spesso rischia di non riuscire ad alzarsi in volo. E’ questa l’India, almeno secondo il suo premier, Manmohan Singh, che qualche settimana fa ha lanciato una nuova campagna per risolvere la piaga della povertà che affligge il Paese asiatico, e che fa sì che 2/5 dei bimbi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un elefante che ha messo le ali</strong>, ma spesso rischia di non riuscire ad alzarsi in volo. E’ questa l’India, almeno secondo il suo premier, <strong>Manmohan Singh</strong>, che qualche settimana fa ha lanciato una nuova campagna per risolvere la piaga della povertà che affligge il Paese asiatico, e che fa sì che <strong>2/5 dei bimbi indiani muoiano per stenti </strong>o mancanza di cure sanitarie. Una vergogna per la terra di <em>Bollywood</em>, dove (in teoria) chiunque può avere una <em>chance</em>, in stile <em>The Millionaire</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/india-6-large.jpg" rel="lightbox[14990]"><img class="alignnone size-full wp-image-14992" title="L’India punta a dare un nome a tutti i suoi “fantasmi” (Credits: Raminder Pal Singh)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/india-6-large.jpg" alt="" width="450" height="270" /></a><span id="more-14990"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Milioni e milioni di fantasmi</strong>. Persone che vivono in India, ma di fatto non esistono. La povertà endemica a Delhi non è solo causata da mancanza di denaro o di assistenza statale. Quella c’è, ma viene <strong>distorta sapientemente da tutta una serie di prassi legate alla corruzione</strong> della burocrazia, a livello regionale e locale. Analfabetismo, un tasso altissimo di mortalità infantile e due terzi della popolazione che sopravvive con salari (se si possono definire così) di 100 rupie al mese (poco più di 2 dollari). La rampante Delhi non può permettersi più simili numeri di fronte al mondo. Per questo, è importante riportare in vita i fantasmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le ombre indiane sono tutti coloro che vivono nelle campagne</strong> e che non sono registrati. Immaginate un esercito di poveri che &#8211; per lo Stato centrale &#8211; non esiste. Non possono aprire conti correnti in banca, non hanno accesso ai servizi sanitari o all’istruzione di base. Niente. Semplicemente non esistono. Eppure, lo Stato per loro <strong>sborsa circa 8 miliardi di dollari l’anno</strong>, sotto forma di sussidi e grano da distribuire nelle campagne. Ma tutti questi soldi a chi vanno? Non è un mistero che fanno felici i burocrati delle amministrazioni locali, che &#8211; a fronte di nessun documento di identità &#8211; per legge non possono erogare i fondi ai singoli individui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma adesso il vento sta cambiando</strong>. Il governo ha deciso di investire su un nuovo sistema per riconoscere le persone e dotarle di una identità. Dalle impronte digitali al riconoscimento dell’iride oculare. La <em>Unique Identification Authority of India</em> (UIDAI) ha deciso di <strong>combattere la condizione di oblio</strong> in cui sono relegati milioni di indiani, attraverso un sistema efficiente (e si spera efficace) che gli permetta di avere libero accesso ai diritti di base.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un “numero magico” di 12 cifre</strong>. La UID sarà presto emessa per tutti i residenti in India e i codici verranno archiviati in un database centralizzato, dove a ogni serie di numeri corrisponderà <strong>un pacchetto di informazioni biometriche e demografiche</strong>. Dalle fotografie alle impronte digitali, all’iride degli occhi. Fino ad arrivare ad alcune informazioni opzionali, riguardo alla posizione finanziaria del cittadino. I dati potranno essere consultati <em>online</em> e il governo punta così a eliminare i duplicati e le false identità, che al momento esistono sui vari database gestiti dai “privati” a livello locale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In più, il nuovo sistema cancellerà qualsiasi genere</strong> di classificazione basata sulla casta di appartenenza, sul credo religioso e sulla “geografia politica” del Paese. Un enorme passo in avanti per l’elefante che punta a volare sempre più in alto e che desidera entrare a pieno titolo nel mondo della <em>new economy</em>, senza i fardelli di una struttura statale che ha un sapore amaro e antico. Finora sono state<strong> emesse 200 milioni di UID Card</strong> e, secondo le previsioni, si arriverà <strong>a 400 milioni entro la fine dell’anno</strong>. Insomma, un terzo della popolazione indiana tra dodici mesi potrà ragionevolmente affermare di “esistere”, mettendo in cantina l’incubo de <em>Il Fu Mattia Pascal</em> di pirandelliana memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Anna Mazzone</strong>,<br />
da <strong>Panorama</strong>, 19 gennaio 2012</p>
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		<title>India: cani a caccia di bracconieri nel parco</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[India: i cani a caccia dei bracconieri. Ci sono 2048 rinoceronti nel parco nazionale indiano di Kaziranga, una vera manna per i bracconieri se non fosse chi vigila costantemente sulla loro incolumità. Certo è che &#8220;beccare&#8221; il cacciatore di frodo, così ardito da spingersi fin dentro un parco nazionale e dotato di ottime armi da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>India: i cani a caccia dei bracconieri</strong>.  Ci sono <strong>2048 rinoceronti</strong> nel parco nazionale indiano di <strong>Kaziranga,</strong> una vera manna per i bracconieri se non fosse chi vigila costantemente sulla loro incolumità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/India-cani-a-caccia-di-bracconieri-nel-parco1.jpg" rel="lightbox[14985]"><img class="alignnone size-full wp-image-14987" title="India cani a caccia di bracconieri nel parco" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/India-cani-a-caccia-di-bracconieri-nel-parco1.jpg" alt="" width="450" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Certo è che &#8220;<em>beccare</em>&#8221; il cacciatore di frodo, così ardito da spingersi fin dentro un parco nazionale e dotato di ottime armi da tiro, non è impresa facile.<br />
<span id="more-14985"></span>Questione di corna, anzi di corno, perchè il mastodonte ne ha uno solo, ma assai apprezzato soprattutto sul mercato nero asiatico, che paga piuttosto bene, spiega il The Economic Times. Per rimediare a questa situazione la direzione del parco ha deciso di utilizzare un&#8217;arma formidabile, i cani da &#8220;<em>caccia</em>&#8220;. Il loro olfatto sopraffino aiuterà a stanare i bracconieri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occhio alle tigri</strong>. Surajit Dutta, direttore del parco di Kaziranga (India dell&#8217;Est) ha spiegato che già un cane &#8220;<em>da fiuto</em>&#8221; è stato inserito nel parco, con il &#8220;<em>compito basilare di tracciare i movimenti dei bracconieri e permettere così la loro cattura</em>&#8220;. A breve ne arriveranno altri, ma ci anche sono dei problemi; all&#8217;interno dell parco, che è enorme, (circa 430 km quadrati), non ci sono solo rinoceronti, ma anche predatori infallibili come <strong>tigri e leopardi</strong>. Liberare un cane per seguirlo, in determinate aree, per quest&#8217;ultimo risulterebbe mortale. Da qui la decisione di utilizzarlo solo in aree &#8220;<em>sicure</em>&#8221; il che potrebbe però impedire di monitorare l&#8217;intero percorso di qualche bracconiere, dovendo interrompere l&#8217;attività del segugio. In ogni caso la sostanza  è che, da adesso, nel Kaziranga National Park, ci sarà chi va a caccia (e non dovrebbe) e chi va andrà a caccia di chi sta andando a caccia. Pari e patta insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">fonte <strong>newnotizie Animali &amp; Ambiente</strong>, 22 gennaio 2012</p>
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		<title>India, ogni ora viene uccisa una sposa perché la dote è inadeguata</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama «dowry death» (morte a causa delle dote) e ogni anno, in India, uccide quasi una donna ogni ora. Un cancro che nessuna legge è riuscito a estirpare e che, al contrario, nell’ultimo decennio, ha moltiplicato le sue metastasi. Nel Duemila, le vittime di una dote deludente erano circa settemila, nel 2010, la cifra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si chiama «<strong><em>dowry death</em></strong>» (morte a causa delle dote) e ogni anno, in India, uccide quasi una donna ogni ora. <a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/donna-indiana.jpg" rel="lightbox[14981]"><img class="alignright size-medium wp-image-14982" title="Donna indiana" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/donna-indiana-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /></a>Un cancro che nessuna legge è riuscito a estirpare e che, al contrario, nell’ultimo decennio, ha moltiplicato le sue metastasi. Nel Duemila, le vittime di una dote deludente erano circa settemila, nel 2010, la cifra è arrivata a quota ottomilaquattrocento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spesso, lo sposo e i suoi familiari, non finiscono nemmeno davanti alla giustizia</strong>. Il loro furore si scatena perché la dote pattuita al momento di concordare il matrimonio, non si rivela tale. Davanti alla dote reale vanno in fumo progetti e sogni e si materializza la violenza più cieca.<br />
<span id="more-14981"></span> Per capire quanto cieca, basta leggere uno degli articoli del codice penale, rivisto nel 1986, per cercare di arginare il fenomeno, che inquadra così il reato: «<em>Quando la morte di una donna è causata da scottature o da ferite corporali, o quando si verifica in circostanze anomale nei sette anni che seguono il matrimonio e quando è provato che, poco prima della morte, la vittima è stata oggetto di atti crudeli o di molestie da parte del marito o della famiglia del marito, in relazione con una richiesta di dote</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La maggior parte delle morti</strong>, spesso denunciate come suicidi, avviene a causa di bruciature. Negli archivi della polizia ci sono archiviati migliaia di «<em>incidenti di cucina</em>» in cui, stranamente, a rimanere vittima è solo la moglie: mai che ci vada di mezzo la madre dello sposo, una cugina e via dicendo. A causa della precocità dei matrimoni, le vittime sono giovanissime: la maggior parte ha tra i 18 e i 26 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nonostante negli ultimi anni, alcune organizzazioni per la difesa della donna abbiano portato avanti un eccellente lavoro</strong> per portare a galla l’agghiacciante fenomeno, la società indiana, continua a «<em>difendere</em>» la pratica. E se prima la difesa arrivava più per questioni di cultura, tradizioni, peso del patriarcato, oggi la vendetta scatta perché il matrimonio è divenuto semplicemente sinonimo di denaro facile. Eppure risale addirittura al 1961 la legge che proibisce la «<em>morte per la dote</em>». Cinquanta anni trascorsi senza un importante impatto sulla società. Soprattutto negli stati del nord, tradizionalmente più colpiti: Uttar Pradesh, Rajastan, Madhya Pradesh e Punjab.</p>
<p>da <strong>Il Messaggero</strong>, 28 Gennaio 2012</p>
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		<title>India in festa, ma è vera democrazia?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Rushdie oscurato: &#8220;Altro che democrazia, l&#8217;India come la Cina&#8221; Oggi l&#8217;India ha celebrato in pompa magna la festa della Repubblica, nata ufficialmente il 26 gennaio di 62 anni fa. Ma tra parate e fuochi d&#8217;artificio, sono in molti a chiedersi &#8211; dentro e fuori dal Subcontinente &#8211; se ci sia davvero qualcosa da festeggiare: quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><em><strong>Rushdie oscurato: &#8220;Altro che democrazia, l&#8217;India come la Cina&#8221;</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;India ha celebrato in pompa magna la festa della Repubblica, nata ufficialmente il 26 gennaio di 62 anni fa. Ma tra parate e fuochi d&#8217;artificio, sono in molti a chiedersi &#8211; dentro e fuori dal Subcontinente &#8211; se ci sia davvero qualcosa da festeggiare: quella che viene considerata la più grande democrazia al mondo (con un miliardo e 300milioni di abitanti) sembra non riuscire, o peggio non volere, salvaguardare diritti di base come la libertà di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/In-India-festeggiamenti-per-lanniversario-della-Repubblica-AP.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-full wp-image-14969" title="In India festeggiamenti per l'anniversario della Repubblica (AP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/In-India-festeggiamenti-per-lanniversario-della-Repubblica-AP.jpg" alt="" width="450" height="287" /></a><span id="more-14968"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Nel mio Paese sta crescendo un preoccupante clima di intolleranza</em>&#8221; considera al telefono la scrittrice indiana <strong>Mira Kamdar</strong>, autrice di &#8220;<em>India, l&#8217;invasione mite</em>&#8221; (Sperling&amp; Kupfer).<br />
L&#8217;ultimo, grave, episodio è il caso di <strong>Salman Rushdie</strong> oscurato al festival letterario di Jaipur, nella &#8220;<em>città rosa</em>&#8221; del Rajasthan. Il controverso autore dei &#8220;<em>Versetti satanici</em>&#8220;, il romanzo del 1988 considerato blasfemo da molti musulmani, aveva accettato di non partecipare di persona, bloccato da minacce di morte rivelatesi poi false: il quotidiano <strong><em>The Hindu </em></strong>ha rivelato che si trattava un&#8217;invenzione delle autorità locali, per tenere lontano lo scrittore dalla kermesse. La presenza di Rushdie in India, infatti, era malvista dagli ambienti islamici più conservatori, che avevano chiesto al governo di bloccare il suo ingresso nel Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Afp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14970" title="Republic Day on January 26 with a large military parade  (AFP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Afp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-Epa.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14971" title="India celebrates 63rd Republic Day - Calcutta (EPA)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-Epa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-del-Punjabi-Afp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14972" title="Indian youth perform a Punjabi traditional folk dance, the Giddha, during the 63rd Republic Day in Amritsar (AFP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-del-Punjabi-Afp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-che-danzano-Ap.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14973" title="Indian Woman dance during India Republic Day (AP) " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-che-danzano-Ap-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Rappresentanti-dello-Stato-di-Goa-Epa.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14974" title="A colorful float from the Indian state of Goa participates in the 63rd Republic Day (EPA)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Rappresentanti-dello-Stato-di-Goa-Epa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Militare-delle-forze-di-sicurezza-partecipa-alla-parata-Afp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14975" title="Indian Border Security Force (BSF) soldiers attend a Republic Day parade at the Bakshi stadium in Srinagar (AFP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Militare-delle-forze-di-sicurezza-partecipa-alla-parata-Afp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Ragazzi-con-costumi-regionali-Ap.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14976" title="Children dressed in regional costumes perform a dance routine on Rajpath during India Republic Day in Delhi (AP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Ragazzi-con-costumi-regionali-Ap-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Rappresentanti-dello-Stato-dellAssamAp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14977" title="A float from the north eastern state of Assam displaying aspects of its culture makes its way down Rajpath during India Republic Day (AP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Rappresentanti-dello-Stato-dellAssamAp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Studenti-in-costume-Epa.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14978" title="School children in costumes prepare to participate in a cultural event to celebrate 63rd Republic Day - Bangalore (EPA)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Studenti-in-costume-Epa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore aveva deciso di rimediare con un intervento in videoconferenza. Ma all&#8217;ultimo anche il suo discorso a distanza è saltato. Il direttore del festival, lo scrittore britannico <strong>William Dalrymple</strong>, ha spiegato: &#8220;<em>Il commissario di polizia ha avvertito che ci sarebbero state violenze e disordini se gli avessimo dato la parola. E&#8217; un brutto giorno, un momento orribile per tutti noi</em>&#8220;. Questo l&#8217;altro ieri e oggi è dura anche per lui riuscire a festeggiare.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>L&#8217;India vuole diventare uno stato totalitario come la Cina</em>?&#8221; ha chiesto provocatoriamente Rushdie in un&#8217;intervista rilasciata da Londra alla tv indiana Ndtv.<br />
Il triste episodio in Jaipur è da inquadrare nella tendenza dell&#8217;attuale politica indiana. <strong>Il Paese è a maggioranza indù, ma il governo, sembra desideroso di corteggiare l&#8217;ampia popolazione musulmana </strong>(almeno 150 milioni in India), non importa quanto siano discutibili le richieste della sua ala più estremista. Proprio la prossima settimana si svolgono le elezioni locali nel vicino Uttar Pradesh, lo Stato più popoloso dell&#8217;India: un voto test per il partito del Congresso al potere a New Delhi, recentemente colpito da una serie di scandali.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>In ogni Paese esistono gruppi estremistici, ma nelle società aperte gli agenti di sicurezza e lo Stato riescono a proteggere e salvaguardare i diritti dei cittadini. Invece in India la polizia non è abbastanza professionale e il governo non vuole mettersi contro gli islamisti per non inimicarsi la comunità musulmana</em>&#8221; prosegue Kamdar. <em>Ragioni di bieco opportunismo politico. L&#8217;attuale governo appare molto più interessato a conservare il potere che a salvaguardare la libertà di espressione </em>- constata amara Mira Kamdar &#8211; <em>Non è un fenomeno nuovo: la novità è la risonanza internazionale che ha avuto il caso questa volta</em>&#8221; osserva la scrittrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l&#8217;ideale di democrazia vagheggiato dal Mahatma ha iniziato a essere tradito molto presto dalla famiglia Gandhi. Come ricorda un bell&#8217;articolo del <em>New Yorker</em>, risale a quasi trent&#8217;anni fa il caso di Shah Bano, musulmana che nel 1978 divorziava dal marito, appellandosi alla corte civile per ottenere gli alimenti per sé e i suoi 5 figli. Sette anni la donna dopo riuscì a spuntare una sentenza positiva dalla Corte suprema. Ma in seguito a pesanti pressioni da parte di gruppi religiosi musulmani, il governo di Rajiv Gandhi rovesciò il verdetto e approvò il Muslim Women&#8217;s Bill, che metteva in secondo piano l&#8217;autorità civile rispetto a quella religiosa. La mossa, giudicata come un puro tentativo politico dei Gandhi di guadagnare il consenso politico dei musulmani, fece infuriare i paladini delle libertà civili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri come oggi. «<em>L&#8217;assenza di Salman è una macchia per la reputazione internazionale dell&#8217;India</em>» si è lamentato lo scrittore <strong>Hari Kunzru</strong> che con il collega <strong>Amitava Kumar</strong> ha reso omaggio al grande escluso leggendo brani dei Versi durante il festival. Per aver sfidato la censura (insieme ad altri tre autori) leggendo in pubblico le pagine proibite, ora sono indagati insieme ad altri 3 autori.<br />
&#8220;<em>Mentre la fatwa iraniana dopo un decennio è caduta, il divieto sui Versi satanici in India resta in vigore </em>- ricorda Kandar &#8211; <strong><em>L&#8217;India tra l&#8217;altro ha messo al bando i Versetti nell&#8217;ottobre del 1988, 4 mesi prima della fatwa dell&#8217;ayatollah Khomeini</em></strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il clima politico non sembra favorevole al revisionismo. Proprio oggi organizzazioni della società civile indiana hanno denunciato Farooq Abdullah, attuale ministro delle Energie rinnovabili, per aver sostenuto il verdetto di espulsione contro tre missionari cristiani, emesso da un tribunale islamico del Kashmir secondo cui promuovere conversioni è un&#8217;attività anticostituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Alessandra Muglia</strong>,<br />
dal <strong>Corriere della Sera Blog</strong>, 26 gennaio 2012</p>
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		<title>La mia estate nel call center indiano</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Per parlare al telefono con clienti statunitensi, australiani e inglesi, i dipendenti devono fare corsi di “cultura internazionale”. E non dire mai dove si trovano. Schiacciato contro la vetrina di uno showroom della Toyota, sto tentando di rimanere in una striscia d’ombra sempre più sottile. L’afa di mezzogiorno è al culmine, e a New De­lhi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><strong><em>Per parlare al telefono con clienti statunitensi, australiani e inglesi, i dipendenti devono fare corsi di “cultura internazionale”. E non dire mai dove si trovano.</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Schiacciato contro la vetrina di uno showroom della Toyota, sto tentando di rimanere in una striscia d’ombra sempre più sottile. L’afa di mezzogiorno è al culmine, e a New De­lhi, a giugno, dura quasi tutto il giorno provocando un torpore generale. Sto aspettando da un’ora e mezzo un’auto aziendale che dovrebbe portarmi in un call center dall’altra parte della città, dove un “formatore culturale” indiano mi insegnerà a sembrare australiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Call-Center.jpg" rel="lightbox[14960]"><img class="alignnone size-full wp-image-14961" title="Indian Call Centre" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Call-Center.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a><span id="more-14960"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Su uno sgabello accanto a me, una guardia in uniforme si è appisolata con il fucile appoggiato sulle gambe. Dietro la vetrina dello showroom, che due ragazzi stanno pulendo con degli stracci, una decina di berline rosse scintillano su un lucido pavimento bianco. Sul bordo sterrato della strada, alcuni bambini vanno a scuola tenendosi per mano.</p>
<p style="text-align: justify;">I call center, giustamente, non si fidano dei mezzi di trasporto indiani, motivo per cui le macchine aziendali – in genere delle Toyota Qalis bianche – sono diventate un benefit molto comune. Questa mattina ventiquattro neoassunti, tra cui il sottoscritto, saranno convogliati da vari angoli della città verso la sede di una piccola azienda chiamata Delhi Call Centre. Per tre settimane un formatore culturale ci istruirà sull’arte della conversazione, sulla cultura pop australiana e sui contratti di telefonia mobile che dovremo riuscire a vendere. Chi di noi supererà il corso di formazione sarà promosso all’area chiamate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro primo incarico sarà disturbare gli australiani a cena e chiedergli di cambiare operatore telefonico. Solo a New Delhi circa centomila telefonisti si guadagnano da vivere vendendo vitamine agli inglesi e aiutando gli americani a far funzionare la stampante. Quasi certamente sono l’unico ad aver imparato l’arte della conversazione per caso, ovvero nascendo negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio cellulare vibra. Il tempo di portarlo all’orecchio e sento una voce maschile roca che strilla in <em>hinglish</em>, un miscuglio rapidissimo di hindi e inglese. “Sono allo showroom Toyota!”, rispondo urlando. “Bene, signore, arrivo tra venti minuti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapendo che “venti minuti” è un’espressione <em>hinglish</em> per dire “mezz’ora”, richiamo dopo quaranta minuti. Questa volta mi risponde una donna: “<em>No problem, sir</em>, venti minuti”. Gli occhi mi bruciano per colpa della crema solare che, mista al sudore, mi è colata dalla fronte. Alle mie spalle i ragazzi continuano a pulire la vetrina. Le tracce che lasciano si confondono con quelle che eliminano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni mese migliaia di indiani lasciano i loro villaggi sull’Himalaya o le loro cittadine di pescatori per cercare lavoro nel <em>business process outsourcing</em> (Bpo, esternalizzazione dei processi aziendali), che comprende il servizio clienti, le vendite e tutte le attività per le quali le aziende straniere impiegano degli indiani. La concorrenza è feroce. Non ci sono dati attendibili, ma ogni anno le persone a caccia di un posto di lavoro in questo settore potrebbero essere milioni. Molti sono brillanti neolaureati, ma le loro conoscenze di econometria e storia sovietica non servono a granché nei colloqui di lavoro. Per questo si buttano su <em>flashcard</em> e audiocorsi cercando di perfezionare la pronuncia dei tipici <em>shibboleth</em> (parole difficili da pronunciare) della lingua inglese, come <em>wherever, pleasure, socialization</em>, usati dai reclutatori per distinguere i candidati papabili da quelli ancora influenzati dalla lingua madre. Molti non superano la selezione e tornano a casa ancora più indebitati. I più fortunati ottengono un alloggio spartano e, grazie alle differenze di fuso orario, passano le notti in uffici climatizzati. Guadagnano fino a ventimila rupie al mese, circa cinquemila dollari all’anno, ma raramente resistono così a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">In un paese dove il reddito pro capite medio è di circa 900 dollari all’anno, gli stipendi dei lavori esternalizzati corrispondono a quelli della classe media. Quasi tutti gli operatori di call center, però, preferiscono dormire in miseri pensionati, mangiare poco come i monaci e mandare i loro guadagni a casa. I milioni di telefonate che fanno e ricevono costituiscono uno dei più grandi scambi interculturali della storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Telefono senza fili</strong><br />
Le ditte indiane di questo settore lavorano con aziende di tutto il mondo, ma nella maggior parte dei casi i call center sono rivolti agli statunitensi. Anche se i nuovi assunti devono parlare un ottimo inglese, molti di loro non hanno mai interagito con uno straniero. Per guadagnarsi le cuffie, devono seguire un corso di formazione che dura da un minimo di una settimana a un massimo di tre mesi. Si comincia dall’allenamento della voce, per “neutralizzare” la pronuncia e la dizione eliminando le vocali tipiche <em>dell’hinglish</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-1.jpg" rel="lightbox[14960]"><img class="alignnone size-full wp-image-14962" title="Indian call centre" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-1.jpg" alt="" width="450" height="276" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Parlare hindi in ufficio è uno strappo che può costare il licenziamento. Poi si passa alla “formazione culturale”. I partecipanti imparano modi di dire e capitali degli stati americani, studiano spezzoni del telefilm Seinfeld e foto di Walmart, mangiano in mense dove gli servono hamburger al <em>paneer</em> (un formaggio tipico indiano) e pizza con salame d’agnello. I docenti dicono di insegnare una materia chiamata “cultura internazionale”, cioè un ibrido distorto di segni linguistici indiani e occidentali pensato per essere riconosciuto da tutti senza essere familiare a nessuno. Il risultato è una traduzione comicamente approssimativa, una specie di telefono senza fili che fa girare miliardi di dollari. “La competenza più utile nell’India di oggi”, scriveva il Guardian nel 2003, “è la capacità di abbandonare la propria identità per scivolare in quella di qualcun altro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, con due ore di ritardo, arriva l’auto, mi ritrovo seduto accanto ad altri due nuovi assunti. I bocchettoni dell’aria condizionata emettono un soffio anemico, efficace quanto un cubetto di ghiaccio in una palude. Mentre siamo bloccati nel traffico, il mio collega Nishant mi chiede di dove sono. “Sei americano?”, dice. “Ora ti spiego cos’è l’America”.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo sembrargli diffidente, perché si affretta a precisare che, dopo anni passati a lavorare per cinquanta ore a settimana, ha probabilmente parlato con molti più americani di me. “Gli Stati Uniti non sono solo rose e fiori, come vi dicono”, mi rivela. “La verità è che il 90 per cento degli americani fa le cose più stupide e irrazionali. So quel che dico. Allo stesso tempo, però, sono generosi, e il restante dieci per cento è sveglio, molto sveglio. Per questo governate il mondo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Cresciuto nello stato rurale di Haryana, Nishant ha tratto la sua visione del mondo dai film di Sylvester Stallone che guardava dal vicino. Come tutti i maschi del suo villaggio, sognava di vivere in California. “Mi sembrava il paese delle meraviglie, dove nessun bambino ha mai fame e tutti guidano bolidi tipo la Ford Mustang rossa”. Nishant, che oggi ha 26 anni, si è trasferito a New Delhi a 18. Il suo primo lavoro consisteva nel rintracciare degli statunitensi morosi: “Durante il corso di formazione ci hanno detto: ‘È semplicissimo. I soldi li hanno, solo che non vogliono pagare’. Poi ci hanno detto: ‘Minacciate di abbassare il giudizio sulla loro solvibilità. Gli americani non possono vivere senza un buon <em>credit score</em>’”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo giorno Nishant si è messo le cuffie, ha composto il numero sullo schermo e si è ritrovato a parlare con una sessantenne del Tennessee. Aveva 400 dollari di spese mediche da saldare. “Le ho detto: ‘Paghi e non se ne parla più, no?’. Mi ha risposto: ‘Lei non capisce. Non posso pagare’”. Hanno parlato per tre quarti d’ora, la donna si è messa a piangere mentre raccontava a Nishant della guerra in Iraq e del suo impatto sulle famiglie statunitensi. “Alla fine piangevo anch’io”, ricorda Nishant. Quello stesso giorno ha chiamato un signore che viveva in una roulotte. “Gli ho chiesto: ‘Cos’è una roulotte?’. Mi ha risposto: ‘È una casetta di metallo. La temperatura supera i 32 gradi. Non abbiamo il bagno’”. Nishant mi ha detto di aver scoperto più cose sugli Stati Uniti in quel primo giorno di lavoro che nel corso di tutta la sua infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ho deciso di cercare lavoro in un call center sono andato a Gurgaon, un centro industriale e finanziario a 30 chilometri da New Delhi. Gurgaon è stata costruita trent’anni fa. Fino al 1979 c’erano solo terreni incolti, poi il principale gruppo immobiliare indiano, Dlf, ha cominciato a comprare appezzamenti. Oggi Gurgaon è una non città. Durante il mio soggiorno non ho visto nemmeno un marciapiede, un negozio di alimentari o un giardino pubblico. C’era solo qualche mucca che vagava per le strade bruciate dal sole tra i grattacieli pieni di uffici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho aperto un pezzo di carta bagnato di sudore su cui avevo scritto l’indirizzo dell’ufficio esternalizzazioni della Ibm. Visto l’alto tasso di dimissioni, le grosse ditte di servizi esternalizzati sono sempre pronte ad assumere. Chiunque può presentarsi e fissare un colloquio. Il mio non è andato come previsto.<br />
“Hai fatto quattro anni di studi universitari?”, ha chiesto la reclutatrice, tenendo la penna sospesa sopra il mio curriculum.<br />
“Sì”, ho risposto.<br />
“Il tuo ramo?”.<br />
“Scusi?”.<br />
La donna ha sospirato. “Cosa hai studiato?”.<br />
“Religione, anzi, scienze umanistiche”.<br />
Ha fatto una smorfia e ha scarabocchiato qualcosa.<br />
“Cosa fa tuo padre?”.<br />
“È medico”.<br />
“Tua madre è casalinga?”.<br />
“No, è medico anche lei”.<br />
“Anche lei medico! Perché non hai seguito le loro orme?”.<br />
“Perché… non mi andava”.<br />
“Non ti andava?”. Non riusciva più a nascondere la sua esasperazione.<br />
“Negli Stati Uniti le cose funzionano in modo diverso”, ho spiegato con un filo di voce.<br />
Si è alzata e mi ha teso la mano. “Ti faremo sapere se cerchiamo qualcuno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo a New Delhi ho notato un annuncio sulla vetrina di un negozio: “Offerte immediate di lavoro nel settore Bpo. Servizio gratuito e sicuro!”. Sono entrato. L’elettricità era saltata. Seduta a una scrivania illuminata da alcune candele, una giovane reclutatrice ha attaccato a parlare con un accento americano esagerato, come un personaggio dei Monty Python. “Se ti do un argomento”, ha chiesto, “sei in grado di parlarne per trenta secondi di fila? L’argomento è: la tua città”. Ho preso a sciorinare fatti su New York – “Per strada vendono hot dog. C’è una via che si chiama Madison avenue” – finché lei mi ha interrotto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Bene, Andrew. In realtà non ci interessano tanto i contenuti quanto il tono e la sicurezza della voce, che nel tuo caso sono lieta di definire eccellenti, motivo per cui ti segnalerò come un ottimo elemento. Complimenti”. Sapevo che stava recitando un copione, eppure non ho potuto fare a meno di provare una punta di orgoglio. “Il che vuol dire che sei appena stato selezionato per il nostro esclusivo corso di ricerca di un lavoro nel settore Bpo, che si terrà domenica. Il che vuol dire che ora devi pagare cinquecento rupie”. Ho sborsato la somma, undici dollari, l’equivalente di una settimana di paga media di un lavoratore indiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A scuola</strong><br />
Il “corso per migliorare le nostre competenze” consisteva in una tizia che leggeva un libretto fotocopiato mentre io e altre novantanove persone prendevamo appunti. “Cos’è un call center secondo voi?”, urlava. Poi, senza darci il tempo di aprire bocca, recitava la risposta corretta: “Un call center è un posto dove” – con un cenno ci esortava a scrivere – “prestiamo dei servizi ai nostri clienti e” – pausa, tutti annotavano – “il responsabile dell’assistenza clienti gestisce le richieste di informazioni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cinque ore siamo rimasti inchiodati ad ascoltarla recitare l’intero opuscolo, che spaziava da “gli elementi di modulazione della voce” a come vestirsi per un colloquio di lavoro a che tipo di clienti ci sarebbero potuti capitare. “Primo tipo: l’eccentrico!”, gridava la tizia. “Secondo, l’arrogante!”. “Terzo, il cafone!”. “Quarto, l’attaccabrighe!”. “Quinto, il circospetto!”. “Sesto, l’aggressivo”. “Settimo, il mite”. “Avete domande?”. “Scusi”, ha chiesto un ragazzo seduto in prima fila, “lei ha detto che la cravatta dovrebbe arrivare a metà busto, giusto?”. “Sì”. “Ma io non ho cravatte. In India non portiamo la cravatta”. “È vero”, ha risposto lei. “Ci sono altre domande?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle mie freschissime competenze comunicative, ho trovato un posto alla Delhi Call Centre. Il primo giorno l’auto aziendale ci porta a Okhla, una fangosa zona industriale sulle rive del fiume Yamuna, lasciandoci di fronte all’anonimo cancello metallico di un bunker in cemento bianco. Dopo aver superato delle scale e un architrave decorato da una svastica di buon auspicio, ci ritroviamo in una sala conferenze che odora di disinfettante. Mentre aspettiamo, mi guardo attorno: quasi lo stesso numero di donne e di uomini, quasi tutti tra i venti e i trent’anni e di estrazione borghese. Se fossi indiano, sarei perfettamente inserito. Ma con i miei capelli rossicci e la pelle chiara, sono un ufo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Che sta facendo?”, sussurra in hindi una ragazza alle mie spalle.<br />
“Sta scrivendo!”, risponde il suo amico.<br />
“Scrivendo cosa?”.<br />
“Non lo so, chiediglielo!”.<br />
Dopo un’ora di attesa entra la nostra <em>trainer</em>, Lekha, una ragazza alta, magra e con gli occhi sgranati da bambola. Ha un accento che nelle alte sfere del settore Bpo è definito “perfettamente neutrale”: le vocali sono morbide e lunghe, la “r” è un ragionevole compromesso tra alveolare e monovibrante alveolare. “La formazione dura tre settimane”, ci spiega. “Comprende lezioni di pronuncia e di cultura. Diamo per scontato che voi tutti abbiate già un accento più che decente”. In tono scherzosamente minaccioso, elenca le regole: è vietato bere, mangiare e usare il cellulare. Inoltre, aggiunge per punzecchiarci, ci prenderà una rupia per ogni parola non inglese che sentirà in classe. “Avete domande?”. “Quando ci pagherete?”, chiede un ragazzo con un berretto da baseball della Nike, occhiali da sole con le lenti gialle e una barbetta curatissima. Se fossimo a New York direi che è un <em>party promoter</em> di Long Island City.</p>
<p style="text-align: justify;">“Molto spiritoso”, risponde Lekha. “Sarete pagati, anche per le tre settimane di formazione, ma solo tra due mesi. Sapete come funziona qui: non vogliamo che la gente sparisca appena finisce il corso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la prima pausa sigaretta, Mr Long Island City mi rivela che invece il suo piano è proprio quello: si è già fatto una quindicina di corsi in varie ditte di New De­lhi. “Che senso ha rimanere per sgobbare? E poi”, aggiunge con un sorriso malizioso, “così incontri molte più ragazze”. Dopo la pausa facciamo un giro degli uffici ancora vuoti (gli operatori arriveranno più tardi). Gli ingombranti computer hanno un’aria tra il rétro e l’antidiluviano. Come ammette la stessa Lekha, Dcc non è “uno di quei posti tipo Dell o Ibm, con le postazioni di lavoro all’avanguardia e la mensa con McDonald’s”. A quel punto le torna in mente un’altra regola: “È vietato allontanarsi durante gli orari di lavoro. Potete uscire qui fuori a fumare, ma senza oltrepassare il cancello”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pausa successiva chiedo a Mr Long Island City se questa regola non gli sembra strana. “No, è per ragioni di sicurezza”, mi spiega. “Soprattutto per le ragazze. Non sai mai cosa può succedere”. Un altro compagno di corso ha una teoria diversa: “Là fuori c’è l’India, amico”, mi fa, indicando il cancello, oltre il quale vediamo una capra che urina. “Se usciamo e rientriamo, rischiamo di portare dentro l’India”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vent’anni fa, prima che l’India aprisse i suoi mercati al resto del mondo, le prospettiva di carriera qui erano poche. Gli uomini potevano diventare operai o magari funzionari, ma le donne, anche le più ambiziose, spesso cedevano alle pressioni sociali e rimanevano a casa. Oggi quasi la metà degli impiegati nei Bpo è composta da donne, e molte guadagnano più dei loro genitori. I sostenitori dell’economia di mercato, che tendono a confondere l’aumento degli stipendi con l’aumento della felicità, si sono affrettati a celebrare l’India per la sua “maturità” economica. Ma la verità è più complessa: secondo i sondaggi, poter contare su un crescente benessere non sempre rende felici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli operatori dei call center ottengono l’indipendenza economica a rischio di perdere la loro identità. Nei Bpo lo stipendio è proporzionale alla capacità di occidentalizzare il proprio nome, l’accento e, almeno in parte, il proprio atteggiamento. Scimmiottare la cultura occidentale era già una moda. Nei Bpo è diventata una politica aziendale. Gli operatori sanno che il loro lavoro esiste solo grazie allo scarso valore che il mercato globale attribuisce alla manodopera indiana. Più abbracciano la logica del capitalismo globale e più devono fare i conti con la consapevolezza di valere meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni giorno, alla fine delle lezioni, l’auto aziendale mi riporta davanti allo showroom della Toyota. Da lì prendo una stradina sterrata, poi giro in un vicolo così stretto che una mucca e un essere umano ci stanno a malapena (parlo per esperienza). Come gran parte degli operatori di Bpo che non sono di New Delhi, ho affittato una stanza in una pensione. Per l’equivalente di ottanta dollari al mese ho una cella di sei metri quadri con un letto matrimoniale di compensato, un ventilatore al soffitto e due finestre coperte da fogli di giornale, oltre a due pasti caldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pensione ho conosciuto Satish, un ragazzo esile e occhialuto che si occupa di computer e sembra sempre raffreddato. Un giorno mi ha tirato per una manica e mi ha sussurrato che quella sera sarebbe venuta Shail, la sua ragazza. Shail vive in una pensione per ragazze in fondo alla strada, ma i due non si vedono quasi mai perché lei fa il turno di notte in un call center. Shail ha 23 anni e viene da una cittadina dell’Uttar Pradesh. Al college si è diplomata con il voto più alto, ma ha sempre saputo che sarebbe finita a lavorare in un call center. Risponde al telefono per conto dell’azienda statunitense Target e dice ai clienti quanto credito gli rimane sui loro buoni regalo. Il lavoro è noioso, ma almeno sta “imparando a sentirsi indipendente” e mette da parte i soldi per la sua dote.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-2.jpg" rel="lightbox[14960]"><img class="alignnone size-full wp-image-14963" title="Indian call centre" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-2.jpg" alt="" width="450" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Shail è una ragazza sveglia e simpatica, una bellezza acqua e sapone. Le ho chiesto dove ha conosciuto Satish. “Su internet”, mi ha risposto con una risatina. “Sulla chat di Yahoo. Mi ha fatto la proposta senza avermi mai vista. Ero così imbarazzata”. Satish aveva scelto a caso il suo nickname e le aveva “fatto la proposta” di uscire. In seguito mi ha raccontato che l’aveva già fatto con decine di ragazze. “Abbiamo cominciato a parlare e mi sono resa conto che mi amava davvero. Dopo qualche mese, ho accettato la sua proposta”.</p>
<p style="text-align: justify;">Satish e Shail vorrebbero lavorare per qualche anno a New Delhi prima di sposarsi e trasferirsi in Tamil Nadu, lo stato di origine di Satish. Quando smetto di farle domande, Shail ne fa una a me. “Ho notato che alcuni americani non apprezzano gli indiani. Diventano sgarbati appena scoprono che sono indiana. Come mai?”. Balbetto qualcosa sul protezionismo, ma la verità è che non so cosa dire.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina seguente, di sabato, esco sul tardi a fare colazione. Al mio ritorno trovo un uomo seduto sul mio letto, vestito di tutto punto e addormentato. Scopro così che la mia cella è diventata una “camera doppia” e che Amit è il mio nuovo compagno di stanza. Sta recuperando dopo un triplo turno di 36 ore in un’azienda che fornisce assistenza informatica. Per un mese io e Amit dormiamo nello stesso letto. È abbastanza largo da permetterci di non toccarci, ma ognuno sente l’altro respirare. Le notti in cui salta l’elettricità e il ventilatore si ferma, rimaniamo svegli a sudare, imprecare e invocare un po’ di sollievo.</p>
<p style="text-align: justify;">Faccio amicizia anche con Arjuna, un ragazzo in carne con una fossetta sul mento. Affitta un bilocale nel quartiere. Tra i suoi hobby ci sono suonare la batteria e i viaggi in moto da solo sull’Himalaya. Anche nell’opprimente afa estiva non esita a indossare la sua tuta da motociclista: bomber nero, stivali neri e bandana intorno al collo. Arjuna mi racconta che ha passato i primi sei mesi del 2003 a raccogliere fondi per il Partito repubblicano degli Stati Uniti. Lavorava per l’azienda di outsourcing Hcl e doveva chiamare gli iscritti al partito invitandoli a fare una donazione. Arjuna dice che si divertiva, però era contrario a Bush, soprattutto alla guerra in Iraq. Gli chiedo se si sente responsabile della sua rielezione. “Per fortuna all’epoca non ero molto bravo”, ammette.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre ripercorre gli otto anni di lavoro passati nel settore, i suoi occhi si accendono. Arjuna contava di lavorare nei call center solo per qualche mese. Oggi, a 34 anni, si sente in trappola. Lavora ancora per la Hcl, dove si occupa di assistenza ai clienti per conto della British Telecom. “Sono anni che ‘perfeziono le mie competenze’”, osserva con amarezza. “Quali competenze? L’accento e la dizione? E questo dovrebbe assicurarmi una carriera?”. Arjuna è nato a Calcutta e non è mai andato d’accordo con i genitori. “Negli Stati Uniti ve ne andate di casa dopo il liceo o il college”, dice. “Qui non funziona così”.</p>
<p style="text-align: justify;">In famiglia si aspettavano che restasse a casa, lavorasse nella banca dove lavorava il padre e sposasse la sua fidanzatina del liceo. Invece ha sconvolto tutti trasferendosi a New Delhi. I Bpo facevano al caso suo. I corsi di formazione culturale gli hanno fatto scoprire società dove i ragazzi vivono come vogliono. Con il suo accento americano impressionava i colleghi. E quando ha ricevuto il primo stipendio, ne ha assaggiato il potere liberatorio. Ben presto, però, i suoi interessi personali hanno cominciato a sembrargli meno interessanti. Non era più in contatto con la famiglia e la sua fidanzatina del liceo era rimasta a Calcutta e aveva incontrato qualcun altro, mentre lui a New Delhi non aveva trovato nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo giorno di “formazione culturale” Lekha disseziona la psiche australiana in venti minuti. “Vi elencherò alcuni fatti”, attacca. “L’Australia è nota per essere il pae­se più stupido. Fino a poco tempo fa non esistevano i college. Quindi dovete parlare lentamente”. Un ragazzo con il turbante accanto a me annota “parlare lentamente” nel suo quaderno. “Anche dal punto di vista tecnologico sono un po’ arretrati. L’australiano medio, per dire, ha il Nokia 3110 classic”. L’informazione scatena una risatina generale. “Gli australiani bevono sempre”, continua Lekha. “Se chiamate il venerdì sera, saranno sistematicamente ubriachi. Ah, e non provate a fare conversazione sugli animali, mi raccomando. Sull’argomento sono piuttosto suscettibili”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Che tipo di persone sono gli australiani?”, chiede qualcuno. “Be’, come prima cosa”, risponde Lekha, “è inutile negarlo: sono razzisti. Non amano gli indiani. Il termine preferito per indicarci è <em>brown bastards</em>. Se sentite espressioni del genere, riattaccate”.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui finisce la nostra lezione di sociologia sull’Australia. Passiamo alla geografia. Lekha disegna un cerchio sulla lavagna e lo divide in spicchi. “Naturalmente sapete tutti che l’Australia è divisa in sei stati”. A quanto pare sono l’unico che ignorava la cosa. Dopo dieci minuti passiamo al capitolo “pseudonimi inglesi”. Lekha ci spiega che al lavoro avremo dei nomi non indiani, “tranne Andrew, che può tenere Andrew”. Alcuni scelgono un nome che somiglia al loro (Adarsh diventa Adam), altri prendono il nome di un personaggio famoso. Lekha ci consiglia di non usare l’espressione “call center” durante le chiamate. Inoltre non dovremo dire dove ci troviamo o che ora è da noi, a meno che non ci venga chiesto esplicitamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando manca poco alla fine della lezione, Lekha porta la conversazione sul sottoscritto. È vero che alloggio in una pensione per indiani? “È vero”, rispondo. “Non volevi vivere con gli altri stranieri?”, mi chiede. “No”, rispondo. “In genere ordinano pizza a domicilio e si lamentano del caldo. Volevo vivere un’esperienza più completa”. “Quindi hai qualcosa contro i tuoi connazionali?”, mi chiede. Per lei, come per i miei colleghi, è assolutamente normale che i bianchi vogliano autosegregarsi e mangiare cibo insipido.</p>
<p style="text-align: justify;">A pranzo e durante le pause chiacchiero con vari colleghi. Vidya ha 19 anni ma sembra più giovane. È una bravissima studentessa di chimica, ma ha dovuto sospendere l’università per aiutare la famiglia. Indossa jeans a vita bassa e magliette con scritte scintillanti del tipo “No Angel”, e passa gran parte delle pause a flirtare con Mr Long Island City. Le altre ragazze – soprattutto le poche sposate, sulla trentina e che portano il più tradizionale <em>salwar kameez</em> – passano le pause a sparlare dell’attrice Vidya Balan.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono l’unico del mio corso che non ha mai lavorato in un Bpo. Gli altri hanno tutti aneddoti legati alle loro precedenti esperienze, che chiamano “processi”. Nidhi preferisce i “processi in entrata” (cioè rispondere alle chiamate) ai “processi in uscita” (fare le chiamate), perché non le piace disturbare la gente. Quasi tutti hanno lavorato nel campo delle “vendite estreme”. Rohan e Sube dicono di preferire i “finti processi” (le truffe). “È semplicissimo”, mi spiega Rohan. “Chiami un cliente americano e gli dici: ‘Il governo regala soldi!’”. “Basta dire ‘regala soldi’ e lasciar reagire le persone”, conferma Sube.</p>
<p style="text-align: justify;">Rohan prosegue: “A quel punto dici: ‘Deve solo darmi qualche informazione, poi non si preoccupi, riempiamo noi la domanda, lei non deve fare nulla. Deve solo pagare il servizio’”. “In realtà non c’è nessuna domanda, nessun servizio”, dice Sube, con gli occhi che brillano. “Ti danno tutte le informazioni al telefono, ma tu non scrivi nulla, annoti solo il numero della carta di credito. Poi ti prendi la tua provvigione e la settimana seguente l’azienda stacca il telefono”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti sono felici di farmi un resoconto delle diverse nazionalità che hanno incontrato. “Gli inglesi s’innervosiscono”, afferma Nidhi. “Gli americani invece urlano”, osserva Sube. Tutti mi assicurano che la maggior parte dei clienti si comporta bene, però hanno aneddoti sulle telefonate migliori e peggiori. “Ricordo un tizio che mi ha chiamato e se n’è uscito dal nulla con una cosa come: ‘Pachistano di merda!’”, mi racconta Arnab durante una pausa. “Non ce la prendiamo per queste cose, fanno parte del lavoro. Così gli ho risposto, con molta calma: ‘Se fossi un pachistano, signore, sarei un pachistano che l’aiuta a riparare il suo computer’. Alla fine si è scusato e mi ha dato il massimo dei punti nella valutazione della telefonata”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i suoi capelli impomatati, i denti bianco perla e quel suo modo affabile di darmi grandi pacche sulla schiena, Arnab potrebbe essere un deputato statunitense. Solo dopo diverse chiacchierate scopro che, durante il suo dottorato alla prestigiosa Jawaharlal Nehru university, era anche un militante marxista. Lavora nei Bpo perché la sua famiglia ha bisogno di soldi, ma il suo sogno è organizzare i lavoratori: “Sto riflettendo su come far crollare il sistema dall’interno. Nel frattempo incasso con piacere la loro paga”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per problemi legati al visto non ho portato a termine la formazione, ma sono rimasto in contatto con alcuni colleghi. Molti di loro hanno mollato poco dopo di me per lavori pagati meglio. Un anno dopo Arnab ha abbandonato i suoi sogni marxisti e ora lavora alla Dartnell Publications, un’azienda statunitense che ha un ufficio a New De­lhi. Scrive newsletter sulle strategie di management. Ormai costella le sue email di espressioni come<em> take it easy</em> e <em>no worries</em> e si firma Joe. Mi dice che la formazione culturale ora gli sembra un pessimo tentativo di lavaggio del cervello. “Ci chiedono di odiare tutto ciò che è indiano e di amare tutto ciò che è occidentale, ma non li prendiamo mai sul serio”, spiega. Gli è stato chiesto di mangiare cibo americano e di ascoltare musica americana. “Ma tutto questo non ci ha resi meno indiani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Arjuna è più combattuto. Si occupa ancora di assistenza ai clienti, è ancora sull’orlo della depressione ed è ancora single. Non ha mai imparato a frequentare una ragazza senza impegno, come fanno gli americani. Ma non si è mai neanche rassegnato a usare i siti di annunci matrimoniali, popolarissimi in India. “I matrimoni combinati sono una buffonata”, dice. Arjuna è troppo occidentalizzato per essere felice in India. Parla con l’accento americano, ascolta rock americano e il suo malessere è tipicamente americano. Ammette che la sua vita sarebbe stata più semplice se non si fosse allontanato da casa. “Ho passato l’adolescenza a cercare il mio vero io”, dice. “A volte ho l’impressione di averlo distrutto. Mi sento sospeso a metà”.</p>
<p style="text-align: justify;">Traduzione di <strong>Fabrizio Salulini<br />
</strong>da<strong> Internazionale</strong>, numero 932, 20 gennaio 2012<br />
articolo originale di <strong>Andrew Marantz, Mother Jones</strong></p>
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		<title>Fate il vostro lavoro a casa prima di prenotare un &#8220;tour culturale&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 23:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte vacanze di gruppo organizzate da tour operator visitano le popolazioni indigene più  per voyeurismo e ne vengono solo profitti per i tour operator Una volta i turisti andavano in India per visitare i luoghi del &#8220;triangolo d&#8217;oro&#8221; -, templi fortezze e palazzi di Delhi, Jaipur e il Taj Mahal. Un viaggiatore di oggi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #808000;"><em>Molte vacanze di gruppo organizzate da tour operator visitano le popolazioni indigene più  per voyeurismo e ne vengono solo profitti per i tour operator</em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una volta i turisti andavano in India per visitare i luoghi del &#8220;<em>triangolo d&#8217;oro</em>&#8221; -, templi fortezze e palazzi di Delhi, Jaipur e il Taj Mahal. Un viaggiatore di oggi è altrettanto probabile che comprenda un tour nelle baraccopoli di Calcutta o una gita in una remota zona tribale. &#8220;<strong><em>Autenticità</em></strong>&#8221; è la nuova missione, e andare verso destinazioni sempre più remote.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Members-of-the-Bonda-peop-007.jpg" rel="lightbox[14947]"><img class="alignnone size-full wp-image-14948" title="Members of the Bonda people, in Orissa, India, who are increasingly visited by 'cultural tours'. Photograph: Boaz Rottem/Alamy" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Members-of-the-Bonda-peop-007.jpg" alt="" width="450" height="270" /><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma nella nostra ricerca per l&#8217;esotico e l&#8217;autentico, rischiamo di distruggere la cosa che cerchiam0</strong>.<br />
<span id="more-14947"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I normali ritmi e le dinamiche della vita del villaggio cessano con i bus carichi di turisti che cominciano ad arrivare a ritmo regolare. Non importa quanto buone siano le intenzioni del viaggiatore &#8220;<em>etico</em>&#8221; o del tour operator con le soste per le &#8220;<em>visite culturali</em>&#8221; con l&#8217;intenzione di interagire in un&#8217;uguaglianza impossibile. I visitatori si sentono a disagio, voyeuristico o impotenti di fronte alla povertà, e le popolazioni indigene imparano a vedere il visitatore come un bancomat che cammina. Nessuno è più ricco da questa esperienza, ad eccezione del tour operator.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono molte lodevoli, progetti di turismo responsabile là fuori, ma è difficile per il viaggiatore decifrare il gergo del marketing e stabilire la natura della transazione con le popolazione locali. Sovente le agenzie di viaggio si vantano che le comunità ospitanti ricevono una &#8220;<em>percentuale sui profitti</em>&#8220;. Ma questa &#8220;<em>quota</em>&#8221; è spesso meno del 2%. E chi nella comunità ottiene questo denaro? Come viene distribuita? Che dire di individui che vogliono uscire? Cosa fanno quando le loro case e lo stile di vita sono diventati un&#8217;altra tappa nel percorso turistico? L&#8217;industria ha fatto passi e tentativi nella direzione giusta, stabilendo codici di condotta e commercio con equi schemi, ma questi sono volontari tutt&#8217;altro che universali. I governi hanno il dovere di proteggere le comunità più vulnerabili come i Bonda (tribù locale dello stato dell&#8217;Orissa) dallo sfruttamento, ma la volontà di fare questo arriverà solo quando i viaggiatori cominceranno a muoversi con i loro piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">In assenza di regolamenti compatibili, spetta ai viaggiatori fare i compiti. Se si vuole uscire dai sentieri battuti per avere un&#8217;esperienza autentica, lasciate perdere il pullman e organizzate il pernottamento in una casa di soggiorno o in una pensione a gestione locale e non solamente per avere l&#8217;opportunità delle foto. In alternativa, cercate iniziative affidabili su piccola scala, che portano piccoli gruppi in zone rurali, organizzate soggiorni in pensioni gestiti dal villaggio e i profitti che ritorneranno resteranno lì e alimenteranno le comunità locali. Costerà più di un viaggio in pullman, ma alla fine si tratta di una esperienza più arricchente sia per gli ospiti che per i visitatori.</p>
<p>liberamente tratto da un articolo di <strong>Joanne O&#8217;Connor</strong>,<br />
dal<strong> Guardian</strong>, 21 gennaio 2012</p>
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		<title>Le quote rosa in India</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 23:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Una recente ricerca ha evidenziato i miglioramenti scolastici e comportamentali delle donne indiane Un recente studio, guidato da Lori Beaman, ricercatrice del Dipartimento di Economia presso la Northwestern University nell&#8217;Illinois, ha messo in rilievo i risultati delle quote rosa in India. La zona presa in esame è quella del distretto rurale del Bengala Occidentale, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><em><strong>Una recente ricerca ha evidenziato i miglioramenti scolastici e comportamentali delle donne indiane</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un recente studio, guidato da Lori Beaman, ricercatrice del Dipartimento di Economia presso la Northwestern University nell&#8217;Illinois, ha messo in rilievo i <strong>risultati delle quote rosa in India.<a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Le-quote-rosa-in-India1.jpg" rel="lightbox[14934]"><img class="alignright size-medium wp-image-14938" title="Le quote rosa in India" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Le-quote-rosa-in-India1-233x300.jpg" alt="" width="210" height="270" /></a> </strong>La zona presa in esame è quella del distretto rurale del Bengala Occidentale, in cui dal 1993 una legge ha riservato posizioni di leadership alle donne, nei consigli di un terzo dei villaggi della regione. Il risultato riscontrato è stato un forte aumento delle ambizioni delle adolescenti per quanto riguarda istruzione e carriera, che sono andate di pari passo con la crescita delle aspettative delle famiglie per il futuro delle giovani figlie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Le quote rosa sono presenti in tutto il mondo e toccano circa 100 nazioni, ma &#8211; ovviamente &#8211; cambiano a seconda delle diverse culture e società.<br />
<span id="more-14934"></span>La Norvegia, ad esempio, è stato il primo Paese dal 2006 a prevedere una quota minima del 40% di donne nei consigli di amministrazione delle aziende. L&#8217;obiettivo comune delle quote di genere è quello di avere un impatto immediato sul gender gap (divario di genere) ed effetti a lungo termine sul mercato del lavoro.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma tornando all&#8217;India: dopo 18 anni dalla promulgazione della legge di cui sopra, sono stati intervistati 8.400 adolescenti tra gli 11 e i 15 anni, sia maschi che femmine, e i loro genitori in 495 villaggi diversi del distretto di Birbhum (che dista 200 km da Calcutta). Gli esiti sono stati sorprendenti. Nei villaggi in cui per due mandati consecutivi è stata votata come leader una donna, il gender gap è stato inferiore del 25% rispetto a quello dei villaggi che non riservano posti di potere alle donne e il divario tra le aspirazioni dei ragazzi e quelle delle ragazze è risultato inferiore del 32%.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono traguardi davvero buoni che influenzano anche l&#8217;agire quotidiano di entrambi i sessi. Purtroppo, però, non è stato riscontrato lo stesso miglioramento per quanto riguarda la carriera delle giovani donne. Forse per questo bisognerà ancora aspettare qualche anno. L&#8217;importante è che le ragazze, ora più motivate a studiare, abbiano ridotto il tempo che trascorrono nei campi e quello che passano a svolgere i lavori domestici, perché iniziano a credere di più in se stesse e a investire maggiormente nelle loro capacità. Supportate finalmente dalle loro famiglie.</p>
<p>di <strong>Katia Brega</strong>,<br />
da <strong>La Repubblica D</strong>, 23 gennaio 2012</p>
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		<title>Passione India &#8211; Massimo Allegro</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 23:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre & Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[a Milano presso La Casa delle Culture Del Mondo dal 26 gennaio al 12 febbraio 2012 L’esposizione raccoglie sessanta fotografie dai reportage realizzati negli ultimi dieci anni nel sub-continente indiano e che raccontano le molte sfaccettature della cultura e della società indiana: la preghiera e i gesti millenari nei templi Moghul del Rajasthan o nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">a <strong>Milano</strong> presso <strong>La Casa delle Culture Del Mondo</strong><br />
dal <strong>26 gennaio al 12 febbraio 2012</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’esposizione raccoglie sessanta fotografie dai reportage realizzati negli ultimi dieci anni nel sub-continente indiano e che raccontano le molte sfaccettature della cultura e della società indiana<strong>: la preghiera e i gesti millenari nei templi Moghul del Rajasthan o nei monasteri buddisti del Ladakh; il lavoro e la fatica dei portatori di Chandi Chawk, il mercato delle spezie cuore di Old Delhi; il senso della vita e della morte sui gath di Varanasi, le scalinate sulle rive del Gange</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Passione-India-1.jpg" rel="lightbox[14922]"><img class="alignnone size-full wp-image-14924" title="Passione India - Massimo Allegro" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Passione-India-1.jpg" alt="" width="450" height="240" /><span id="more-14922"></span></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’esposizione è stata inserita nel circuito Cirmof, il Circuito nazionale di Mostre della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche/FIAF.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Passione-India.jpg" rel="lightbox[14922]"><img class="aligncenter size-full wp-image-14926" title="Passione India - Massimo Allegro" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Passione-India.jpg" alt="" width="401" height="570" /></a></p>
<p><strong>LA CASA DELLE CULTURE DEL MONDO</strong><br />
Via Giulio Natta 11 (20151)<br />
Lampugnano<br />
+39 0233496854 , +39 0233496830<br />
culturedelmondo@provincia.milano.it<br />
biglietti: ingresso libero<br />
vernissage: 26 gennaio 2012. ore 18.30<br />
autori: Massimo Allegro<br />
genere: fotografia, personale</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Imprese sostenibili ed economia solidale, donne al lavoro nel sud del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 06:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre & Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[al Castello D&#8217;Albertis Museo delle Culture del Mondo di Genova, dal 19 gennaio al 30 marzo 2012 Un mondo imprenditoriale fatto di integrazione, solidarietà e, soprattutto, di donne, promotrici di uno sviluppo sostenibile, sociale ed economico. A raccontare queste realtà attraverso fotografie, filmati, video interviste e oggetti tradizionali, è la mostra &#8220;Donne del sud del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>al <strong>Castello D&#8217;Albertis Museo delle Culture del Mondo </strong>di <strong>Genova</strong>,<br />
dal <strong>19 gennaio al 30 marzo 2012 </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un mondo imprenditoriale fatto di integrazione, solidarietà e, soprattutto, di donne, promotrici di uno sviluppo sostenibile, sociale ed economico. A raccontare queste realtà attraverso fotografie, filmati, video interviste e oggetti tradizionali, è la mostra &#8220;<span style="color: #808000;"><strong>Donne del sud del mondo, cuore di imprese, integrazione ed economia solidale</strong></span>&#8220;, da domani al 30 marzo al Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo di Genova.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/small_12991Group-nakshi-kantha.jpg" rel="lightbox[14909]"><img class="alignnone size-full wp-image-14910" title="Donne del sud del mondo" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/small_12991Group-nakshi-kantha.jpg" alt="" width="450" height="260" /></a><span id="more-14909"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A cura de <strong>La Bottega Solidale</strong>, la mostra racconta le oltre 10.000 donne del commercio equosolidale in tre continenti (Africa, Asia e Sudamerica), con un focus sull’Italia, attività didattiche, laboratori, corsi di cucina e una rassegna cinematografica. Il commercio equo e solidale si fonda sulla relazione paritaria fra i soggetti coinvolti, dai produttori ai consumatori. <a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/untitled.bmp" rel="lightbox[14909]"><img class="alignright size-full wp-image-14917" title="Donne del sud del mondo" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/untitled.bmp" alt="" /></a>All&#8217;interno di questa dinamica è sempre più importante il contributo femminile: secondo la Fair Trade Federation, infatti, le donne rappresentano il 70-80% dei lavoratori artigianali ed il commercio equo e solidale le sostiene nel percorso di emancipazione, valorizzandone il potenziale imprenditoriale e l’esperienza nelle tecniche tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud.jpg" rel="lightbox[14909]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14911" title="Donne del sud" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-2.jpg" rel="lightbox[14909]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14912" title="Donne del sud" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-3.jpg" rel="lightbox[14909]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14913" title="Donne del sud" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-4.jpg" rel="lightbox[14909]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14914" title="Donne del sud" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-5.jpg" rel="lightbox[14909]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14915" title="Donne del sud" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-6.jpg" rel="lightbox[14909]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14916" title="Donne del sud" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-del-sud-6-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La mostra vuole raccontare alcune di queste storie di donne che hanno rovesciato le regole del mercato in Africa, Asia e Sudamerica, ma anche di quelle che, emigrate in Italia dall&#8217;Eritrea come dall&#8217;Egitto, hanno saputo trasformarsi in un esempio di integrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alla mostra genovese, i visitatori potranno avere la possibilità di conoscere la storia delle donne della cooperativa Taliouine, che producono lo zafferano in un&#8217;area povera e isolata del Marocco; di quelle dell&#8217;organizzazione Meru Herbs che in Kenya producono camomilla, carcadè e confetture di frutta esotica; delle 5.000 artigiane della regione del West Bengala, in India, che grazie al progetto Sasha realizzano sete, sari, ricami e spezie.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci sono le lavoratrici palestinesi dell&#8217;Association of Women&#8217;s Action for Training and Rehabilitation e il loro commercio di timo, miele, tessuti ricamati a mano e sapone a base di olio di oliva, le ceramiste chulucana e le artigiane Maya, soprattutto vedove e ragazze madri, vittime delle violenze perpetrate in 35 anni di guerra civile. Da vedere, i documentari che accompagnano la mostra.</p>
<p>fonte <strong>Adnkronos</strong>, 18 gennaio 2012</p>
<p><span style="color: #808000;"><strong>CASTELLO D´ALBERTIS. Museo delle Culture del Mondo. Museo delle Musiche dei Popoli</strong></span><br />
dal 19 gennaio al 30 marzo 2012<br />
dal martedì al venerdì 10-17 (ultimo ingresso ore 16), chiuso il lunedì<br />
tel.: 010 265828</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Makar Sankranti Kite Festival &#8211; Festival degli aquiloni in India</title>
		<link>http://www.shambhoo.com/2012/01/makar-sankranti-kite-festival-festival-degli-aquiloni-in-india/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 07:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Coloratissimi aquiloni per il festival che si tiene dal 14 al 25 gennaio a Ahmedabad in Gujarat, il Makar Sankranti Kite Festival. La festa celebra il solstizio d&#8217;inverno, che una volta si teneva alla fine di dicembre. A causa delle discrepanze tra il calendario solare e quello lunare, la data è slittata nei secoli, fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Coloratissimi aquiloni per il festival che si tiene dal 14 al 25 gennaio a <strong>Ahmedabad</strong> in <strong>Gujarat</strong>, il <strong>Makar Sankranti Kite Festival</strong>. La festa celebra il solstizio d&#8217;inverno, che una volta si teneva alla fine di dicembre. A causa delle discrepanze tra il calendario solare e quello lunare, la data è slittata nei secoli, fino ad arrivare al 14 gennaio. Il volo degli acquiloni è l&#8217;attività principale durante questo festivial che celebra l&#8217;inziio della stagione del raccolto.</p>
<p>Cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/12.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14891" title="Indian Shakunthala Bhai prepares kites at her workshop in Hyderabad, on January 3, 2012, for the forthcoming Makar Sankranti kite festival which occurs on January 14, 2012. Kite flying is the major activity on the day of Makar Sankranti festival celebrating the beginning of the harvest season. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/12-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/22.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14892" title="Preparing ahead for the 22nd Kite festivainat New Delhi, India EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/22-300x206.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/32.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14893" title="Indian boys play carrom board game at the kites' outlet in Hyderabad, on January 3, 2012, for the forthcoming Makar Sankranti kite festival which occurs on January 14. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/32-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/42.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14894" title="Indian Mahesh Singh displays kites printed with the image of social activist Anna Hazare at his workshop in Hyderabad. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/42-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p><span id="more-14890"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I confini tra reale e immaginario si confondono. Aquile nel cielo. In India gli aquiloni sono una vera e propria forma d’arte. Infatti vengono utilizzati nelle manifestazioni religiose come tramite tra la terra e il cielo, tra il luogo dei fatti e quello evanescente dei desideri. Durante questa celebrazione all&#8217;attività del volo degli acquiloni è affiancata quella delle yoga, con bamibini di ogni età coinvolti con dimostrazioni di yoga e di danza.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/53.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14895" title="Eagles fly around an eagle-shaped kite at international kite festival in western Indian city of Ahmedabad REUTERS/Amit Dave " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/53-300x185.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/62.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14896" title="Indian schoolchildren perform yoga during a rehearsal for the inaugural ceremony of the International Kite Festival in Ahmadabad. AP Photo/Ajit Solanki" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/62-300x165.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/71.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14897" title="In this Monday, Jan. 9, 2012 photo, Indian schoolchildren perform yoga during a rehearsal for the inaugural ceremony of the International Kite Festival in Ahmadabad, India. AP Photo" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/71-300x179.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/81.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14898" title="Indian workers prepare balls of coloured kite thread by a roadside in Amritsar. AFP PHOTO/ NARINDER NANU" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/81-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/91.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14899" title="Indian workers prepare balls of coloured kite thread by a roadside in Amritsar for the Lohri Festival, is marked in northern India with celebrations involving the flying and battling of kites. AFP PHOTO/ NARINDER NANU" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/91-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/101.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14900" title="An Indian kite-maker rotates a special kite-reel to wind manjha-special kite flying thread prepared by coating a cotton thread with special mix of glue and ground glass at his roadside shop in Mumbai. AFP PHOTO/Indranil MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/101-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/112.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14901" title="Indian girl Lakshmi displays the kites of the images of Indian cricket players at an outlet in Hyderabad. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/112-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/121.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14902" title="Indian Satyanarayana Singh prepares kites at her workshop in Hyderabad. AFP PHOTO / Noah SEELAMIndian Satyanarayana Singh prepares kites at her workshop in Hyderabad, on January 3, 2012, for the forthcoming Makar Sankranti kite festival which occurs on January 14, 2012. Kite flying is the major activity on the day of Makar Sankranti festival celebrating the beginning of the harvest season. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/121-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/13.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14903" title="An Indian eagle flies next to a kite resembling a stork at the India Gate.  EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/13-300x214.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/14.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14904" title="A Kite with a picture of Mahatma Gandhi is pictured.  EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/14-300x191.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/15.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14905" title="A Kite with a picture of Mahatma Gandhi is pictured in New Delhi.  EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/15-300x213.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/16.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14906" title="Indian men tie a giant kite to the facade of a building housing a kite shop to welcome the New Year in Ahmadabad, India. (AP Photo/Ajit Solanki)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/16-300x192.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p>fonte <strong>Corriere della Sera</strong>, 11 gennaio 2012</p>
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		<title>India:giudice condanna coppie conviventi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 06:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[In sentenza per omicidio, malgrado sì Corte Suprema a convivenze New Delhi &#8211; Nonostante una sentenza favorevole della Corte Suprema, la convivenza tra coppie non sposate è ancora tabù in India, al punto da essere caondannata come &#8220;immorale&#8221; da un giudice oggi a New Delhi in una sentenza per un omicidio.   Nella rigida società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><em><strong>In sentenza per omicidio, malgrado sì Corte Suprema a convivenze</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">New Delhi &#8211; Nonostante una sentenza favorevole della Corte Suprema, <strong>la convivenza tra coppie non sposate è ancora tabù in India</strong>, al punto da essere caondannata come &#8220;<em>immorale</em>&#8221; da un giudice oggi a New Delhi in una sentenza per un omicidio.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Wedding-Mehndi-Designs411.jpg" rel="lightbox[14885]"><img class="alignnone size-full wp-image-14887" title="Indian Wedding Mehndi" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Wedding-Mehndi-Designs411.jpg" alt="" width="450" height="291" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nella rigida società patriarcale indiana, dove quasi tutte le unioni sono ancora combinata dai genitori, la convivenza è rara, ma in aumento fra coppie benestanti nelle metropoli. &#8220;<em>Un vergognoso prodotto della cultura occidentale</em>&#8220;, ha detto il giudice.</p>
<p>fonte <strong>ANSA</strong>, 18 gennaio 2012</p>
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		<title>A Palamedu si prende il toro per le corna</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 06:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Si svolge ogni anno in India, nel villaggio di Palamedu, vicino alla citta di Madurai, il Festival dei domatori di tori. Gli animali vengono liberati e lanciati lungo un percorso. I toreri devono riuscire a prendere il toro per le corna e correre aggrappati per almeno 30 metri. Alla manifestazione partecipano miglia di persone e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolge ogni anno in India, nel villaggio di <strong>Palamedu</strong>, vicino alla citta di <strong>Madurai</strong>, il <strong><em><span style="color: #808000;">Festival dei domatori di tori</span></em></strong><em><span style="color: #808000;">.</span> </em>Gli animali vengono liberati e lanciati lungo un percorso.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-circondato-dai-partecipant-alla-manifestazione.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-full wp-image-14872" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-circondato-dai-partecipant-alla-manifestazione.jpg" alt="" width="450" height="303" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I toreri devono riuscire a prendere il toro per le corna e correre aggrappati per almeno 30 metri. Alla manifestazione partecipano miglia di persone e vengono impiegati oltre 600 tori.<br />
<span id="more-14871"></span></p>
<p>cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-riesce-a-catturare-un-toro-acchiappandolo-per-le-corna.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14873" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-riesce-a-catturare-un-toro-acchiappandolo-per-le-corna-300x198.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14874" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna-300x190.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna-2.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14875" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna-2-300x207.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-afferra-uno-dei-tori-durante-la-corsa.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14876" title="A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-afferra-uno-dei-tori-durante-la-corsa-300x189.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-si-aggrappa-al-toro-cercando-di-raggiungere-le-corna.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14877" title="A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-si-aggrappa-al-toro-cercando-di-raggiungere-le-corna-300x205.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-si-scaglia-contro-uno-dei-partecipanti.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14878" title="A bull runs through a crowd and attacks a bull fighter duirng the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-si-scaglia-contro-uno-dei-partecipanti-300x194.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Uno-dei-partecipanti-rischia-di-essere-travolto-dal-toro.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14879" title="A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Uno-dei-partecipanti-rischia-di-essere-travolto-dal-toro-300x192.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-partecipanti-si-lanciano-alla-cattura-dei-tori.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14880" title=" A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-partecipanti-si-lanciano-alla-cattura-dei-tori-300x174.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a></p>
<p>fonte <strong>ANSA</strong>, 16 gennaio 2012</p>
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		<title>Oltre lo schermo: l&#8217;Asia prende forma</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 06:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre & Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[a Bologna &#8211; Nelumbo &#8211; Asian Fine Arts (via Arienti 10) dal 19 gennaio al 25 febbraio 2012 Nam June Paik &#8211; Uno dei maggiori artisti coreani contemporanei, esponente di Fluxus, ospite nella galleria Nelumbo per ArteFiera OFF La prima galleria d’arte asiatica di Bologna, ospiterà in occasione di ArteFiera OFF 2012, la serie Sonate, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a Bologna &#8211; <strong>Nelumbo</strong> &#8211; <strong>Asian Fine Arts</strong> (via Arienti 10)<br />
dal 19 gennaio al 25 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><em><strong>Nam June Paik &#8211; Uno dei maggiori artisti coreani contemporanei, esponente di Fluxus, ospite nella galleria Nelumbo per ArteFiera OFF</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">La prima galleria d’arte asiatica di Bologna, ospiterà in occasione di <strong>ArteFiera OFF 2012</strong>, la serie <strong>Sonate</strong>, composta da tre litografie monocrome dell&#8217;artista coreano <strong>Nam June Paik</strong> (1932-2006).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/1088623-w.jpg" rel="lightbox[14863]"><img class="alignnone size-full wp-image-14869" title="Nam June Paik" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/1088623-w.jpg" alt="" width="450" height="251" /></a><span id="more-14863"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La galleria, specializzata in oggetti d’arte e d’antiquariato dei paesi asiatici, con particolare interesse per l’<strong>India</strong>, la <strong>Cina</strong> e il <strong>Giappone</strong>, da giovedì 19 gennaio a sabato 25 febbraio 2012 aprirà le sue porte ad uno dei maggiori artisti coreani contemporanei, esponente di Fluxus, movimento Neo-Dada ispirato alla varietà sonora delle composizioni musicali di John Cage, che Paik conobbe in Germania, a Monaco, dove frequentò l&#8217;Università. Attraverso le sue opere Paik, considerato l&#8217;inventore della videoart, esplora il rapporto tra arte e elettronica, elevando l&#8217;apparecchio televisivo, uno tra i principali mezzi di comunicazione di massa, a soggetto artistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La serie SONATE figurerà accanto ad oggetti d’arte indiani e giapponesi</strong>, tra cui opere pittoriche che spaziano dalle suadenti atmosfere delle corti dei maharaja, come una pregiata miniatura della metà del XVIII secolo raffigurante una <strong>Gunakali Ragini</strong> secondo lo stile di <strong>Amber</strong> (<strong>Rajasthan</strong>), alle impenetrabili geometrie di uno yantra Jaina, tra i più propizi (Siddha Chakra Mahayantra) del XV secolo circa.<br />
La sezione dedicata all’arte giapponese ospiterà, accanto a dipinti (kakemono) e xilografie policrome, tra cui le divertenti e rare stampe per l’infanzia (kodomo-e), opere di particolare rilievo come una scultura lignea buddhista del XVIII secolo, raffigurante Amida, simbolo della compassione, e oggetti laccati di pregiata fattura decorati con motivi naturalistici e geometrici (dal XVIII al XX secolo).</p>
<p>da <strong>Il Resto del Carlino</strong>, 16 gennaio 2012</p>
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		<title>India: morta prima donna fotoreporter</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[New Delhi &#8211; L&#8217;India ha perso la sua prima donna fotoreporter, Homai Vyarawala, famosa per aver documentato la nascita della Repubblica indiana e anche per possedere, per oltre mezzo secolo, un&#8217;auto Fiat, che fino a pochi anni fa guidava per le strade di Vadodara, la sua città nello stato nord orientale del Gujarat. La donna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">New Delhi &#8211; L&#8217;India ha perso la sua prima donna fotoreporter, <strong>Homai Vyarawala</strong>, famosa per aver <a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/homai-vyarawala.jpg" rel="lightbox[14857]"><img class="alignright size-medium wp-image-14858" title="Homai Vyarawala" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/homai-vyarawala-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>documentato la nascita della Repubblica indiana e anche per possedere, per oltre mezzo secolo, un&#8217;auto Fiat, che fino a pochi anni fa guidava per le strade di Vadodara, la sua città nello stato nord orientale del Gujarat.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna è morta ieri mattina a 98 anni dopo una caduta in casa.<br />
Celebri i suoi ritratti dello statista <strong>Jawaharlal Nehru</strong> e della figlia <strong>Indira Gandhi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">fonte <strong>ANSA</strong>, 16 gennaio 2012</p>
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