“Luka e il fuoco dell vita” di Salman Rushdie
lunedì, 14 marzo 2011edito Mondadori,
Luka e il fuoco della vita arriva vent’anni dopo Harun e il Mar delle storie, scritto po
co dopo la pronuncia della fatwa contro Rushdie. Quel libro era in parte la risposta alla mostruosità del suo ritiro forzato dal mondo e in parte un dono per il suo figlio Zafar. La storia centrale si ripete in Luka e il fuoco della vita, scritto per il figlio più piccolo di Rushdie, Milan, che comprensibilmente voleva anche lui il suo libro. Quando Luka, fratello minore di Harun, ha dodici anni, suo padre scivola in un sonno dal quale potrebbe non svegliarsi più. Così Luka s’imbarca in un’audace missione nel Mondo Magico, deciso a tornare con il Fuoco della vita per risvegliarlo. Il parallelo tra l’avventura tradizionale e la moderna cultura dei videogiochi è sfruttato in modo divertente, ma Rushdie ha anche temi più seri da affrontare: la risonanza emotiva del libro proviene da un padre che mostra i limiti del suo potere e avverte l’avanzare della mortalità.
Leggi il resto di questo articolo »





e uccisa in quanto femmina indesiderata. Somer è una pediatra americana che non può avere figli dal marito Krishnan, neurochirurgo di origine indiana. Le vicende delle due famiglie si intrecciano e si legano indissolobilmente quando la coppia dagli Stati Uniti si innamora degli occhi di quella bambina dell’orfanotrofio indiano che diventerà loro figlia. Due mondi così diversi si sfiorano e mostrano tuttavia che la forza dell’amore materno, della solidarietà femminile, del senso di appartenenza alla famiglia non hanno frontiere. Questo romanzo d’esordio di Shilpi Somaya Gowda, nata e cresciuta a Toronto da genitori indiani emigrati da Mumbai, ha in pochissimo tempo scalato le classifiche di vendita in Canada e negli Stati Uniti. In pochi mesi ne sono state ristampate 13 edizioni mentre è stato tradotto in diverse lingue tra cui francese, tedesco, olandese, danese, israeliano, in tutto il mondo.
avvero arduo ricostruire dopo la sua morte la ricerca che ha occupato gli ultimi anni di Albert James, discendente da una famiglia britannica di illustri scienziati e antropologo di fama internazionale «con la vocazione dei sentieri ardui», trasferitosi a Delhi perché, rivela Tim Parks (scrittore e collaboratore di queste pagine) in apertura di Sogni di mare e di fiumi (edito Mondadori, Milano 2011), giudica il l’India «il punto di massimo attrito tra tradizione e moderno, la linea di fusione e di confluenza». L’obiettivo dell’indagine di Albert, spiega la moglie Helen, era assai ambizioso: «Voleva stabilire un modello cibernetico che ci consentisse di predire come i diversi sistemi culturali avrebbero assorbito l’influsso delle idee occidentali trasformandole».
te stradale per legare tra loro storie frammentate. Il bus si è fermato tesse un ritratto evocativo dell’India rurale e delle piccole città attraverso un viaggio sullo sgangherato bus privato che percorre il tragitto tra Gaya e Phansa. Il variegato cast dei personaggi offre un assaggio di alcuni aspetti dell’India contemporanea. S’intrecciano vite assai diverse: lo sboccato autista Mangal Singh, romanziere mancato, abbandonato dalla moglie e sfruttato da suo cugino e datore di lavoro; la signora Mirchandani, compiaciuta e prospera matriarca indù; Farhana Begum, eunuco nostalgico dei giorni gloriosi in cui gli hijra erano più che prostitute e mendicanti ai matrimoni; Rasmus, un uomo d’affari frustrato di discendenza mista indiana e danese; Chottu, il ragazzo servo, in fuga dalla scena di un crimine terribile; Zeenat, una sexy “donna di strada”.
itorio, della sua popolazione e della sua cultura. Si fatica a comprendere o a capire che in India si parlano molte lingue, ma che nessuna lingua e parlata da tutti, e che forse l’unica lingua franca è l’inglese!!!
, pp. 530, Euro 35). Il volume, che esce oggi in libreria, è un itinerario nell’India vedica, ma anche nell’«innominabile attuale».



ado una traduzione zoppicante, l’albo dell’indiana Amruta Patil merita una segnalazione. Racconta la vicenda di 

idente” che manda in fumo il suo negozio, la sua quasi moglie e la sua vita, sale su un bus diretto a nord. Ma il destino è un cane fedele e lo riporta al punto di partenza, nel suo inferno privato di Calcutta. Hiren è uno degli eccentrici personaggi che vivono nell’immaginazione dell’altro protagonista del romanzo, Manik Basu. Autore di fama mondiale, in un disperato (e fallito) tentativo di scappare a un contratto che gli impone di scrivere cinque libri in cinque anni, fugge nel paese di Kafka. A Praga è braccato e costretto a finire un romanzo, imprigionato in una stanzetta con una macchina da scrivere e sotto minaccia di morte: è qui che Manik dà vita a Hiren.
Pierpaolo Di Nardo incontrerà il critico cinematografico Marì Alberione. L’incontro previsto per la presentazione del libro India del Sud: nella terra degli dèi rappresenta un’ulteriore occasione di confronto sugli sviluppi del cinema indiano d’oggi: Bollywood tra cinema, sogni e eroi della nuova India.



