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Archivi per la categoria ‘Libri India’

“Il fiume dell’oppio” di Amitav Ghosh

venerdì, 23 dicembre 2011

edito Neri Pozza

Oppio e potere
con Ghosh la storia diventa romanzo
I commerci illegali e una Babele di personaggi in fuga
L’autore indiano firma il secondo atto della sua trilogia IBIS

Quando, tre anni fa, Amitav Ghosh, l’autore di Le linee d’ombra, Il cromosoma Calcutta, Il palazzo degli specchi, annunciò che avrebbe scritto un grande romanzo in tre volumi, da pubblicare distanziati nel tempo, che avrebbero seguito la stessa storia, la scommessa era sembrata quasi impossibile.
L’appassionante prima “puntata”, Un mare di papaveri, raccontava la tumultuosa società bengalese del primo Ottocento e faceva confluire sulla Ibis, una barca in fuga da Calcutta, un gruppo di personaggi scomodi, tanto diversi quanto rappresentativi di quel mondo, lasciando aperto, come in un feuilleton ottocentesco, l’interrogativo circa il seguito del ciclo. Ora, puntualmente, esce il secondo volume della saga, Il fiume dell’oppio, River of smoke (Neri Pozza). Dove Ghosh, grazie a una terribile tempesta che tutti travolge, collega i personaggi in fuga sulla Ibis al destino di altre due navi in rotta verso Canton: la Redruth, un brigantino con un carico di piante rare, e l’Anahita, una splendida nave che trasporta una gigantesca quantità di oppio.
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“Mare di papaveri” di Amitav Ghosh

venerdì, 23 dicembre 2011

edito Neri Pozza

È il marzo del 1838 e la Ibis, una magnifica goletta a due alberi che, con la vela di maestra e le vele di prora ben tese sembra un uccello dalle grandi ali bianche, è appena arrivata al largo dell’isola di Ganga-Sagar dove il Gange sfocia nel Golfo del Bengala.
Dalla nave si scorgono soltanto le sponde fangose dell’isola e i boschi di mangrovie, ma all’interno entrambe le rive del sacro fiume sono già coperte, per chilometri e chilometri, da folte distese di petali rossi, campi sterminati di papaveri.
Per quei petali la Ibis è lì, alla foce del Gange, destinata dalla «Benjamin Brightwell Burnham», la compagnia inglese proprietaria, a uno dei traffici più lucrosi dell’Impero britannico: il commercio di «delinquenti e stupefacenti» o, secondo una più elegante espressione, di «oppio e coolie».
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“A piedi nudi sulla terra” di Folco Terzani

giovedì, 22 dicembre 2011

edito Mondadori, 2011

Un passo verso il meno è un passo verso il meglio”, scriveva, mentre lo scopriva, il grande scrittore-viaggiatore Nicolas Bouvier. Se il viaggio è una forma di ascesi spirituale, di spogliamento di sé, tanto più lo è (stato) quello verso l’India – meta tra gli ani ’60 e ‘70 del variopinto mosaico del movimento hippie. Molti si persero, in ogni senso. Molti, nella sperimentale evasione dal mondo inautentico dell’obbligo e delle merci (estasi, dice l’etimologia) naufragarono sulle rive infernali dell’eroina. Ma vale per quelle generazioni di drogati la dedica di Philip K. Dick: erano come bambini che giocavano per strada e a cui nessuno insegnò che vi passavano i camion. Fu un’epoca e un movimento in cui il ritorno all’evidenza – che è il modo occidentale di designare l’illuminazione, misto di nudità, autenticità, libertà – segnò un punto di ascesi spirituale spesso inattesa; una religione della religiosità, distacco e rinuncia. In India si chiamano sadhu quei ricercatori spirituali che “rinunciano”, e a cui non manca nulla; che viaggiano a piedi nudi e dormono in grotte naturali, vivono di offerte (non denaro), passano il loro tempo nella devozione del Divino a cui dedicano riti e gesti precisi, come ravvivare il fuoco; che fanno il loro “tempio” nella jungla, che è il vero senso della parola “contemplare”; che conoscono tutto del mondo che li circonda, la natura.
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“Il movimento della Consapevolezza Nera in Sudafrica” di Silvia C. Turrin

martedì, 1 novembre 2011

Il movimento della Consapevolezza Nera in Sudafrica
Dalle origini al lascito di Stephen Biko

di Silvia C. Turrin
Erga Edizioni

Nel 1994, terminava ufficialmente l’apartheid in Sudafrica, una lunga, tormentata epoca impregnata di razzismo. In quello storico anno nasceva la “nazione arcobaleno”, sostenuta dalla presidenza di Nelson Mandela. La democrazia che la società sudafricana vive oggiAggiungi un appuntamento per oggi è stata il frutto delle lotte portate avanti, nei decenni precedenti, da uomini e donne comuni, da studenti, da attivisti per i diritti civili, da artisti ed esponenti dell’intellighenzia africana, e da figure politiche dotate della consapevolezza di poter modificare lo status quo edificato con tanta tenacia da una minoranza bianca auto-definitasi “popolo eletto”.

Un ruolo importante nell’infondere orgoglio e speranze tra i neri sudafricani lo ha avuto il Black Consciousness Movement (BCM), il movimento della Consapevolezza Nera, il cui maggiore esponente è stato Stephen Biko (1946-1977).
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Matite al contrattacco

lunedì, 31 ottobre 2011

di Smita Mitra, Outlook, India

In India cresce la proposta di graphic novel che affrontano argomenti come terrorismo, paranoia e repressione

Una piccola folla si raccoglie davanti alla vetrina di un negozio di elettrodomestici: sugli schermi tv scorre la notizia di una serie di esplosioni che hanno colpito la città di Zamzamabad. Helmet Man, l’eroe creato da Amitabh Kumar, osserva circospetto. La citta è nel panico, l’ansia diventa palpabile.
Altra storia, altro luogo dell’universo indiano del fumetto: il disegnatore del Kashmir Malik Sajad entra in un internet cafè di New Delhi poco dopo l’attacco che ha sconvolto la città e si trova accusato di essere un terrorista. I clienti lo circondano chiedendogli di mostrare un documento di identità mentre il proprietario chiama la polizia. La vita reale offre innumerevoli spunti d’ispirazione.

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“Il trono cremisi” di Sudhir Kakar

mercoledì, 26 ottobre 2011

edito Neri Pozza

Il tramonto della dinastia Mogul visto con gli occhi di due occidentali, approdati nell’India della meta’ del 1600: i medici Niccolo’ Manucci, veneziano, e Francois Bernier, francese. Lo racconta Sudhir Kakar, uno dei piu’ noti scrittori, psicanalisti e saggisti indiani, nel romanzo “Il trono cremisi“, pubblicato da Neri Pozza.

”Mi interessava mettermi nei panni di due occidentali che nonostante le differenze di origine e temperamento vedevano l’India dei Mogul attraverso una sensibilita’ plasmata dai pregiudizi, dagli interessi e preoccupazioni di quel periodo” dice Kakar, in questi giorni in Italia per l’uscita del romanzo. A Roma, lo scrittore è stato anche protagonista dell’incontro “Una malinconia creativa” al Macro di Testaccio in cui ha parlato del subconscio nei dipinti di Rabindranath Tagore.
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L’India formato famiglia di Andrea Bocconi

martedì, 11 ottobre 2011

Mi ha sempre irritato chi scrive dell’India al singolare. Per cui non parlo dell’India, ma di un’India, una delle tante: l’India non esiste, se non come spaziotempo a dieci dimensioni che si dipana in mille direzioni, si riavvolge su se stesso e contiene infinite Indie, una matrioska gigantesca….

Ha ragione, Andrea Bocconi, scrittore viaggiatore che con i suoi libri mi ha già altre volte portato lontano, anche quando in realtà non andava poi troppo distante (penso per esempio all’intrigante In viaggio con l’asino). Ha ragione perché in realtà è sempre così: un paese sono i paesi, un plurale come i corpi che lo attraversano, gli occhi che si posano.

Lui, che tante volte è stato in India, che in India ha trovato molte cose diverse, non ha conosciuto l’India, ma le Indie.

Ogni volta era diversa nei molti viaggi, cambiava lei ed ero cambiato io: ci sono stato ragazzo di vent’anni, ci sono tornato giovane uomo in viaggio di nozze, poi fuggiasco, cercatore, e oggi ci vado con la famiglia, da padre.
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“La lunga strada per Kathmandu”: in un libro il viaggio degli hippies verso Oriente

sabato, 10 settembre 2011

Luigi Guidi Buffarini racconta con autoironia la sua esperienza di quarant’anni fa quando a bordo di un furgoncino Ford Transit raggiunse il Nepal. Con la descrizione dei sui incontri strampalati, l’autore ricostruisce lo spirito di quei tempi in cui ognuno aveva “il suo trip

C’è stata un’epoca, circa quarant’anni fa, in cui un giovane, o meglio una certa categoria di giovane, non era tale se non viveva determinate esperienze. O, quantomeno, se non desiderava fortemente viverle. La più epica di queste esperienze era il viaggio a Oriente. Un viaggio rigorosamente via terra, con pochissimi mezzi economici, una larga disponibilità di tempo e una certa propensione per il consumo di droghe più o meno leggere.

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Il «passaggio» dell’India Da giardino del sacro a laboratorio della tecnica

giovedì, 8 settembre 2011

Paese a due dimensioni, l’India modernasi porta sulle spalle il fardello dell’India eterna senza sapere però cosa farne, un peso di cui vergognarsi, più che un peso di cui farsi carico. A un passo dall’essere ormai la terza economia del mondo, con una classe media di 300 milioni di persone e una crescita economica annua del 6 per cento, resta comunque una nazione con enormi problemi: lavoro minorile, analfabetismo, malnutrizione, sfruttamento sul lavoro, malattie

Democrazia per eccellenza, a partire dalla sua indipendenza nel 1947, da un ventennio a questa parte i partiti storici che la tennero a battesimo sopravvivono al governo solo in virtù di alleanze sempre più vaste, sempre più eterogenee, sempre più instabili: attori, malfattori e giocatori di cricket fanno i deputati, i governatori o i ministri, nella Lock Sabha e nella Rajya Sabha, rispettivamente il Parlamento e il Senato federale, c’è un’altissima percentuale di inquisiti per reati che vanno dalla corruzione al ricatto, dal sequestro di persona all’omicidio
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“Malabar”di Gino Battaglia

mercoledì, 3 agosto 2011

Alfredo Guida Editore

Nell’età moderna con il termine Indie non si faceva unicamente riferimento a una realtà geografica, più grande dell’India attuale, bensì a una missione, sotto diversi punti di vista. Le Indie erano terra di conquista per i guerrieri dell’armi e della fede, campo di battaglia su cui brandire la spada e la croce, vortice in cui sembrava brulicare tutta la vita del mondo e al cui movimento incessante anche gli europei si unirono. Le Indie erano una sfida per strateghi e avventurieri, per novizi educati al culto del martirio in terra straniera, il calice perfetto su cui immolarsi ad maiorem Dei gloria, l’estremo limite a cui tendere lo spirito umano. Le Indie erano, nel cinquecento, la scacchiera di Dio ma anche il luogo in cui gli uomini potevano diventare divinità.
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“Assenze asiatiche” di Wolfgang Buscher

venerdì, 29 luglio 2011

edizione Voland
collana Confini

A 60 anni Wolfgang Buscher , ormai considerato un classico moderno della letteratura di viaggio, appassionato di itinerari seguiti principalmente camminando, come quello raccontato da ‘Berlino – Mosca. Un viaggio a piedì o quello dell’anno scorso attraverso gli Usa, offre uno sguardo sull’Oriente inedito e originale, fatto di ricordi e incontri, nei sei reportage, dall’India a Shangri-La, di Assenze asiatiche. «Una tensione particolare si impadronisce di noi quando viaggiamo - scrive Buscher – e ci addentriamo in ciò che è remoto. Guardiamo e andiamo, andiamo e guardiamo, smettiamo quasi di parlare. Vediamo in un modo che costringe al silenzio le parole cui di solito ci affidiamo. Puro presente».
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“India e Paesi Himalayani” a cura di Cristiana Natali

lunedì, 11 luglio 2011

Edito L‘Artistica Editrice

La dimensione e l’unicità dell’INDIA rendono impossibile pensare di riuscire a raccontare e descrivere questo paese. Anche Moravia con Un’idea dell’India aveva provato a raccontarla ma anche lui finiva per dire «L’India è l’India». Ecco allora che in soccorso alle parole arrivano le immagini che più di tanti discorsi e parole riescono a descrivere e rendere al meglio quello che l’India è.

Questo volume della collana Terre dell’Uomo, correlato da oltre 300 foto racchiude l’espressione di tutti gli elementi pulsanti che animano la quotidianità indiana.
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Con Gandhi nella gioia della vittoria

domenica, 10 luglio 2011

«Io sono nato nella città di Bombay… tanto tempo fa. No, non va bene, impossibile sfuggire alla data: sono nato nella casa di cura del dottor Narlikar il 15 ggosto 1947. E l’ora? Anche l’ora è importante. Beh, diciamo di notte. No, bisogna essere più precisi. Allo scoccare della mezzanotte, in effetti. Quando io arrivai, le lancette dell’orologio congiunsero i palmi in un saluto rispettoso. Oh, diciamolo chiaro; nell’istante preciso in cui l’India pervenne all’indipendenza, io fui scaraventato nel mondo. Ci fu chi boccheggiò. E fuori della finestra, folle e fuochi d’artificio. Pochi secondi dopo, mio padre si ruppe un alluce; ma questo incidente era una bazzecola se paragonato a quel che era accaduto a me in quel tenebroso momento: grazie infatti alle tirannie occulte di quelle lancette dolcemente ossequianti, io ero stato misteriosamente ammanettato alla storia, e il mio destino indissolubilmente legato a quello del mio paese».

Così comincia I figli della mezzanotte di Salman Rushdie, un libro che mi ha sempre fatto venire un’invidia enorme. 15 sgosto 1947. Mi sarebbe piaciuto essere nato in quella stessa data. Quella notte, quella mezzanotte fatidica deve essere stato un momento straordinario. Un immenso continente, grande circa otto volte la Francia, si dichiarava indipendente dalla Gran Bretagna e si proclamava democrazia, la più grande del mondo di allora (e di oggi).
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“Nove vite” di William Dalrymple

martedì, 5 luglio 2011

edito Adelphi

Un ballerino che part-time si fa adorare come un dio; una mistica che vive in un impianto di cremazione e usa i crani come calici; uno scultore di idoli hindu convinto di creare vere divinità; un monaco tibetano che si arruola nell’esercito indiano per rientrare in patria e si ritrova invece a sparare ai pachistani. Non sono i personaggi di una fiction assurda, ma i devoti che William Dalrymple incontra nel suo coinvolgente Nove vite. Sono i sopravvissuti di un mondo variegato e intrigante: asceti, mistici, cantori e danzatori mendicanti, sapienti yogi ed emarginati.

Molti appartengono alla mistica più estrema, o vi hanno trovato rifugio. La suora Prassannamati Mataji è una seguace del giainismo, una confessione talmente scrupolosa nel salvare le vite che i suoi fedeli si fasciano la bocca per evitare di ingoiare accidentalmente gli insetti.
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“Raccontami una storia speciale” di Chitra Banerjee Divakuruni

sabato, 2 luglio 2011

edito Einaudi

Nove esperienze, nove storie, nove vite messe di fronte a un’emergenza. L’ultimo romanzo di Chitra Banerjee Divakaruni, Raccontami una storia speciale, esplora identità e carattere dei suoi nove protagonisti mentre usano le parole, per non pensare alla catastrofe imminente. Il romanzo comincia in un ufficio dove rilasciano passaporti in cui un gruppo di persone aspetta di ricevere i documenti per viaggiare in India. Ci sono Uma, una studentessa, il dirigente dell’ufficio e il suo assistente, un veterano del Viet-nam, una signora cinese con la nipote, Tariq, un musulmano segnato dall’11 settembre, e i Pritchett una coppia di anziani coniugi.

Un violento terremoto improvvisamente scuote l’edificio intrappolando tutti. Anche se il veterano prende il controllo della situazione, l’acqua che comincia ad allagare il piano terra scatena il panico. È allora che prende piede l’idea di Uma.
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A colloquio con William Dalrymple. Le nove porte dell’India mistica

lunedì, 20 giugno 2011

Prasannamati Mataji è una di quelle figure gentili che si vedono camminare per le strade dell’India, intente a non calpestare neppure il più piccolo essere vivente. Talvolta nude, talvolta vestite di bianco, con una retìna sulla bocca per evitare di uccidere gli insetti che vi potrebbero entrare. Prasannamati ha trentasei anni e ha iniziato la sallekhana, il digiuno rituale estremo, culmine e termine della sua vita ascetica. La morte è motivo di entusiasmo per chi come lei si è consacrato alla fede jaina.

La sua storia è una delle nove che William Dalrymple, storico e scrittore scozzese che vive in India da 25 anni, ha deciso di raccontare in Nove vite, in libreria da mercoledì (Adelphi, traduzione di Svevo D’Onofrio, pagg. 370, €24.00). «Nella sua forma più pura, il jainismo è una religione pressoché ateistica e le immagini dei liberatori jaina, intensamente venerate nei templi, non rappresentano tanto la presenza del divino, quanto la sua totale assenza», spiega l’autore, che ha una trisnonna bengalese ed è pronipote di Virginia Woolf.
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“Nessun Dio in vista”di Tyrewala Altaf

venerdì, 8 aprile 2011

edito Feltrinelli

Sembra Spoon River ma è Bombay. Epitaffi in vita e in prosa. Brevi capitoli schierati a staffetta lungo stravaganti sentieri narrativi -traffico di strade e cuori- di una megalopoli post industriale che è motore, scenografia e tomba a cielo aperto fiorita di spine e humour. Un tunnel di contraddizioni per viventi. In fondo al quale “Nessun dio in vista” a timbrare di significato le peripezie dei suoi abitanti.

Salman Rushdie lo ha definito “spumeggiante, un primo romanzo sicuro di sé, pieno di verve e di talento“: Tyrewala, nato nel 1977, già cassiere, operatore in un call-center, portiere e scrittore di manuali d’uso, ha forse tradotto il suo personale e caleidoscopico indian way of life in sapienza narrativa. Autore arguto, teso, intelligente.

Un’opera d’esordio che sfoglia il dizionario dei sinonimi e contrari dell’Umanità.

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“La stanza della musica” di Namita Devidayal

giovedì, 24 marzo 2011

di Namita Devidayal
edito Neri Pozza

È un pomeriggio d’estate a Bombay nel quartiere malfamato di Kennedy Bridge. Durante il mattino, la zona sottostante il ponte somiglia a qualsiasi altra strada affollata della città, gremita di venditori ambulanti e di passanti frettolosi. Ma già a partire dalle prime ore del pomeriggio, i marciapiedi davanti ai bordelli e ai ritrovi per soli uomini si riempiono di sguardi equivoci e indiscreti.
Proprio nei pressi dei bordelli, in fondo alla strada, vive Dhondutai, la grande musicista, l’allieva di Bhurji Khan, il figlio di Alladiya Khan, il leggendario fondatore del gharana di Jaipur, una delle più antiche scuole di musica classica indiana, e di Kesarbai, la cantante celebre per essere stata una donna senza peli sulla lingua, ma che quando intonava un raga di straordinaria bellezza dietro l’altro trascendeva davvero la sua natura mortale.
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“Garam Masala” di Bulbul Sharma

giovedì, 17 marzo 2011

edito ObarraO

Il tema della morte e quello del cibo s’intrecciano costantemente in questa raccolta di nove racconti che oscillano tra il macabro e l’esilarante, toccando spesso punte commoventi. Le donne che Sharma dipinge da una prospettiva interamente femminile sono snelle, alla moda, forti, prosperose, pure, maligne, coraggiose e divertenti. Gli uomini al contrario sono deboli, precocemente senili, impotenti, maschilisti e ottusi (con rare eccezioni). Un gruppo di donne si riunisce per preparare il banchetto di un funerale e questa diventa la cornice alla Mille e una notte di una serata di racconti. Ogni donna ricorda un incidente della propria vita. Scopriamo così della corsa in risciò attraverso prati fioriti, per incontrare l’uomo dei sogni, che finisce in disastro; o della moglie frustrata che scavalca il muretto del terrazzo per passare la notte con il virile e attraente vicino.
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La mia India – pensieri in viaggio

martedì, 15 marzo 2011

di Paola Pedrini,
edito Polaris

Non so perché ho scelto l’India. Forse perché sono sempre in attesa che succeda qualcosa e questo paese dalle mille sfumature mi sembra terreno fertile per le mie speranze.” Inizia così il percorso dell’autrice, un viaggio prima di tutto dentro se stessa: un’anima che diventa specchio in cui si riflettono le immagini di luoghi e persone, gli occhi che distinguono i colori della luce più intensa e dell’ombra più cupa, il cuore che assorbe le emozioni più forti.”

L’autore: Paola Pedrini è giornalista e copywriter freelance, lavora nel mondo della comunicazione da quasi dieci anni. Dalla passione per i viaggi e da quella per la scrittura nasce questo reportage, appunti presi durante due vagabondaggi attraverso quella terra che ti entra nell’anima per non uscirne mai più, l’India.
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