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	<title>Visita Culturale India,Viaggi Culturali in India,Viaggi Culturali India,Culturale e Di Costume India  &#8211;  </title>
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	<description>Viaggio in India, Rajasthan, Kerala e Nepal</description>
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		<title>Nella valle del Khumbu fino ai piedi dell’Everest</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Periche, Nepal — Nella valle del Khumbu abita il popolo Sherpa, i fieri montanari d’origine tibetana entrati ormai nella leggenda. E da questa valle bisogna passare si si vuole raggiungere il campo base dell’Everest, a quota 5400 metri, uno degli obiettivi più ambiziosi dei trekker d’alta quota. Per raggiungere il campo ci sono molte opzioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Periche, Nepal — Nella valle del Khumbu abita il<strong> popolo Sherpa, i fieri montanari d’origine tibetana entrati ormai nella leggenda</strong>. E da questa valle bisogna passare si si vuole raggiungere il campo base dell’Everest, a quota 5400 metri, uno degli obiettivi più ambiziosi dei trekker d’alta quota.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/everest-campo-base-800x535.jpg" rel="lightbox[15148]"><img class="alignnone size-full wp-image-15149" title="Everest campo base" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/everest-campo-base-800x535.jpg" alt="" width="450" height="300" /><span id="more-15148"></span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per raggiungere il campo ci sono molte opzioni. Tra le più note, il <strong>trek da Jiri</strong>, che è anche il più frequentato, attraversa molti e vivaci villaggi sherpa. L’itinerario da <strong>Phalpu</strong> è quello più diretto, poiché entra subito nella valle del Dudh Kosi.  Da Tumlingtar si può invece percorrere il margine meridionale del parco nazionale del Makalu-Baruntse per arrivare nella valle del Khumbu dal Dudh Kosi river.<br />
La valle è ricca di attrattive, ci sono molti centri di interesse e infinite possibilità per compiere percorsi di ogni genere. Non vi sono pericoli oggettivi sul facile sentiero principale, ma il discorso non è lo stesso per i sentieri meno battuti, dove bisogna avventurarsi solo se si è certi di essere adeguatamente allenati e in compagnia di una buona guida. Importante comunque non sottovalutare i problemi di acclimatazione, anche se l’ospedale della Himàlayan Rescue Association a Periche è adeguatamente attrezzato per i casi limite di edema.<br />
Importante anche il rispetto delle regole. C’è un enorme massa di rifiuti e di materiale abbandonato al campo base dell’Everest, frutto della poca attenzione di trekker e spedizioni. Ma tutta la regione del Khumbu subisce in modo pesante l’impatto del turismo. Dal 1981 ci sono delle norme che valgono per tutti i Parchi Nazionali del Nepal: innanzitutto serve il trekking permit che esibito all’ingresso del parco, pagandouna cifra pari a circa 10 dollari, serve a rivecere il permesso d’ingresso assieme alle istruzioni su come comportarsi.</p>
<p>di <strong>Antonietta Balducci</strong>,<br />
da<strong> Montagna.tv</strong>, 4 febbraio 2012</p>
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		<title>Cinquecento piccoli Gandhi per l&#8217;anniversario della morte</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 23:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Guinness dei primati ai bambini che hanno ricordato il Mahatma Sessantaquattro anni dopo la sua morte, il Mahatma Gandhi vince il Guinness dei primati: quasi 500 bambini poveri si sono infatti radunati a Calcutta travestiti con tunica, baffetti e occhialini per imitare la loro guida spirituale. Era il 30 gennaio 1948 quando un fanatico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><strong><em>Il Guinness dei primati ai bambini che hanno ricordato il Mahatma</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sessantaquattro anni dopo la sua morte, il Mahatma Gandhi </strong>vince il Guinness dei primati: quasi<strong> 500 bambini poveri si sono infatti radunati a Calcutta travestiti con tunica, baffetti e occhialini per imitare la loro guida spirituale.</strong> Era il <strong>30 gennaio 1948 </strong>quando un fanatico indù assassinò a Nuova Delhi &#8220;<em>La Grande Anima</em>&#8220;, Mohandas Karamchand Gandhi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Cinquecento-piccoli-Gandhi-per-lanniversario-della-morte.jpg" rel="lightbox[15139]"><img class="alignnone size-full wp-image-15140" title="Cinquecento piccoli Gandhi per l'anniversario della morte" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Cinquecento-piccoli-Gandhi-per-lanniversario-della-morte.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a><span id="more-15139"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I ragazzini, perloppiù figli di ragazze madri, hanno indossato i suoi panni per mettere in scena la storica marcia del sale di Dandi. La pittoresca parata si è tenuta ieri sulla strada Mayo nel centro di Calcutta. Ricordando i principi del Padre della Patria, come scrive il <em>Times of India</em>, il cammino dei giovani ha &#8220;<strong><em>riportato alla luce i valori della verità, della giustizia e della non violenza</em></strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver assistito all&#8217;evento, i funzionari del Guinness Book hanno accordato il certificato del record mondiale all&#8217;ong che ha organizzato la marcia, la londinese Tracks (&#8216;Training Recourse and Care for Kids&#8217;). &#8220;<em>Anch&#8217;io mi ritengo un seguace di Gandhi </em>- ha commentato il direttore, Michael Anthony &#8211; <em>questa marcia della pace aveva l&#8217;obiettivo di inculcare i valori e i messaggi di Gandhi nei bambini poveri. Non vogliamo che i bambini senza privilegi si dimentichino la ricca eredita&#8217; dell&#8217;ideologia gandhiana</em>&#8220;. I ragazzi di Calcutta hanno superato il record che era stato stabilito nel giugno del 2010, quando un gruppo di 255 studenti si travestì da Mahatma a Coimbatore, come ha precisato il responsabile indiano dei Guinness Nikhil Shukla.</p>
<p>fonte <strong>TMNews</strong>, 30 gennaio 2012</p>
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		<title>Nepal: persone, religione, tradizioni e colori</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 23:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Nepal il &#8220;paese degli Dei&#8221; è una magica terra che al pari della vicina e più famosa India è un enorme contenitore multietnico e multicolorato di persone, popolazioni, etnie. Su una popolazione che supera di poco i 26 milioni si contano circa 100 gruppi etnici che parlano 93 lingue e dialetti diversi. Tra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>Nepal</strong> il &#8220;<strong><em>paese degli Dei</em></strong>&#8221; è una magica terra che al pari della vicina e più famosa India è un enorme contenitore multietnico e multicolorato di persone, popolazioni, etnie.<br />
Su una popolazione che supera di poco i 26 milioni si contano circa 100 gruppi etnici che parlano 93 lingue e dialetti diversi. Tra i tanti gruppi etnici i più importanti e noti sono gli <strong>Sherpa</strong>, i<strong> Brahmini</strong>, i<strong> Tamang</strong>, i <strong>Gurung</strong> e i <strong>Newari</strong> forse l&#8217;etnia che più di altre la caratterizza anche in virtù della tradizione architettonica che li caratterizza.</p>
<p>Cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15008" title="Un fedele buddhista porta le bandiere di preghiere al Swayambhunath Stupa a Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x212.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-ci-si-prepara-alla-festività-indù-di-Navaratri.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15009" title="A man carries in a shopping bag ducks to be sacrificed at a livestock market in Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-ci-si-prepara-alla-festività-indù-di-Navaratri.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-durante-la-celebrazione-del-Tihar-la-festa-indù-delle-luci.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15012" title="A Kathmandu, in Nepal, durante la celebrazione del Tihar, la festa indù delle luci. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/A-Kathmandu-in-Nepal-durante-la-celebrazione-del-Tihar-la-festa-indù-delle-luci.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambina-in-costumi-tipici-a-Kathmandu-AP-Photo-Niranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15013" title="Bambina in costumi tipici a Kathmandu (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambina-in-costumi-tipici-a-Kathmandu-AP-Photo-Niranjan-Shrestha-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /><span id="more-15006"></span></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambino-che-offre-lle-tipiche-lampade-a-olio-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15014" title="Bambino che offre le tipiche lampade a olio (Photo  by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Bambino-che-offre-lle-tipiche-lampade-a-olio-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x212.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Campagna-nei-dintorni-di-Kathmandu-AP-PhotoNiranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15015" title="Campagna nei dintorni di Kathmandu (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Campagna-nei-dintorni-di-Kathmandu-AP-PhotoNiranjan-Shrestha-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Concorso-di-bellezza-per-elefanti-a-Sauraha-a-150-chilometri-da-Katmandu-in-Nepal.-Prakash-Mathema-Afp.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15016" title="Concorso di bellezza per elefanti a Sauraha, a 150 chilometri da Katmandu, in Nepal. (Prakash Mathema, Afp)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Concorso-di-bellezza-per-elefanti-a-Sauraha-a-150-chilometri-da-Katmandu-in-Nepal.-Prakash-Mathema-Afp-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donna-Tharu-che-indossa-tradizionali-ornamenti-photo-Navesh-Chitrakar.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15017" title="Donna Tharu che indossa tradizionali ornamenti (photo Navesh Chitrakar)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donna-Tharu-che-indossa-tradizionali-ornamenti-photo-Navesh-Chitrakar-300x225.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In un paese così multietnico è facile imbattersi in feste religiose, celebrazioni, ricorrenze dove processioni, danze, canti, rituali molto complessi sono parte integrante di queste celebrazioni. La maggioranza delle festività sono legate alla religione, ma ve ne sono alcune legate alla storia e altre alle feste stagionali.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Due-santoni-indù-al-tempio-di-Pashupati-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15018" title="Hindu holy men rest on the premises of Pashupati Temple in Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Due-santoni-indù-al-tempio-di-Pashupati-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/elephant-al-Chitwan-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15019" title="Elefanti al Chitwan (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/elephant-al-Chitwan-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Fedeli-induiste-sul-fiume-Bagmati-in-Nepal-durante-la-festa-di-Madhav-Narayan.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15020" title="Fedeli induiste sul fiume Bagmati, in Nepal, durante la festa di Madhav Narayan. (Niranjan Shrestha, Ap Lapresse)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Fedeli-induiste-sul-fiume-Bagmati-in-Nepal-durante-la-festa-di-Madhav-Narayan.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Hindu-holy-man-smokes-marijuana-Pashupati-Temple-Kathmandu-Photo-by-Navesh-Chitrakar.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15021" title="Hindu holy man smokes marijuana Pashupati Temple-Kathmandu (Photo by Navesh Chitrakar)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Hindu-holy-man-smokes-marijuana-Pashupati-Temple-Kathmandu-Photo-by-Navesh-Chitrakar-300x203.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-preparativi-durante-l’ultimo-giorno-del-Kartic-dance-festival-a-Patan-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15022" title="I preparativi durante l’ultimo giorno del Kartic dance festival, a Patan, in Nepal. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-preparativi-durante-l’ultimo-giorno-del-Kartic-dance-festival-a-Patan-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/La-dea-Kumali-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15023" title="La dea Kumari (Photo by Navesh Chitrakar Reuters)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/La-dea-Kumali-Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-300x193.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/photojournalist-navesh-chitrakar-nepal-5.jpeg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15024" title="Polveri colorate (photo Navesh Chitrakar)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/photojournalist-navesh-chitrakar-nepal-5-300x221.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-fedele-buddista-al-Boudhanath-Stupa-a-Katmandu-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15029" title="Un fedele buddista al Boudhanath Stupa a Katmandu, in Nepal. (Niranjan Shrestha, Ap Lapresse)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-fedele-buddista-al-Boudhanath-Stupa-a-Katmandu-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-Lapresse-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un viaggio in Nepal è quindi un continuo viaggio tra popolazioni, religioni, culture e colori, dove la componente umana e spirituale predominano e si manifestano in molteplici modi e vie. Certo a contorno di ciò ci sono templi, pagode, stupa, chorten e le incantevoli montagne Himalayane, ma il Nepal è soprattutto il suo popolo i<strong> nepalesi</strong>, una popolazione variegata quanto straordinaria gentile e accogliente.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-festival-nel-villaggio-di-Khokana-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-LaPresse.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15030" title="Un festival nel villaggio di Khokana in Nepal (Niranjan Shrestha Ap/LaPresse)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-festival-nel-villaggio-di-Khokana-in-Nepal.-Niranjan-Shrestha-Ap-LaPresse-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-uomo-in-preghiera-nel-decimo-e-ultimo-giorno-della-Festa-di-Dashain-AP-Photo-Niranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15031" title="Un uomo in preghiera nel decimo e ultimo giorno della Festa di Dashain (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-uomo-in-preghiera-nel-decimo-e-ultimo-giorno-della-Festa-di-Dashain-AP-Photo-Niranjan-Shrestha-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Una-cerimonia-religiosa-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15032" title="Una cerimonia religiosa a Kathmandu, in Nepal. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Una-cerimonia-religiosa-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Preparativi-per-le-feste-di-fine-anno-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15025" title="Preparativi per le feste di fine anno a Kathmandu, in Nepal. (Navesh Chitrakar, Reuters Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Preparativi-per-le-feste-di-fine-anno-a-Kathmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Quattro-passeri-in-lotta-su-dei-sacchi-pieni-di-riso-AP-Photo-Niranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15026" title="Quattro passeri in lotta su dei sacchi pieni di riso (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Quattro-passeri-in-lotta-su-dei-sacchi-pieni-di-riso-AP-Photo-Niranjan-Shrestha-300x202.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Sacerdoti-indù-al-tempio-Pashupatinath-durante-il-festival-Shrawan-Sombar-a-Khatmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15027" title="Sacerdoti indù al tempio Pashupatinath durante il festival Shrawan Sombar a Khatmandu in Nepal (Navesh Chitrakar Reuters/Contrasto)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Sacerdoti-indù-al-tempio-Pashupatinath-durante-il-festival-Shrawan-Sombar-a-Khatmandu-in-Nepal.-Navesh-Chitrakar-Reuters-Contrasto-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-anziano-fuma-seduto-di-fronte-ad-un-negozio-AP-PhotoNiranjan-Shrestha.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15028" title="Un anziano fuma seduto di fronte ad un negozio (AP Photo Niranjan Shrestha)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-anziano-fuma-seduto-di-fronte-ad-un-negozio-AP-PhotoNiranjan-Shrestha-300x197.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-2.jpg" rel="lightbox[15006]"><img class="alignnone size-medium wp-image-15077" title="(Photo by NaveshA Hindu holy man feeds his monkey a strawberry from his mouth at the premises of Pashupati Temple in Kathmandu Chitrakar Reuters) 2" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/02/Photo-by-Navesh-Chitrakar-Reuters-2-300x190.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
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		<title>India: le bambine senza nome ritrovano la loro identità</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 06:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Per anni sono state chiamate “Nakusa” o “Nakoshi“, che in lingua marathi, quella del Maharashtra, lo stato che ha come capitale Mumbai, significa “non voluta”, “indesiderata“. Poi, finalmente, il governo locale ha deciso di spendersi in prima persona per far capire alle famiglie che le bambine non possono essere considerate “elementi inutili della popolazione“, ma hanno la stessa dignità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per anni sono state chiamate “<strong>Nakusa</strong>” o “<strong>Nakoshi</strong>“, che in lingua marathi, quella del Maharashtra, lo stato che ha come capitale Mumbai, significa “non voluta”, “<strong>indesiderata</strong>“. Poi, finalmente, il governo locale ha deciso di spendersi in prima persona per far capire alle famiglie che le bambine non possono essere considerate “<strong>elementi inutili della popolazione</strong>“, ma hanno la stessa dignità di ogni altro indiano. Indipendentemente dalla casta di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/17.jpg" rel="lightbox[14996]"><img class="alignnone size-full wp-image-14997" title="India: le bambine senza nome ritrovano la loro identità " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/17.jpg" alt="" width="450" height="270" /></a><span id="more-14996"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Portandosi dietro il nome “Nakusa” queste bambine non facevano altro che ricordare a tutti quanto la nascita di una donna vada considerata un evento indesiderato, quasi <strong>nefasto</strong>. Ma in India si sa che le femmine sono soltanto un peso. Da nutrire, crescere e poi cedere a qualcun altro, spesso persino con una costosissima dote. Insomma, un vero e proprio<strong> investimento senza rendimento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo di Mumbai, mosso probabilmente dall’esigenza di rilanciare l’immagine sessista e patriarcale della società indiana, ha deciso di organizzare una serie di<strong> cerimonie collettive </strong>all’interno delle quali tutte le bambine “indesiderate” possono cambiare nome. Sono centinaia le ragazze che, nelle ultime settimane, dopo aver indossato i loro sari migliori e agghindato i capelli con fiori e nastri, sono arrivate a Satara o nelle altre città stabilite dal governo per ricevere un certificato che, sulla carta, ha cambiato loro la vita. In pochi minuti è stato messo nero su bianco che queste ragazze non potranno più essere chiamate “non volute”, ma tutti dovranno rivolgersi a loro con il nuovo<strong> nome che si sono scelte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“La <strong>libertà</strong> che il governo ci ha concesso permettendoci di scegliere un nome vero non ha pezzo”, commenta sorridendo Aishwarya, una ragazza evidentemente appassionata di film bollywoodiani. Molte bambine hanno selezionato nomi tradizionali come “Vaishali”, che significa “bella e buona”, altre appellativi ispirati a divinità induiste, come “Savitri“. “Tutti i miei compagni di classe da oggi in poi dovranno chiamarmi Ashmita”, grida di gioia un’altra bambina.</p>
<p style="text-align: justify;">Cambiando nome tutte queste ragazze hanno ottenuto un’<strong>identità</strong>, potranno finalmente sentirsi delle persone, e non dei rifiuti della società. Avere un nome, però, purtroppo per loro non implica ricevere il <strong>rispetto</strong> dei compaesani o essere trattate con<strong> dignità</strong>. Sono infatti sempre delle donne che, in India, è inutile nasconderlo, rimarranno ancora a lungo un peso. C’è chi spera che, una volta diventate adulte, queste ragazze che hanno avuto la fortuna di recuperare quanto meno la loro identità decidano di non abortire o uccidere le loro bambine. Ma più passa il tempo più si ha la sensazione che anche le mamme che combattono per far in modo che nel Subcontinente le donne ottengano qualche diritto in più, quando poi si ritrovano a decidere il destino delle figlie appena nate, spesso cedono alla<strong> rabbia dei mariti</strong> delusi e determinati a togliere loro la vita per “farle soffrire una volta sola, non per sempre“.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Claudia Astarita</strong>, <br />
da <strong>Panorama</strong>, 27 ottobre 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Claudia Astarita</strong> insegna “The Politics of China” a John Cabot University (Roma) e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.</em></p>
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		<title>L’India punta a dare un nome a tutti i suoi “fantasmi”</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 23:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Un elefante che ha messo le ali, ma spesso rischia di non riuscire ad alzarsi in volo. E’ questa l’India, almeno secondo il suo premier, Manmohan Singh, che qualche settimana fa ha lanciato una nuova campagna per risolvere la piaga della povertà che affligge il Paese asiatico, e che fa sì che 2/5 dei bimbi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un elefante che ha messo le ali</strong>, ma spesso rischia di non riuscire ad alzarsi in volo. E’ questa l’India, almeno secondo il suo premier, <strong>Manmohan Singh</strong>, che qualche settimana fa ha lanciato una nuova campagna per risolvere la piaga della povertà che affligge il Paese asiatico, e che fa sì che <strong>2/5 dei bimbi indiani muoiano per stenti </strong>o mancanza di cure sanitarie. Una vergogna per la terra di <em>Bollywood</em>, dove (in teoria) chiunque può avere una <em>chance</em>, in stile <em>The Millionaire</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/india-6-large.jpg" rel="lightbox[14990]"><img class="alignnone size-full wp-image-14992" title="L’India punta a dare un nome a tutti i suoi “fantasmi” (Credits: Raminder Pal Singh)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/india-6-large.jpg" alt="" width="450" height="270" /></a><span id="more-14990"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Milioni e milioni di fantasmi</strong>. Persone che vivono in India, ma di fatto non esistono. La povertà endemica a Delhi non è solo causata da mancanza di denaro o di assistenza statale. Quella c’è, ma viene <strong>distorta sapientemente da tutta una serie di prassi legate alla corruzione</strong> della burocrazia, a livello regionale e locale. Analfabetismo, un tasso altissimo di mortalità infantile e due terzi della popolazione che sopravvive con salari (se si possono definire così) di 100 rupie al mese (poco più di 2 dollari). La rampante Delhi non può permettersi più simili numeri di fronte al mondo. Per questo, è importante riportare in vita i fantasmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le ombre indiane sono tutti coloro che vivono nelle campagne</strong> e che non sono registrati. Immaginate un esercito di poveri che &#8211; per lo Stato centrale &#8211; non esiste. Non possono aprire conti correnti in banca, non hanno accesso ai servizi sanitari o all’istruzione di base. Niente. Semplicemente non esistono. Eppure, lo Stato per loro <strong>sborsa circa 8 miliardi di dollari l’anno</strong>, sotto forma di sussidi e grano da distribuire nelle campagne. Ma tutti questi soldi a chi vanno? Non è un mistero che fanno felici i burocrati delle amministrazioni locali, che &#8211; a fronte di nessun documento di identità &#8211; per legge non possono erogare i fondi ai singoli individui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma adesso il vento sta cambiando</strong>. Il governo ha deciso di investire su un nuovo sistema per riconoscere le persone e dotarle di una identità. Dalle impronte digitali al riconoscimento dell’iride oculare. La <em>Unique Identification Authority of India</em> (UIDAI) ha deciso di <strong>combattere la condizione di oblio</strong> in cui sono relegati milioni di indiani, attraverso un sistema efficiente (e si spera efficace) che gli permetta di avere libero accesso ai diritti di base.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un “numero magico” di 12 cifre</strong>. La UID sarà presto emessa per tutti i residenti in India e i codici verranno archiviati in un database centralizzato, dove a ogni serie di numeri corrisponderà <strong>un pacchetto di informazioni biometriche e demografiche</strong>. Dalle fotografie alle impronte digitali, all’iride degli occhi. Fino ad arrivare ad alcune informazioni opzionali, riguardo alla posizione finanziaria del cittadino. I dati potranno essere consultati <em>online</em> e il governo punta così a eliminare i duplicati e le false identità, che al momento esistono sui vari database gestiti dai “privati” a livello locale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In più, il nuovo sistema cancellerà qualsiasi genere</strong> di classificazione basata sulla casta di appartenenza, sul credo religioso e sulla “geografia politica” del Paese. Un enorme passo in avanti per l’elefante che punta a volare sempre più in alto e che desidera entrare a pieno titolo nel mondo della <em>new economy</em>, senza i fardelli di una struttura statale che ha un sapore amaro e antico. Finora sono state<strong> emesse 200 milioni di UID Card</strong> e, secondo le previsioni, si arriverà <strong>a 400 milioni entro la fine dell’anno</strong>. Insomma, un terzo della popolazione indiana tra dodici mesi potrà ragionevolmente affermare di “esistere”, mettendo in cantina l’incubo de <em>Il Fu Mattia Pascal</em> di pirandelliana memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Anna Mazzone</strong>,<br />
da <strong>Panorama</strong>, 19 gennaio 2012</p>
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		<title>India: cani a caccia di bracconieri nel parco</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 23:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[India: i cani a caccia dei bracconieri. Ci sono 2048 rinoceronti nel parco nazionale indiano di Kaziranga, una vera manna per i bracconieri se non fosse chi vigila costantemente sulla loro incolumità. Certo è che &#8220;beccare&#8221; il cacciatore di frodo, così ardito da spingersi fin dentro un parco nazionale e dotato di ottime armi da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>India: i cani a caccia dei bracconieri</strong>.  Ci sono <strong>2048 rinoceronti</strong> nel parco nazionale indiano di <strong>Kaziranga,</strong> una vera manna per i bracconieri se non fosse chi vigila costantemente sulla loro incolumità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/India-cani-a-caccia-di-bracconieri-nel-parco1.jpg" rel="lightbox[14985]"><img class="alignnone size-full wp-image-14987" title="India cani a caccia di bracconieri nel parco" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/India-cani-a-caccia-di-bracconieri-nel-parco1.jpg" alt="" width="450" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Certo è che &#8220;<em>beccare</em>&#8221; il cacciatore di frodo, così ardito da spingersi fin dentro un parco nazionale e dotato di ottime armi da tiro, non è impresa facile.<br />
<span id="more-14985"></span>Questione di corna, anzi di corno, perchè il mastodonte ne ha uno solo, ma assai apprezzato soprattutto sul mercato nero asiatico, che paga piuttosto bene, spiega il The Economic Times. Per rimediare a questa situazione la direzione del parco ha deciso di utilizzare un&#8217;arma formidabile, i cani da &#8220;<em>caccia</em>&#8220;. Il loro olfatto sopraffino aiuterà a stanare i bracconieri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occhio alle tigri</strong>. Surajit Dutta, direttore del parco di Kaziranga (India dell&#8217;Est) ha spiegato che già un cane &#8220;<em>da fiuto</em>&#8221; è stato inserito nel parco, con il &#8220;<em>compito basilare di tracciare i movimenti dei bracconieri e permettere così la loro cattura</em>&#8220;. A breve ne arriveranno altri, ma ci anche sono dei problemi; all&#8217;interno dell parco, che è enorme, (circa 430 km quadrati), non ci sono solo rinoceronti, ma anche predatori infallibili come <strong>tigri e leopardi</strong>. Liberare un cane per seguirlo, in determinate aree, per quest&#8217;ultimo risulterebbe mortale. Da qui la decisione di utilizzarlo solo in aree &#8220;<em>sicure</em>&#8221; il che potrebbe però impedire di monitorare l&#8217;intero percorso di qualche bracconiere, dovendo interrompere l&#8217;attività del segugio. In ogni caso la sostanza  è che, da adesso, nel Kaziranga National Park, ci sarà chi va a caccia (e non dovrebbe) e chi va andrà a caccia di chi sta andando a caccia. Pari e patta insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">fonte <strong>newnotizie Animali &amp; Ambiente</strong>, 22 gennaio 2012</p>
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		<title>India, ogni ora viene uccisa una sposa perché la dote è inadeguata</title>
		<link>http://www.shambhoo.com/2012/01/india-ogni-ora-viene-uccisa-una-sposa-perche-la-dote-e-inadeguata/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama «dowry death» (morte a causa delle dote) e ogni anno, in India, uccide quasi una donna ogni ora. Un cancro che nessuna legge è riuscito a estirpare e che, al contrario, nell’ultimo decennio, ha moltiplicato le sue metastasi. Nel Duemila, le vittime di una dote deludente erano circa settemila, nel 2010, la cifra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si chiama «<strong><em>dowry death</em></strong>» (morte a causa delle dote) e ogni anno, in India, uccide quasi una donna ogni ora. <a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/donna-indiana.jpg" rel="lightbox[14981]"><img class="alignright size-medium wp-image-14982" title="Donna indiana" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/donna-indiana-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /></a>Un cancro che nessuna legge è riuscito a estirpare e che, al contrario, nell’ultimo decennio, ha moltiplicato le sue metastasi. Nel Duemila, le vittime di una dote deludente erano circa settemila, nel 2010, la cifra è arrivata a quota ottomilaquattrocento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spesso, lo sposo e i suoi familiari, non finiscono nemmeno davanti alla giustizia</strong>. Il loro furore si scatena perché la dote pattuita al momento di concordare il matrimonio, non si rivela tale. Davanti alla dote reale vanno in fumo progetti e sogni e si materializza la violenza più cieca.<br />
<span id="more-14981"></span> Per capire quanto cieca, basta leggere uno degli articoli del codice penale, rivisto nel 1986, per cercare di arginare il fenomeno, che inquadra così il reato: «<em>Quando la morte di una donna è causata da scottature o da ferite corporali, o quando si verifica in circostanze anomale nei sette anni che seguono il matrimonio e quando è provato che, poco prima della morte, la vittima è stata oggetto di atti crudeli o di molestie da parte del marito o della famiglia del marito, in relazione con una richiesta di dote</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La maggior parte delle morti</strong>, spesso denunciate come suicidi, avviene a causa di bruciature. Negli archivi della polizia ci sono archiviati migliaia di «<em>incidenti di cucina</em>» in cui, stranamente, a rimanere vittima è solo la moglie: mai che ci vada di mezzo la madre dello sposo, una cugina e via dicendo. A causa della precocità dei matrimoni, le vittime sono giovanissime: la maggior parte ha tra i 18 e i 26 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nonostante negli ultimi anni, alcune organizzazioni per la difesa della donna abbiano portato avanti un eccellente lavoro</strong> per portare a galla l’agghiacciante fenomeno, la società indiana, continua a «<em>difendere</em>» la pratica. E se prima la difesa arrivava più per questioni di cultura, tradizioni, peso del patriarcato, oggi la vendetta scatta perché il matrimonio è divenuto semplicemente sinonimo di denaro facile. Eppure risale addirittura al 1961 la legge che proibisce la «<em>morte per la dote</em>». Cinquanta anni trascorsi senza un importante impatto sulla società. Soprattutto negli stati del nord, tradizionalmente più colpiti: Uttar Pradesh, Rajastan, Madhya Pradesh e Punjab.</p>
<p>da <strong>Il Messaggero</strong>, 28 Gennaio 2012</p>
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		<title>India in festa, ma è vera democrazia?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Rushdie oscurato: &#8220;Altro che democrazia, l&#8217;India come la Cina&#8221; Oggi l&#8217;India ha celebrato in pompa magna la festa della Repubblica, nata ufficialmente il 26 gennaio di 62 anni fa. Ma tra parate e fuochi d&#8217;artificio, sono in molti a chiedersi &#8211; dentro e fuori dal Subcontinente &#8211; se ci sia davvero qualcosa da festeggiare: quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><em><strong>Rushdie oscurato: &#8220;Altro che democrazia, l&#8217;India come la Cina&#8221;</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;India ha celebrato in pompa magna la festa della Repubblica, nata ufficialmente il 26 gennaio di 62 anni fa. Ma tra parate e fuochi d&#8217;artificio, sono in molti a chiedersi &#8211; dentro e fuori dal Subcontinente &#8211; se ci sia davvero qualcosa da festeggiare: quella che viene considerata la più grande democrazia al mondo (con un miliardo e 300milioni di abitanti) sembra non riuscire, o peggio non volere, salvaguardare diritti di base come la libertà di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/In-India-festeggiamenti-per-lanniversario-della-Repubblica-AP.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-full wp-image-14969" title="In India festeggiamenti per l'anniversario della Repubblica (AP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/In-India-festeggiamenti-per-lanniversario-della-Repubblica-AP.jpg" alt="" width="450" height="287" /></a><span id="more-14968"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Nel mio Paese sta crescendo un preoccupante clima di intolleranza</em>&#8221; considera al telefono la scrittrice indiana <strong>Mira Kamdar</strong>, autrice di &#8220;<em>India, l&#8217;invasione mite</em>&#8221; (Sperling&amp; Kupfer).<br />
L&#8217;ultimo, grave, episodio è il caso di <strong>Salman Rushdie</strong> oscurato al festival letterario di Jaipur, nella &#8220;<em>città rosa</em>&#8221; del Rajasthan. Il controverso autore dei &#8220;<em>Versetti satanici</em>&#8220;, il romanzo del 1988 considerato blasfemo da molti musulmani, aveva accettato di non partecipare di persona, bloccato da minacce di morte rivelatesi poi false: il quotidiano <strong><em>The Hindu </em></strong>ha rivelato che si trattava un&#8217;invenzione delle autorità locali, per tenere lontano lo scrittore dalla kermesse. La presenza di Rushdie in India, infatti, era malvista dagli ambienti islamici più conservatori, che avevano chiesto al governo di bloccare il suo ingresso nel Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Afp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14970" title="Republic Day on January 26 with a large military parade  (AFP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Afp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-Epa.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14971" title="India celebrates 63rd Republic Day - Calcutta (EPA)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-Epa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-del-Punjabi-Afp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14972" title="Indian youth perform a Punjabi traditional folk dance, the Giddha, during the 63rd Republic Day in Amritsar (AFP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Danza-tradizionale-del-Punjabi-Afp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-che-danzano-Ap.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14973" title="Indian Woman dance during India Republic Day (AP) " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Donne-che-danzano-Ap-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Rappresentanti-dello-Stato-di-Goa-Epa.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14974" title="A colorful float from the Indian state of Goa participates in the 63rd Republic Day (EPA)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Rappresentanti-dello-Stato-di-Goa-Epa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Militare-delle-forze-di-sicurezza-partecipa-alla-parata-Afp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14975" title="Indian Border Security Force (BSF) soldiers attend a Republic Day parade at the Bakshi stadium in Srinagar (AFP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Militare-delle-forze-di-sicurezza-partecipa-alla-parata-Afp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Ragazzi-con-costumi-regionali-Ap.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14976" title="Children dressed in regional costumes perform a dance routine on Rajpath during India Republic Day in Delhi (AP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Ragazzi-con-costumi-regionali-Ap-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Rappresentanti-dello-Stato-dellAssamAp.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14977" title="A float from the north eastern state of Assam displaying aspects of its culture makes its way down Rajpath during India Republic Day (AP)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Republic-Day.-Rappresentanti-dello-Stato-dellAssamAp-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Studenti-in-costume-Epa.jpg" rel="lightbox[14968]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14978" title="School children in costumes prepare to participate in a cultural event to celebrate 63rd Republic Day - Bangalore (EPA)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Studenti-in-costume-Epa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore aveva deciso di rimediare con un intervento in videoconferenza. Ma all&#8217;ultimo anche il suo discorso a distanza è saltato. Il direttore del festival, lo scrittore britannico <strong>William Dalrymple</strong>, ha spiegato: &#8220;<em>Il commissario di polizia ha avvertito che ci sarebbero state violenze e disordini se gli avessimo dato la parola. E&#8217; un brutto giorno, un momento orribile per tutti noi</em>&#8220;. Questo l&#8217;altro ieri e oggi è dura anche per lui riuscire a festeggiare.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>L&#8217;India vuole diventare uno stato totalitario come la Cina</em>?&#8221; ha chiesto provocatoriamente Rushdie in un&#8217;intervista rilasciata da Londra alla tv indiana Ndtv.<br />
Il triste episodio in Jaipur è da inquadrare nella tendenza dell&#8217;attuale politica indiana. <strong>Il Paese è a maggioranza indù, ma il governo, sembra desideroso di corteggiare l&#8217;ampia popolazione musulmana </strong>(almeno 150 milioni in India), non importa quanto siano discutibili le richieste della sua ala più estremista. Proprio la prossima settimana si svolgono le elezioni locali nel vicino Uttar Pradesh, lo Stato più popoloso dell&#8217;India: un voto test per il partito del Congresso al potere a New Delhi, recentemente colpito da una serie di scandali.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>In ogni Paese esistono gruppi estremistici, ma nelle società aperte gli agenti di sicurezza e lo Stato riescono a proteggere e salvaguardare i diritti dei cittadini. Invece in India la polizia non è abbastanza professionale e il governo non vuole mettersi contro gli islamisti per non inimicarsi la comunità musulmana</em>&#8221; prosegue Kamdar. <em>Ragioni di bieco opportunismo politico. L&#8217;attuale governo appare molto più interessato a conservare il potere che a salvaguardare la libertà di espressione </em>- constata amara Mira Kamdar &#8211; <em>Non è un fenomeno nuovo: la novità è la risonanza internazionale che ha avuto il caso questa volta</em>&#8221; osserva la scrittrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l&#8217;ideale di democrazia vagheggiato dal Mahatma ha iniziato a essere tradito molto presto dalla famiglia Gandhi. Come ricorda un bell&#8217;articolo del <em>New Yorker</em>, risale a quasi trent&#8217;anni fa il caso di Shah Bano, musulmana che nel 1978 divorziava dal marito, appellandosi alla corte civile per ottenere gli alimenti per sé e i suoi 5 figli. Sette anni la donna dopo riuscì a spuntare una sentenza positiva dalla Corte suprema. Ma in seguito a pesanti pressioni da parte di gruppi religiosi musulmani, il governo di Rajiv Gandhi rovesciò il verdetto e approvò il Muslim Women&#8217;s Bill, che metteva in secondo piano l&#8217;autorità civile rispetto a quella religiosa. La mossa, giudicata come un puro tentativo politico dei Gandhi di guadagnare il consenso politico dei musulmani, fece infuriare i paladini delle libertà civili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri come oggi. «<em>L&#8217;assenza di Salman è una macchia per la reputazione internazionale dell&#8217;India</em>» si è lamentato lo scrittore <strong>Hari Kunzru</strong> che con il collega <strong>Amitava Kumar</strong> ha reso omaggio al grande escluso leggendo brani dei Versi durante il festival. Per aver sfidato la censura (insieme ad altri tre autori) leggendo in pubblico le pagine proibite, ora sono indagati insieme ad altri 3 autori.<br />
&#8220;<em>Mentre la fatwa iraniana dopo un decennio è caduta, il divieto sui Versi satanici in India resta in vigore </em>- ricorda Kandar &#8211; <strong><em>L&#8217;India tra l&#8217;altro ha messo al bando i Versetti nell&#8217;ottobre del 1988, 4 mesi prima della fatwa dell&#8217;ayatollah Khomeini</em></strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il clima politico non sembra favorevole al revisionismo. Proprio oggi organizzazioni della società civile indiana hanno denunciato Farooq Abdullah, attuale ministro delle Energie rinnovabili, per aver sostenuto il verdetto di espulsione contro tre missionari cristiani, emesso da un tribunale islamico del Kashmir secondo cui promuovere conversioni è un&#8217;attività anticostituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Alessandra Muglia</strong>,<br />
dal <strong>Corriere della Sera Blog</strong>, 26 gennaio 2012</p>
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		<title>La mia estate nel call center indiano</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Per parlare al telefono con clienti statunitensi, australiani e inglesi, i dipendenti devono fare corsi di “cultura internazionale”. E non dire mai dove si trovano. Schiacciato contro la vetrina di uno showroom della Toyota, sto tentando di rimanere in una striscia d’ombra sempre più sottile. L’afa di mezzogiorno è al culmine, e a New De­lhi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><strong><em>Per parlare al telefono con clienti statunitensi, australiani e inglesi, i dipendenti devono fare corsi di “cultura internazionale”. E non dire mai dove si trovano.</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Schiacciato contro la vetrina di uno showroom della Toyota, sto tentando di rimanere in una striscia d’ombra sempre più sottile. L’afa di mezzogiorno è al culmine, e a New De­lhi, a giugno, dura quasi tutto il giorno provocando un torpore generale. Sto aspettando da un’ora e mezzo un’auto aziendale che dovrebbe portarmi in un call center dall’altra parte della città, dove un “formatore culturale” indiano mi insegnerà a sembrare australiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Call-Center.jpg" rel="lightbox[14960]"><img class="alignnone size-full wp-image-14961" title="Indian Call Centre" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Call-Center.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a><span id="more-14960"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Su uno sgabello accanto a me, una guardia in uniforme si è appisolata con il fucile appoggiato sulle gambe. Dietro la vetrina dello showroom, che due ragazzi stanno pulendo con degli stracci, una decina di berline rosse scintillano su un lucido pavimento bianco. Sul bordo sterrato della strada, alcuni bambini vanno a scuola tenendosi per mano.</p>
<p style="text-align: justify;">I call center, giustamente, non si fidano dei mezzi di trasporto indiani, motivo per cui le macchine aziendali – in genere delle Toyota Qalis bianche – sono diventate un benefit molto comune. Questa mattina ventiquattro neoassunti, tra cui il sottoscritto, saranno convogliati da vari angoli della città verso la sede di una piccola azienda chiamata Delhi Call Centre. Per tre settimane un formatore culturale ci istruirà sull’arte della conversazione, sulla cultura pop australiana e sui contratti di telefonia mobile che dovremo riuscire a vendere. Chi di noi supererà il corso di formazione sarà promosso all’area chiamate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro primo incarico sarà disturbare gli australiani a cena e chiedergli di cambiare operatore telefonico. Solo a New Delhi circa centomila telefonisti si guadagnano da vivere vendendo vitamine agli inglesi e aiutando gli americani a far funzionare la stampante. Quasi certamente sono l’unico ad aver imparato l’arte della conversazione per caso, ovvero nascendo negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio cellulare vibra. Il tempo di portarlo all’orecchio e sento una voce maschile roca che strilla in <em>hinglish</em>, un miscuglio rapidissimo di hindi e inglese. “Sono allo showroom Toyota!”, rispondo urlando. “Bene, signore, arrivo tra venti minuti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapendo che “venti minuti” è un’espressione <em>hinglish</em> per dire “mezz’ora”, richiamo dopo quaranta minuti. Questa volta mi risponde una donna: “<em>No problem, sir</em>, venti minuti”. Gli occhi mi bruciano per colpa della crema solare che, mista al sudore, mi è colata dalla fronte. Alle mie spalle i ragazzi continuano a pulire la vetrina. Le tracce che lasciano si confondono con quelle che eliminano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni mese migliaia di indiani lasciano i loro villaggi sull’Himalaya o le loro cittadine di pescatori per cercare lavoro nel <em>business process outsourcing</em> (Bpo, esternalizzazione dei processi aziendali), che comprende il servizio clienti, le vendite e tutte le attività per le quali le aziende straniere impiegano degli indiani. La concorrenza è feroce. Non ci sono dati attendibili, ma ogni anno le persone a caccia di un posto di lavoro in questo settore potrebbero essere milioni. Molti sono brillanti neolaureati, ma le loro conoscenze di econometria e storia sovietica non servono a granché nei colloqui di lavoro. Per questo si buttano su <em>flashcard</em> e audiocorsi cercando di perfezionare la pronuncia dei tipici <em>shibboleth</em> (parole difficili da pronunciare) della lingua inglese, come <em>wherever, pleasure, socialization</em>, usati dai reclutatori per distinguere i candidati papabili da quelli ancora influenzati dalla lingua madre. Molti non superano la selezione e tornano a casa ancora più indebitati. I più fortunati ottengono un alloggio spartano e, grazie alle differenze di fuso orario, passano le notti in uffici climatizzati. Guadagnano fino a ventimila rupie al mese, circa cinquemila dollari all’anno, ma raramente resistono così a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">In un paese dove il reddito pro capite medio è di circa 900 dollari all’anno, gli stipendi dei lavori esternalizzati corrispondono a quelli della classe media. Quasi tutti gli operatori di call center, però, preferiscono dormire in miseri pensionati, mangiare poco come i monaci e mandare i loro guadagni a casa. I milioni di telefonate che fanno e ricevono costituiscono uno dei più grandi scambi interculturali della storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Telefono senza fili</strong><br />
Le ditte indiane di questo settore lavorano con aziende di tutto il mondo, ma nella maggior parte dei casi i call center sono rivolti agli statunitensi. Anche se i nuovi assunti devono parlare un ottimo inglese, molti di loro non hanno mai interagito con uno straniero. Per guadagnarsi le cuffie, devono seguire un corso di formazione che dura da un minimo di una settimana a un massimo di tre mesi. Si comincia dall’allenamento della voce, per “neutralizzare” la pronuncia e la dizione eliminando le vocali tipiche <em>dell’hinglish</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-1.jpg" rel="lightbox[14960]"><img class="alignnone size-full wp-image-14962" title="Indian call centre" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-1.jpg" alt="" width="450" height="276" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Parlare hindi in ufficio è uno strappo che può costare il licenziamento. Poi si passa alla “formazione culturale”. I partecipanti imparano modi di dire e capitali degli stati americani, studiano spezzoni del telefilm Seinfeld e foto di Walmart, mangiano in mense dove gli servono hamburger al <em>paneer</em> (un formaggio tipico indiano) e pizza con salame d’agnello. I docenti dicono di insegnare una materia chiamata “cultura internazionale”, cioè un ibrido distorto di segni linguistici indiani e occidentali pensato per essere riconosciuto da tutti senza essere familiare a nessuno. Il risultato è una traduzione comicamente approssimativa, una specie di telefono senza fili che fa girare miliardi di dollari. “La competenza più utile nell’India di oggi”, scriveva il Guardian nel 2003, “è la capacità di abbandonare la propria identità per scivolare in quella di qualcun altro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, con due ore di ritardo, arriva l’auto, mi ritrovo seduto accanto ad altri due nuovi assunti. I bocchettoni dell’aria condizionata emettono un soffio anemico, efficace quanto un cubetto di ghiaccio in una palude. Mentre siamo bloccati nel traffico, il mio collega Nishant mi chiede di dove sono. “Sei americano?”, dice. “Ora ti spiego cos’è l’America”.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo sembrargli diffidente, perché si affretta a precisare che, dopo anni passati a lavorare per cinquanta ore a settimana, ha probabilmente parlato con molti più americani di me. “Gli Stati Uniti non sono solo rose e fiori, come vi dicono”, mi rivela. “La verità è che il 90 per cento degli americani fa le cose più stupide e irrazionali. So quel che dico. Allo stesso tempo, però, sono generosi, e il restante dieci per cento è sveglio, molto sveglio. Per questo governate il mondo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Cresciuto nello stato rurale di Haryana, Nishant ha tratto la sua visione del mondo dai film di Sylvester Stallone che guardava dal vicino. Come tutti i maschi del suo villaggio, sognava di vivere in California. “Mi sembrava il paese delle meraviglie, dove nessun bambino ha mai fame e tutti guidano bolidi tipo la Ford Mustang rossa”. Nishant, che oggi ha 26 anni, si è trasferito a New Delhi a 18. Il suo primo lavoro consisteva nel rintracciare degli statunitensi morosi: “Durante il corso di formazione ci hanno detto: ‘È semplicissimo. I soldi li hanno, solo che non vogliono pagare’. Poi ci hanno detto: ‘Minacciate di abbassare il giudizio sulla loro solvibilità. Gli americani non possono vivere senza un buon <em>credit score</em>’”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo giorno Nishant si è messo le cuffie, ha composto il numero sullo schermo e si è ritrovato a parlare con una sessantenne del Tennessee. Aveva 400 dollari di spese mediche da saldare. “Le ho detto: ‘Paghi e non se ne parla più, no?’. Mi ha risposto: ‘Lei non capisce. Non posso pagare’”. Hanno parlato per tre quarti d’ora, la donna si è messa a piangere mentre raccontava a Nishant della guerra in Iraq e del suo impatto sulle famiglie statunitensi. “Alla fine piangevo anch’io”, ricorda Nishant. Quello stesso giorno ha chiamato un signore che viveva in una roulotte. “Gli ho chiesto: ‘Cos’è una roulotte?’. Mi ha risposto: ‘È una casetta di metallo. La temperatura supera i 32 gradi. Non abbiamo il bagno’”. Nishant mi ha detto di aver scoperto più cose sugli Stati Uniti in quel primo giorno di lavoro che nel corso di tutta la sua infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ho deciso di cercare lavoro in un call center sono andato a Gurgaon, un centro industriale e finanziario a 30 chilometri da New Delhi. Gurgaon è stata costruita trent’anni fa. Fino al 1979 c’erano solo terreni incolti, poi il principale gruppo immobiliare indiano, Dlf, ha cominciato a comprare appezzamenti. Oggi Gurgaon è una non città. Durante il mio soggiorno non ho visto nemmeno un marciapiede, un negozio di alimentari o un giardino pubblico. C’era solo qualche mucca che vagava per le strade bruciate dal sole tra i grattacieli pieni di uffici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho aperto un pezzo di carta bagnato di sudore su cui avevo scritto l’indirizzo dell’ufficio esternalizzazioni della Ibm. Visto l’alto tasso di dimissioni, le grosse ditte di servizi esternalizzati sono sempre pronte ad assumere. Chiunque può presentarsi e fissare un colloquio. Il mio non è andato come previsto.<br />
“Hai fatto quattro anni di studi universitari?”, ha chiesto la reclutatrice, tenendo la penna sospesa sopra il mio curriculum.<br />
“Sì”, ho risposto.<br />
“Il tuo ramo?”.<br />
“Scusi?”.<br />
La donna ha sospirato. “Cosa hai studiato?”.<br />
“Religione, anzi, scienze umanistiche”.<br />
Ha fatto una smorfia e ha scarabocchiato qualcosa.<br />
“Cosa fa tuo padre?”.<br />
“È medico”.<br />
“Tua madre è casalinga?”.<br />
“No, è medico anche lei”.<br />
“Anche lei medico! Perché non hai seguito le loro orme?”.<br />
“Perché… non mi andava”.<br />
“Non ti andava?”. Non riusciva più a nascondere la sua esasperazione.<br />
“Negli Stati Uniti le cose funzionano in modo diverso”, ho spiegato con un filo di voce.<br />
Si è alzata e mi ha teso la mano. “Ti faremo sapere se cerchiamo qualcuno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo a New Delhi ho notato un annuncio sulla vetrina di un negozio: “Offerte immediate di lavoro nel settore Bpo. Servizio gratuito e sicuro!”. Sono entrato. L’elettricità era saltata. Seduta a una scrivania illuminata da alcune candele, una giovane reclutatrice ha attaccato a parlare con un accento americano esagerato, come un personaggio dei Monty Python. “Se ti do un argomento”, ha chiesto, “sei in grado di parlarne per trenta secondi di fila? L’argomento è: la tua città”. Ho preso a sciorinare fatti su New York – “Per strada vendono hot dog. C’è una via che si chiama Madison avenue” – finché lei mi ha interrotto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Bene, Andrew. In realtà non ci interessano tanto i contenuti quanto il tono e la sicurezza della voce, che nel tuo caso sono lieta di definire eccellenti, motivo per cui ti segnalerò come un ottimo elemento. Complimenti”. Sapevo che stava recitando un copione, eppure non ho potuto fare a meno di provare una punta di orgoglio. “Il che vuol dire che sei appena stato selezionato per il nostro esclusivo corso di ricerca di un lavoro nel settore Bpo, che si terrà domenica. Il che vuol dire che ora devi pagare cinquecento rupie”. Ho sborsato la somma, undici dollari, l’equivalente di una settimana di paga media di un lavoratore indiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A scuola</strong><br />
Il “corso per migliorare le nostre competenze” consisteva in una tizia che leggeva un libretto fotocopiato mentre io e altre novantanove persone prendevamo appunti. “Cos’è un call center secondo voi?”, urlava. Poi, senza darci il tempo di aprire bocca, recitava la risposta corretta: “Un call center è un posto dove” – con un cenno ci esortava a scrivere – “prestiamo dei servizi ai nostri clienti e” – pausa, tutti annotavano – “il responsabile dell’assistenza clienti gestisce le richieste di informazioni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cinque ore siamo rimasti inchiodati ad ascoltarla recitare l’intero opuscolo, che spaziava da “gli elementi di modulazione della voce” a come vestirsi per un colloquio di lavoro a che tipo di clienti ci sarebbero potuti capitare. “Primo tipo: l’eccentrico!”, gridava la tizia. “Secondo, l’arrogante!”. “Terzo, il cafone!”. “Quarto, l’attaccabrighe!”. “Quinto, il circospetto!”. “Sesto, l’aggressivo”. “Settimo, il mite”. “Avete domande?”. “Scusi”, ha chiesto un ragazzo seduto in prima fila, “lei ha detto che la cravatta dovrebbe arrivare a metà busto, giusto?”. “Sì”. “Ma io non ho cravatte. In India non portiamo la cravatta”. “È vero”, ha risposto lei. “Ci sono altre domande?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle mie freschissime competenze comunicative, ho trovato un posto alla Delhi Call Centre. Il primo giorno l’auto aziendale ci porta a Okhla, una fangosa zona industriale sulle rive del fiume Yamuna, lasciandoci di fronte all’anonimo cancello metallico di un bunker in cemento bianco. Dopo aver superato delle scale e un architrave decorato da una svastica di buon auspicio, ci ritroviamo in una sala conferenze che odora di disinfettante. Mentre aspettiamo, mi guardo attorno: quasi lo stesso numero di donne e di uomini, quasi tutti tra i venti e i trent’anni e di estrazione borghese. Se fossi indiano, sarei perfettamente inserito. Ma con i miei capelli rossicci e la pelle chiara, sono un ufo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Che sta facendo?”, sussurra in hindi una ragazza alle mie spalle.<br />
“Sta scrivendo!”, risponde il suo amico.<br />
“Scrivendo cosa?”.<br />
“Non lo so, chiediglielo!”.<br />
Dopo un’ora di attesa entra la nostra <em>trainer</em>, Lekha, una ragazza alta, magra e con gli occhi sgranati da bambola. Ha un accento che nelle alte sfere del settore Bpo è definito “perfettamente neutrale”: le vocali sono morbide e lunghe, la “r” è un ragionevole compromesso tra alveolare e monovibrante alveolare. “La formazione dura tre settimane”, ci spiega. “Comprende lezioni di pronuncia e di cultura. Diamo per scontato che voi tutti abbiate già un accento più che decente”. In tono scherzosamente minaccioso, elenca le regole: è vietato bere, mangiare e usare il cellulare. Inoltre, aggiunge per punzecchiarci, ci prenderà una rupia per ogni parola non inglese che sentirà in classe. “Avete domande?”. “Quando ci pagherete?”, chiede un ragazzo con un berretto da baseball della Nike, occhiali da sole con le lenti gialle e una barbetta curatissima. Se fossimo a New York direi che è un <em>party promoter</em> di Long Island City.</p>
<p style="text-align: justify;">“Molto spiritoso”, risponde Lekha. “Sarete pagati, anche per le tre settimane di formazione, ma solo tra due mesi. Sapete come funziona qui: non vogliamo che la gente sparisca appena finisce il corso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la prima pausa sigaretta, Mr Long Island City mi rivela che invece il suo piano è proprio quello: si è già fatto una quindicina di corsi in varie ditte di New De­lhi. “Che senso ha rimanere per sgobbare? E poi”, aggiunge con un sorriso malizioso, “così incontri molte più ragazze”. Dopo la pausa facciamo un giro degli uffici ancora vuoti (gli operatori arriveranno più tardi). Gli ingombranti computer hanno un’aria tra il rétro e l’antidiluviano. Come ammette la stessa Lekha, Dcc non è “uno di quei posti tipo Dell o Ibm, con le postazioni di lavoro all’avanguardia e la mensa con McDonald’s”. A quel punto le torna in mente un’altra regola: “È vietato allontanarsi durante gli orari di lavoro. Potete uscire qui fuori a fumare, ma senza oltrepassare il cancello”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pausa successiva chiedo a Mr Long Island City se questa regola non gli sembra strana. “No, è per ragioni di sicurezza”, mi spiega. “Soprattutto per le ragazze. Non sai mai cosa può succedere”. Un altro compagno di corso ha una teoria diversa: “Là fuori c’è l’India, amico”, mi fa, indicando il cancello, oltre il quale vediamo una capra che urina. “Se usciamo e rientriamo, rischiamo di portare dentro l’India”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vent’anni fa, prima che l’India aprisse i suoi mercati al resto del mondo, le prospettiva di carriera qui erano poche. Gli uomini potevano diventare operai o magari funzionari, ma le donne, anche le più ambiziose, spesso cedevano alle pressioni sociali e rimanevano a casa. Oggi quasi la metà degli impiegati nei Bpo è composta da donne, e molte guadagnano più dei loro genitori. I sostenitori dell’economia di mercato, che tendono a confondere l’aumento degli stipendi con l’aumento della felicità, si sono affrettati a celebrare l’India per la sua “maturità” economica. Ma la verità è più complessa: secondo i sondaggi, poter contare su un crescente benessere non sempre rende felici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli operatori dei call center ottengono l’indipendenza economica a rischio di perdere la loro identità. Nei Bpo lo stipendio è proporzionale alla capacità di occidentalizzare il proprio nome, l’accento e, almeno in parte, il proprio atteggiamento. Scimmiottare la cultura occidentale era già una moda. Nei Bpo è diventata una politica aziendale. Gli operatori sanno che il loro lavoro esiste solo grazie allo scarso valore che il mercato globale attribuisce alla manodopera indiana. Più abbracciano la logica del capitalismo globale e più devono fare i conti con la consapevolezza di valere meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni giorno, alla fine delle lezioni, l’auto aziendale mi riporta davanti allo showroom della Toyota. Da lì prendo una stradina sterrata, poi giro in un vicolo così stretto che una mucca e un essere umano ci stanno a malapena (parlo per esperienza). Come gran parte degli operatori di Bpo che non sono di New Delhi, ho affittato una stanza in una pensione. Per l’equivalente di ottanta dollari al mese ho una cella di sei metri quadri con un letto matrimoniale di compensato, un ventilatore al soffitto e due finestre coperte da fogli di giornale, oltre a due pasti caldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pensione ho conosciuto Satish, un ragazzo esile e occhialuto che si occupa di computer e sembra sempre raffreddato. Un giorno mi ha tirato per una manica e mi ha sussurrato che quella sera sarebbe venuta Shail, la sua ragazza. Shail vive in una pensione per ragazze in fondo alla strada, ma i due non si vedono quasi mai perché lei fa il turno di notte in un call center. Shail ha 23 anni e viene da una cittadina dell’Uttar Pradesh. Al college si è diplomata con il voto più alto, ma ha sempre saputo che sarebbe finita a lavorare in un call center. Risponde al telefono per conto dell’azienda statunitense Target e dice ai clienti quanto credito gli rimane sui loro buoni regalo. Il lavoro è noioso, ma almeno sta “imparando a sentirsi indipendente” e mette da parte i soldi per la sua dote.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-2.jpg" rel="lightbox[14960]"><img class="alignnone size-full wp-image-14963" title="Indian call centre" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-call-centre-2.jpg" alt="" width="450" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Shail è una ragazza sveglia e simpatica, una bellezza acqua e sapone. Le ho chiesto dove ha conosciuto Satish. “Su internet”, mi ha risposto con una risatina. “Sulla chat di Yahoo. Mi ha fatto la proposta senza avermi mai vista. Ero così imbarazzata”. Satish aveva scelto a caso il suo nickname e le aveva “fatto la proposta” di uscire. In seguito mi ha raccontato che l’aveva già fatto con decine di ragazze. “Abbiamo cominciato a parlare e mi sono resa conto che mi amava davvero. Dopo qualche mese, ho accettato la sua proposta”.</p>
<p style="text-align: justify;">Satish e Shail vorrebbero lavorare per qualche anno a New Delhi prima di sposarsi e trasferirsi in Tamil Nadu, lo stato di origine di Satish. Quando smetto di farle domande, Shail ne fa una a me. “Ho notato che alcuni americani non apprezzano gli indiani. Diventano sgarbati appena scoprono che sono indiana. Come mai?”. Balbetto qualcosa sul protezionismo, ma la verità è che non so cosa dire.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina seguente, di sabato, esco sul tardi a fare colazione. Al mio ritorno trovo un uomo seduto sul mio letto, vestito di tutto punto e addormentato. Scopro così che la mia cella è diventata una “camera doppia” e che Amit è il mio nuovo compagno di stanza. Sta recuperando dopo un triplo turno di 36 ore in un’azienda che fornisce assistenza informatica. Per un mese io e Amit dormiamo nello stesso letto. È abbastanza largo da permetterci di non toccarci, ma ognuno sente l’altro respirare. Le notti in cui salta l’elettricità e il ventilatore si ferma, rimaniamo svegli a sudare, imprecare e invocare un po’ di sollievo.</p>
<p style="text-align: justify;">Faccio amicizia anche con Arjuna, un ragazzo in carne con una fossetta sul mento. Affitta un bilocale nel quartiere. Tra i suoi hobby ci sono suonare la batteria e i viaggi in moto da solo sull’Himalaya. Anche nell’opprimente afa estiva non esita a indossare la sua tuta da motociclista: bomber nero, stivali neri e bandana intorno al collo. Arjuna mi racconta che ha passato i primi sei mesi del 2003 a raccogliere fondi per il Partito repubblicano degli Stati Uniti. Lavorava per l’azienda di outsourcing Hcl e doveva chiamare gli iscritti al partito invitandoli a fare una donazione. Arjuna dice che si divertiva, però era contrario a Bush, soprattutto alla guerra in Iraq. Gli chiedo se si sente responsabile della sua rielezione. “Per fortuna all’epoca non ero molto bravo”, ammette.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre ripercorre gli otto anni di lavoro passati nel settore, i suoi occhi si accendono. Arjuna contava di lavorare nei call center solo per qualche mese. Oggi, a 34 anni, si sente in trappola. Lavora ancora per la Hcl, dove si occupa di assistenza ai clienti per conto della British Telecom. “Sono anni che ‘perfeziono le mie competenze’”, osserva con amarezza. “Quali competenze? L’accento e la dizione? E questo dovrebbe assicurarmi una carriera?”. Arjuna è nato a Calcutta e non è mai andato d’accordo con i genitori. “Negli Stati Uniti ve ne andate di casa dopo il liceo o il college”, dice. “Qui non funziona così”.</p>
<p style="text-align: justify;">In famiglia si aspettavano che restasse a casa, lavorasse nella banca dove lavorava il padre e sposasse la sua fidanzatina del liceo. Invece ha sconvolto tutti trasferendosi a New Delhi. I Bpo facevano al caso suo. I corsi di formazione culturale gli hanno fatto scoprire società dove i ragazzi vivono come vogliono. Con il suo accento americano impressionava i colleghi. E quando ha ricevuto il primo stipendio, ne ha assaggiato il potere liberatorio. Ben presto, però, i suoi interessi personali hanno cominciato a sembrargli meno interessanti. Non era più in contatto con la famiglia e la sua fidanzatina del liceo era rimasta a Calcutta e aveva incontrato qualcun altro, mentre lui a New Delhi non aveva trovato nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo giorno di “formazione culturale” Lekha disseziona la psiche australiana in venti minuti. “Vi elencherò alcuni fatti”, attacca. “L’Australia è nota per essere il pae­se più stupido. Fino a poco tempo fa non esistevano i college. Quindi dovete parlare lentamente”. Un ragazzo con il turbante accanto a me annota “parlare lentamente” nel suo quaderno. “Anche dal punto di vista tecnologico sono un po’ arretrati. L’australiano medio, per dire, ha il Nokia 3110 classic”. L’informazione scatena una risatina generale. “Gli australiani bevono sempre”, continua Lekha. “Se chiamate il venerdì sera, saranno sistematicamente ubriachi. Ah, e non provate a fare conversazione sugli animali, mi raccomando. Sull’argomento sono piuttosto suscettibili”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Che tipo di persone sono gli australiani?”, chiede qualcuno. “Be’, come prima cosa”, risponde Lekha, “è inutile negarlo: sono razzisti. Non amano gli indiani. Il termine preferito per indicarci è <em>brown bastards</em>. Se sentite espressioni del genere, riattaccate”.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui finisce la nostra lezione di sociologia sull’Australia. Passiamo alla geografia. Lekha disegna un cerchio sulla lavagna e lo divide in spicchi. “Naturalmente sapete tutti che l’Australia è divisa in sei stati”. A quanto pare sono l’unico che ignorava la cosa. Dopo dieci minuti passiamo al capitolo “pseudonimi inglesi”. Lekha ci spiega che al lavoro avremo dei nomi non indiani, “tranne Andrew, che può tenere Andrew”. Alcuni scelgono un nome che somiglia al loro (Adarsh diventa Adam), altri prendono il nome di un personaggio famoso. Lekha ci consiglia di non usare l’espressione “call center” durante le chiamate. Inoltre non dovremo dire dove ci troviamo o che ora è da noi, a meno che non ci venga chiesto esplicitamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando manca poco alla fine della lezione, Lekha porta la conversazione sul sottoscritto. È vero che alloggio in una pensione per indiani? “È vero”, rispondo. “Non volevi vivere con gli altri stranieri?”, mi chiede. “No”, rispondo. “In genere ordinano pizza a domicilio e si lamentano del caldo. Volevo vivere un’esperienza più completa”. “Quindi hai qualcosa contro i tuoi connazionali?”, mi chiede. Per lei, come per i miei colleghi, è assolutamente normale che i bianchi vogliano autosegregarsi e mangiare cibo insipido.</p>
<p style="text-align: justify;">A pranzo e durante le pause chiacchiero con vari colleghi. Vidya ha 19 anni ma sembra più giovane. È una bravissima studentessa di chimica, ma ha dovuto sospendere l’università per aiutare la famiglia. Indossa jeans a vita bassa e magliette con scritte scintillanti del tipo “No Angel”, e passa gran parte delle pause a flirtare con Mr Long Island City. Le altre ragazze – soprattutto le poche sposate, sulla trentina e che portano il più tradizionale <em>salwar kameez</em> – passano le pause a sparlare dell’attrice Vidya Balan.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono l’unico del mio corso che non ha mai lavorato in un Bpo. Gli altri hanno tutti aneddoti legati alle loro precedenti esperienze, che chiamano “processi”. Nidhi preferisce i “processi in entrata” (cioè rispondere alle chiamate) ai “processi in uscita” (fare le chiamate), perché non le piace disturbare la gente. Quasi tutti hanno lavorato nel campo delle “vendite estreme”. Rohan e Sube dicono di preferire i “finti processi” (le truffe). “È semplicissimo”, mi spiega Rohan. “Chiami un cliente americano e gli dici: ‘Il governo regala soldi!’”. “Basta dire ‘regala soldi’ e lasciar reagire le persone”, conferma Sube.</p>
<p style="text-align: justify;">Rohan prosegue: “A quel punto dici: ‘Deve solo darmi qualche informazione, poi non si preoccupi, riempiamo noi la domanda, lei non deve fare nulla. Deve solo pagare il servizio’”. “In realtà non c’è nessuna domanda, nessun servizio”, dice Sube, con gli occhi che brillano. “Ti danno tutte le informazioni al telefono, ma tu non scrivi nulla, annoti solo il numero della carta di credito. Poi ti prendi la tua provvigione e la settimana seguente l’azienda stacca il telefono”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti sono felici di farmi un resoconto delle diverse nazionalità che hanno incontrato. “Gli inglesi s’innervosiscono”, afferma Nidhi. “Gli americani invece urlano”, osserva Sube. Tutti mi assicurano che la maggior parte dei clienti si comporta bene, però hanno aneddoti sulle telefonate migliori e peggiori. “Ricordo un tizio che mi ha chiamato e se n’è uscito dal nulla con una cosa come: ‘Pachistano di merda!’”, mi racconta Arnab durante una pausa. “Non ce la prendiamo per queste cose, fanno parte del lavoro. Così gli ho risposto, con molta calma: ‘Se fossi un pachistano, signore, sarei un pachistano che l’aiuta a riparare il suo computer’. Alla fine si è scusato e mi ha dato il massimo dei punti nella valutazione della telefonata”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i suoi capelli impomatati, i denti bianco perla e quel suo modo affabile di darmi grandi pacche sulla schiena, Arnab potrebbe essere un deputato statunitense. Solo dopo diverse chiacchierate scopro che, durante il suo dottorato alla prestigiosa Jawaharlal Nehru university, era anche un militante marxista. Lavora nei Bpo perché la sua famiglia ha bisogno di soldi, ma il suo sogno è organizzare i lavoratori: “Sto riflettendo su come far crollare il sistema dall’interno. Nel frattempo incasso con piacere la loro paga”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per problemi legati al visto non ho portato a termine la formazione, ma sono rimasto in contatto con alcuni colleghi. Molti di loro hanno mollato poco dopo di me per lavori pagati meglio. Un anno dopo Arnab ha abbandonato i suoi sogni marxisti e ora lavora alla Dartnell Publications, un’azienda statunitense che ha un ufficio a New De­lhi. Scrive newsletter sulle strategie di management. Ormai costella le sue email di espressioni come<em> take it easy</em> e <em>no worries</em> e si firma Joe. Mi dice che la formazione culturale ora gli sembra un pessimo tentativo di lavaggio del cervello. “Ci chiedono di odiare tutto ciò che è indiano e di amare tutto ciò che è occidentale, ma non li prendiamo mai sul serio”, spiega. Gli è stato chiesto di mangiare cibo americano e di ascoltare musica americana. “Ma tutto questo non ci ha resi meno indiani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Arjuna è più combattuto. Si occupa ancora di assistenza ai clienti, è ancora sull’orlo della depressione ed è ancora single. Non ha mai imparato a frequentare una ragazza senza impegno, come fanno gli americani. Ma non si è mai neanche rassegnato a usare i siti di annunci matrimoniali, popolarissimi in India. “I matrimoni combinati sono una buffonata”, dice. Arjuna è troppo occidentalizzato per essere felice in India. Parla con l’accento americano, ascolta rock americano e il suo malessere è tipicamente americano. Ammette che la sua vita sarebbe stata più semplice se non si fosse allontanato da casa. “Ho passato l’adolescenza a cercare il mio vero io”, dice. “A volte ho l’impressione di averlo distrutto. Mi sento sospeso a metà”.</p>
<p style="text-align: justify;">Traduzione di <strong>Fabrizio Salulini<br />
</strong>da<strong> Internazionale</strong>, numero 932, 20 gennaio 2012<br />
articolo originale di <strong>Andrew Marantz, Mother Jones</strong></p>
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		<title>Fate il vostro lavoro a casa prima di prenotare un &#8220;tour culturale&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 23:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Molte vacanze di gruppo organizzate da tour operator visitano le popolazioni indigene più  per voyeurismo e ne vengono solo profitti per i tour operator Una volta i turisti andavano in India per visitare i luoghi del &#8220;triangolo d&#8217;oro&#8221; -, templi fortezze e palazzi di Delhi, Jaipur e il Taj Mahal. Un viaggiatore di oggi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #808000;"><em>Molte vacanze di gruppo organizzate da tour operator visitano le popolazioni indigene più  per voyeurismo e ne vengono solo profitti per i tour operator</em></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una volta i turisti andavano in India per visitare i luoghi del &#8220;<em>triangolo d&#8217;oro</em>&#8221; -, templi fortezze e palazzi di Delhi, Jaipur e il Taj Mahal. Un viaggiatore di oggi è altrettanto probabile che comprenda un tour nelle baraccopoli di Calcutta o una gita in una remota zona tribale. &#8220;<strong><em>Autenticità</em></strong>&#8221; è la nuova missione, e andare verso destinazioni sempre più remote.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Members-of-the-Bonda-peop-007.jpg" rel="lightbox[14947]"><img class="alignnone size-full wp-image-14948" title="Members of the Bonda people, in Orissa, India, who are increasingly visited by 'cultural tours'. Photograph: Boaz Rottem/Alamy" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Members-of-the-Bonda-peop-007.jpg" alt="" width="450" height="270" /><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma nella nostra ricerca per l&#8217;esotico e l&#8217;autentico, rischiamo di distruggere la cosa che cerchiam0</strong>.<br />
<span id="more-14947"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I normali ritmi e le dinamiche della vita del villaggio cessano con i bus carichi di turisti che cominciano ad arrivare a ritmo regolare. Non importa quanto buone siano le intenzioni del viaggiatore &#8220;<em>etico</em>&#8221; o del tour operator con le soste per le &#8220;<em>visite culturali</em>&#8221; con l&#8217;intenzione di interagire in un&#8217;uguaglianza impossibile. I visitatori si sentono a disagio, voyeuristico o impotenti di fronte alla povertà, e le popolazioni indigene imparano a vedere il visitatore come un bancomat che cammina. Nessuno è più ricco da questa esperienza, ad eccezione del tour operator.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono molte lodevoli, progetti di turismo responsabile là fuori, ma è difficile per il viaggiatore decifrare il gergo del marketing e stabilire la natura della transazione con le popolazione locali. Sovente le agenzie di viaggio si vantano che le comunità ospitanti ricevono una &#8220;<em>percentuale sui profitti</em>&#8220;. Ma questa &#8220;<em>quota</em>&#8221; è spesso meno del 2%. E chi nella comunità ottiene questo denaro? Come viene distribuita? Che dire di individui che vogliono uscire? Cosa fanno quando le loro case e lo stile di vita sono diventati un&#8217;altra tappa nel percorso turistico? L&#8217;industria ha fatto passi e tentativi nella direzione giusta, stabilendo codici di condotta e commercio con equi schemi, ma questi sono volontari tutt&#8217;altro che universali. I governi hanno il dovere di proteggere le comunità più vulnerabili come i Bonda (tribù locale dello stato dell&#8217;Orissa) dallo sfruttamento, ma la volontà di fare questo arriverà solo quando i viaggiatori cominceranno a muoversi con i loro piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">In assenza di regolamenti compatibili, spetta ai viaggiatori fare i compiti. Se si vuole uscire dai sentieri battuti per avere un&#8217;esperienza autentica, lasciate perdere il pullman e organizzate il pernottamento in una casa di soggiorno o in una pensione a gestione locale e non solamente per avere l&#8217;opportunità delle foto. In alternativa, cercate iniziative affidabili su piccola scala, che portano piccoli gruppi in zone rurali, organizzate soggiorni in pensioni gestiti dal villaggio e i profitti che ritorneranno resteranno lì e alimenteranno le comunità locali. Costerà più di un viaggio in pullman, ma alla fine si tratta di una esperienza più arricchente sia per gli ospiti che per i visitatori.</p>
<p>liberamente tratto da un articolo di <strong>Joanne O&#8217;Connor</strong>,<br />
dal<strong> Guardian</strong>, 21 gennaio 2012</p>
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		<title>Makar Sankranti Kite Festival &#8211; Festival degli aquiloni in India</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 07:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coloratissimi aquiloni per il festival che si tiene dal 14 al 25 gennaio a Ahmedabad in Gujarat, il Makar Sankranti Kite Festival. La festa celebra il solstizio d&#8217;inverno, che una volta si teneva alla fine di dicembre. A causa delle discrepanze tra il calendario solare e quello lunare, la data è slittata nei secoli, fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Coloratissimi aquiloni per il festival che si tiene dal 14 al 25 gennaio a <strong>Ahmedabad</strong> in <strong>Gujarat</strong>, il <strong>Makar Sankranti Kite Festival</strong>. La festa celebra il solstizio d&#8217;inverno, che una volta si teneva alla fine di dicembre. A causa delle discrepanze tra il calendario solare e quello lunare, la data è slittata nei secoli, fino ad arrivare al 14 gennaio. Il volo degli acquiloni è l&#8217;attività principale durante questo festivial che celebra l&#8217;inziio della stagione del raccolto.</p>
<p>Cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/12.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14891" title="Indian Shakunthala Bhai prepares kites at her workshop in Hyderabad, on January 3, 2012, for the forthcoming Makar Sankranti kite festival which occurs on January 14, 2012. Kite flying is the major activity on the day of Makar Sankranti festival celebrating the beginning of the harvest season. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/12-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/22.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14892" title="Preparing ahead for the 22nd Kite festivainat New Delhi, India EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/22-300x206.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/32.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14893" title="Indian boys play carrom board game at the kites' outlet in Hyderabad, on January 3, 2012, for the forthcoming Makar Sankranti kite festival which occurs on January 14. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/32-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/42.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14894" title="Indian Mahesh Singh displays kites printed with the image of social activist Anna Hazare at his workshop in Hyderabad. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/42-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p><span id="more-14890"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I confini tra reale e immaginario si confondono. Aquile nel cielo. In India gli aquiloni sono una vera e propria forma d’arte. Infatti vengono utilizzati nelle manifestazioni religiose come tramite tra la terra e il cielo, tra il luogo dei fatti e quello evanescente dei desideri. Durante questa celebrazione all&#8217;attività del volo degli acquiloni è affiancata quella delle yoga, con bamibini di ogni età coinvolti con dimostrazioni di yoga e di danza.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/53.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14895" title="Eagles fly around an eagle-shaped kite at international kite festival in western Indian city of Ahmedabad REUTERS/Amit Dave " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/53-300x185.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/62.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14896" title="Indian schoolchildren perform yoga during a rehearsal for the inaugural ceremony of the International Kite Festival in Ahmadabad. AP Photo/Ajit Solanki" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/62-300x165.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/71.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14897" title="In this Monday, Jan. 9, 2012 photo, Indian schoolchildren perform yoga during a rehearsal for the inaugural ceremony of the International Kite Festival in Ahmadabad, India. AP Photo" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/71-300x179.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/81.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14898" title="Indian workers prepare balls of coloured kite thread by a roadside in Amritsar. AFP PHOTO/ NARINDER NANU" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/81-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/91.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14899" title="Indian workers prepare balls of coloured kite thread by a roadside in Amritsar for the Lohri Festival, is marked in northern India with celebrations involving the flying and battling of kites. AFP PHOTO/ NARINDER NANU" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/91-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/101.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14900" title="An Indian kite-maker rotates a special kite-reel to wind manjha-special kite flying thread prepared by coating a cotton thread with special mix of glue and ground glass at his roadside shop in Mumbai. AFP PHOTO/Indranil MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/101-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/112.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14901" title="Indian girl Lakshmi displays the kites of the images of Indian cricket players at an outlet in Hyderabad. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/112-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/121.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14902" title="Indian Satyanarayana Singh prepares kites at her workshop in Hyderabad. AFP PHOTO / Noah SEELAMIndian Satyanarayana Singh prepares kites at her workshop in Hyderabad, on January 3, 2012, for the forthcoming Makar Sankranti kite festival which occurs on January 14, 2012. Kite flying is the major activity on the day of Makar Sankranti festival celebrating the beginning of the harvest season. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/121-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/13.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14903" title="An Indian eagle flies next to a kite resembling a stork at the India Gate.  EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/13-300x214.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/14.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14904" title="A Kite with a picture of Mahatma Gandhi is pictured.  EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/14-300x191.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/15.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14905" title="A Kite with a picture of Mahatma Gandhi is pictured in New Delhi.  EPA/ANINDITO MUKHERJEE" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/15-300x213.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/16.jpg" rel="lightbox[14890]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14906" title="Indian men tie a giant kite to the facade of a building housing a kite shop to welcome the New Year in Ahmadabad, India. (AP Photo/Ajit Solanki)" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/16-300x192.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p>fonte <strong>Corriere della Sera</strong>, 11 gennaio 2012</p>
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		<title>India:giudice condanna coppie conviventi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 06:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[In sentenza per omicidio, malgrado sì Corte Suprema a convivenze New Delhi &#8211; Nonostante una sentenza favorevole della Corte Suprema, la convivenza tra coppie non sposate è ancora tabù in India, al punto da essere caondannata come &#8220;immorale&#8221; da un giudice oggi a New Delhi in una sentenza per un omicidio.   Nella rigida società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><em><strong>In sentenza per omicidio, malgrado sì Corte Suprema a convivenze</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">New Delhi &#8211; Nonostante una sentenza favorevole della Corte Suprema, <strong>la convivenza tra coppie non sposate è ancora tabù in India</strong>, al punto da essere caondannata come &#8220;<em>immorale</em>&#8221; da un giudice oggi a New Delhi in una sentenza per un omicidio.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Wedding-Mehndi-Designs411.jpg" rel="lightbox[14885]"><img class="alignnone size-full wp-image-14887" title="Indian Wedding Mehndi" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Indian-Wedding-Mehndi-Designs411.jpg" alt="" width="450" height="291" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nella rigida società patriarcale indiana, dove quasi tutte le unioni sono ancora combinata dai genitori, la convivenza è rara, ma in aumento fra coppie benestanti nelle metropoli. &#8220;<em>Un vergognoso prodotto della cultura occidentale</em>&#8220;, ha detto il giudice.</p>
<p>fonte <strong>ANSA</strong>, 18 gennaio 2012</p>
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		<title>A Palamedu si prende il toro per le corna</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 06:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Si svolge ogni anno in India, nel villaggio di Palamedu, vicino alla citta di Madurai, il Festival dei domatori di tori. Gli animali vengono liberati e lanciati lungo un percorso. I toreri devono riuscire a prendere il toro per le corna e correre aggrappati per almeno 30 metri. Alla manifestazione partecipano miglia di persone e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolge ogni anno in India, nel villaggio di <strong>Palamedu</strong>, vicino alla citta di <strong>Madurai</strong>, il <strong><em><span style="color: #808000;">Festival dei domatori di tori</span></em></strong><em><span style="color: #808000;">.</span> </em>Gli animali vengono liberati e lanciati lungo un percorso.</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-circondato-dai-partecipant-alla-manifestazione.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-full wp-image-14872" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-circondato-dai-partecipant-alla-manifestazione.jpg" alt="" width="450" height="303" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I toreri devono riuscire a prendere il toro per le corna e correre aggrappati per almeno 30 metri. Alla manifestazione partecipano miglia di persone e vengono impiegati oltre 600 tori.<br />
<span id="more-14871"></span></p>
<p>cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-riesce-a-catturare-un-toro-acchiappandolo-per-le-corna.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14873" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-riesce-a-catturare-un-toro-acchiappandolo-per-le-corna-300x198.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14874" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna-300x190.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna-2.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14875" title="A young man attempts to catch a bull during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-giovane-tenta-di-catturare-un-torso-in-corsa-afferandogli-le-corna-2-300x207.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-afferra-uno-dei-tori-durante-la-corsa.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14876" title="A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-afferra-uno-dei-tori-durante-la-corsa-300x189.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-si-aggrappa-al-toro-cercando-di-raggiungere-le-corna.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14877" title="A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-ragazzo-si-aggrappa-al-toro-cercando-di-raggiungere-le-corna-300x205.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-si-scaglia-contro-uno-dei-partecipanti.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14878" title="A bull runs through a crowd and attacks a bull fighter duirng the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Un-toro-si-scaglia-contro-uno-dei-partecipanti-300x194.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Uno-dei-partecipanti-rischia-di-essere-travolto-dal-toro.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14879" title="A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Uno-dei-partecipanti-rischia-di-essere-travolto-dal-toro-300x192.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-partecipanti-si-lanciano-alla-cattura-dei-tori.jpg" rel="lightbox[14871]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14880" title=" A bull runs through a crowd with a young bull-fighter hanging on during the bull-taming festival of Jallikattu at Palamedu village " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/I-partecipanti-si-lanciano-alla-cattura-dei-tori-300x174.jpg" alt="" width="225" height="148" /></a></p>
<p>fonte <strong>ANSA</strong>, 16 gennaio 2012</p>
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		<title>Rangoli, la &#8220;street art&#8221; sacra della tradizione induista</title>
		<link>http://www.shambhoo.com/2012/01/rangoli-la-street-art-sacra-della-tradizione-induista/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 23:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Immagini da Hydebarad, Andhra Pradesh, India Centrale. Propongono una competizione di Rangoli, una particolare arte decorativa tradizionale del grande Paese asiatico e della religione induista. Cliccare sulle immagini per ingrandirle I &#8220;disegni&#8221; vengono creati nelle strade o nei cortili durante il tradizionali, a loro volta coloratissimi, festival Indù. Si utilizzano riso e farine secche colorate, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Immagini da <strong>Hydebarad</strong>, Andhra Pradesh, India Centrale. Propongono una competizione di <strong>Rangoli</strong>,<strong> una particolare arte decorativa tradizionale del grande Paese asiatico e della religione induista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Cliccare sulle immagini per ingrandirle</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/111.jpg" rel="lightbox[14755]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14767" title="Indian women participate in a Rangoli competition (hindu ritual design) in Hyderabad, on January 11, 2012. Rangoli is a traditional decorative folk art from India. These are decorative designs made on floors of living rooms and courtyards  are meant as sacred welcoming areas for the Hindu deities  during Sankranthi festival is also known as the harvest festival and is celebrated on 14th January through the country and marks the transition from winter to spring. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/111-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/21.jpg" rel="lightbox[14755]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14768" title="An Indian woman applies colored powder at a Rangoli (hindu ritual design) during a competition  in Hyderabad, on January 11, 2012. Rangoli is a traditional decorative folk art from India. These are decorative designs made on floors of living rooms and courtyards  are meant as sacred welcoming areas for the Hindu deities  during Sankranthi festival is also known as the harvest festival and is celebrated on 14th January through the country and marks the transition from winter to spring. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/21-300x204.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><span id="more-14755"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I &#8220;disegni&#8221; vengono creati nelle strade o nei cortili durante il tradizionali, a loro volta coloratissimi, festival Indù. Si utilizzano riso e farine secche colorate, petali di fiori e sabbia. Una consuetudine diffusa in molti stati indiani.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/31.jpg" rel="lightbox[14755]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14769" title="An Indian woman participates in a Rangoli competition (hindu ritual design) in Hyderabad, on January 11, 2012. Rangoli is a traditional decorative folk art from India. These are decorative designs made on floors of living rooms and courtyards  are meant as sacred welcoming areas for the Hindu deities  during Sankranthi festival is also known as the harvest festival and is celebrated on 14th January through the country and marks the transition from winter to spring. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/31-300x177.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/41.jpg" rel="lightbox[14755]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14770" title="Indian women participate in a Rangoli competition (hindu ritual design) in Hyderabad, on January 11, 2012. Rangoli is a traditional decorative folk art from India. These are decorative designs made on floors of living rooms and courtyards  are meant as sacred welcoming areas for the Hindu deities  during Sankranthi festival is also known as the harvest festival and is celebrated on 14th January through the country and marks the transition from winter to spring. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/41-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/52.jpg" rel="lightbox[14755]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14771" title="Indian women participate in a Rangoli competition (hindu ritual design) in Hyderabad, on January 11, 2012. Rangoli is a traditional decorative folk art from India. These are decorative designs made on floors of living rooms and courtyards  are meant as sacred welcoming areas for the Hindu deities  during Sankranthi festival is also known as the harvest festival and is celebrated on 14th January through the country and marks the transition from winter to spring. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/52-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/61.jpg" rel="lightbox[14755]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14772" title="Indian women participate in a Rangoli competition (hindu ritual design) in Hyderabad, on January 11, 2012. Rangoli is a traditional decorative folk art from India. These are decorative designs made on floors of living rooms and courtyards  are meant as sacred welcoming areas for the Hindu deities  during Sankranthi festival is also known as the harvest festival and is celebrated on 14th January through the country and marks the transition from winter to spring. AFP PHOTO / Noah SEELAM" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/61-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a> </p>
<p>da <strong>la Repubblica Viaggi</strong>, 11 gennaio 2012</p>
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		<title>Il messaggio dallo Slum di Mumbai &#8211; Poveri ma anche gloabali e dinamici</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 06:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si possono scrivere libri raccontando le storie che prendono forma ogni giorno a Dharavi, lo slum che è un po’ il cuore di Mumbai, uno dei più grandi dell’India e dell’Asia, un milione di persone in meno di 1,8 chilometri quadrati. Le piccole fabbriche tossiche che riciclano la plastica e l’alluminio delle lattine, la paga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si possono scrivere libri raccontando le storie che prendono forma ogni giorno a <strong>Dharavi, lo slum che è un po’ il cuore di Mumbai, uno dei più grandi dell’India e dell’Asia, un milione di persone in meno di 1,8 chilometri quadrati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/mumbai-slums_cleaned.jpg" rel="lightbox[14748]"><img class="alignnone size-full wp-image-14750" title="Dharavi slums in Mumbai" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/mumbai-slums_cleaned.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le piccole fabbriche tossiche che riciclano la plastica e l’alluminio delle lattine, la paga di meno di due euro al giorno per dieci ore di lavoro a tingere tessuti, i bambini nelle case umide e minime.<br />
<span id="more-14748"></span>E le <strong>caste</strong> ancora vive, i tempietti di Ganesh, le scuole in stanze buie, le donne che modellano vasi. L’India poverissima, insomma, quella di cui si parla sempre. Però si può anche raccontare altro, forse più interessante.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, chi visita Dharavi incontra gli attivisti che ancora, dopo anni, si oppongono ai piani di ristrutturazione dello slum e che hanno l’appoggio di oltre il 70% di chi ci vive. Si oppongono alla speculazione che accompagnerebbe il rifacimento dell’area. Ma soprattutto difendono quello che Dharavi è diventato in decenni: non più una baraccopoli di latta e cartoni ma una città, certo di case malsane, buie e minuscole ma in muratura, ormai, e soprattutto un luogo dove tutti lavorano, magari sfruttati ma con la voglia di uscire dalla miseria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/dharavi-slum1_cleaned1.jpg" rel="lightbox[14748]"><img class="alignnone size-full wp-image-14751" title="Details of Dharavi Slum in Mumbai" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/dharavi-slum1_cleaned1.jpg" alt="" width="450" height="235" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A Dharavi ci sono diecimila piccoli business. Ci abitano medici, avvocati, professionisti, poliziotti. Spesso in quattro in una stanza da dieci metri quadrati, ma ci dormono, ci mangiano, ci si lavano e da lì partono per affrontare la città.<br />
Perché a Mumbai, quando hai un tetto sopra la testa hai risolto gran parte dei problemi: la città è in crescita portentosa, le occasioni si moltiplicano.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la storia più interessante che racconta Dharavi: non più lo slum come condanna ma lo slum che si è strutturato, ha costruito tetti solidi e ora funziona da base per la nuova India, non più quella dei villaggi immobili ma quella delle città che non spengono mai le luci. Non è il paradiso, Dharavi. Anzi, è ancora molto inferno. Ma nessuno aspetta più con la mano tesa, nessuno incolpa la globalizzazione, nessuno cerca la sua Merkel sulla quale gettare la croce. Tutti si danno da fare. Una lezione asiatica per europei.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Danilo Taino</strong><br />
da <strong>Idee &amp; opinioni </strong>dal <strong>Corriere della Sera</strong>, 10 gennaio 2012</p>
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		<title>Polizia coinvolta in &#8220;safari umani&#8221; delle isole Andamane in India</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 06:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Sull&#8217;&#8221;Observer&#8221; un video mostra le donne jarawa costrette da un agente a ballare per i turisti Il giornale britannico &#8220;The Observer&#8221; ha diffuso prove del coinvolgimento della polizia nei &#8220;safari umani&#8221; che avvengono nelle isole Andamane, in India. Lo scandalo, denunciato per la prima volta da Survival International nel 2010, riguarda turisti che utilizzano una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #808000;">Sull&#8217;&#8221;Observer&#8221; un video mostra le donne jarawa costrette da un agente a ballare per i turisti</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em></em></strong><span style="color: #000000;">Il giornale britannico &#8220;<em>The Observer</em>&#8221; ha diffuso prove del coinvolgimento della polizia nei &#8220;<em>safari umani</em>&#8221; che avvengono nelle isole Andamane, in India. Lo scandalo, denunciato per la prima volta da <strong>Survival International </strong>nel 2010, riguarda turisti che utilizzano una strada aperta illegalmente per entrare nella riserva della tribù degli <strong>Jarawa</strong>. Le compagnie turistiche e i conducenti dei taxi &#8220;<em>attirano</em>&#8221; gli indigeni con biscotti e dolciumi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/jarawas-in-Andaman_cleaned.jpg" rel="lightbox[14743]"><img class="alignnone size-full wp-image-14744" title="Jarawas in Andaman. Photo from web" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/jarawas-in-Andaman_cleaned.jpg" alt="" width="450" height="313" /></a><span id="more-14743"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;&#8221;Observer&#8221; è entrato in possesso di un video che mostra <strong>alcune donne jarawa obbligate a danzare per i turisti da un poliziotto che pare abbia accettato una &#8220;<em>bustarella</em>&#8221; di circa 240 euro per farli entrare nel territorio</strong>. Un turista aveva già descritto così la sua esperienza a Survival: &#8220;<em>Il viaggio nella riserva tribale era come un vero e proprio safari: stavamo nel mezzo della foresta tropicale in attesa di vedere gli animali selvaggi, ovvero, per essere specifici, gli Jarawa</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tempo Survival International sollecita i turisti a boicottare la strada che, stando agli ordini della Corte suprema dell&#8217;India, dovrebbe essere già chiusa dal 2002. In collaborazione con un&#8217;organizzazione locale chiamata &#8220;<strong>Search</strong>&#8220;, Survival distribuisce volantini ai turisti in arrivo all&#8217;aeroporto delle isole per informarli dei rischi che l&#8217;utilizzo della strada comporta per la tribù. &#8220;<em>Questa storia puzza di colonialismo e dei disgustosi e degradanti &#8216;zoo umano&#8217; del passato</em>&#8221; ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. &#8220;<em>È evidente che l&#8217;atteggiamento di alcuni individui verso i popoli tribali non è cambiato di una virgola. Gli Jarawa non sono animali da circo costretti a ballare su richiesta</em>&#8220;.</p>
<p>fonte <strong>TM News</strong>, 9 gennaio 2012</p>
<p>articoli correlati:<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2011/07/13369viaggio-in-india-survival-chiede-ai-turisti-di-boicottare-il-safari-umano%e2%80%9d/" target="_blank">Survival</a></strong><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2011/07/13369viaggio-in-india-survival-chiede-ai-turisti-di-boicottare-il-safari-umano%e2%80%9d/" target="_blank"> chiede ai turisti di boicottare il &#8220;safari umano&#8221;</a><br />
</strong></span><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2011/01/andamane-i-bracconieri-minacciano-la-sopravvivenza-dei-jarawa/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Andamane: i</span> <span style="color: #ff6600;">bracconieri minacciano la sopravvivenza dei Jarawa</span></a></strong><span style="color: #ff6600;"><strong><br />
</strong></span><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2010/07/bimbi-jarawa-costretti-a-lasciare-la-tribu/" target="_blank">Bimbi jarawa costretti a lasciare la tribù</a></strong><strong><br />
</strong><span style="color: #008080;"><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2010/02/india-morta-lultima-persona-che-parlava-la-lingua-bo/" target="_blank">Morta </a></strong><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2010/02/india-morta-lultima-persona-che-parlava-la-lingua-bo/" target="_blank">l&#8217;ultima</a></strong><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2010/02/india-morta-lultima-persona-che-parlava-la-lingua-bo/" target="_blank"> persona che parlava la lingua &#8220;</a></strong></span><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2010/02/india-morta-lultima-persona-che-parlava-la-lingua-bo/" target="_blank">Bo</a></strong><span style="color: #008080;"><strong><a href="http://www.shambhoo.com/2010/02/india-morta-lultima-persona-che-parlava-la-lingua-bo/" target="_blank">&#8220;</a></strong></span></p>
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		<title>Viaggio nell&#8217;India sacra e misteriosa dei sikh</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 07:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[La festa di Holla Mohalla la rievocazione storiche dei cavalieri dell&#8217;esercito di Nihang, per scoprire i mistici guerrieri del Punjab indiano Il suo nome evoca strane fantasie e mondi misteriosi: Holla Mohalla. Ma è una festa. Una grande festa per i fedeli di religione sikh, che si celebra per più giorni a metà marzo attorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808000;"><strong><em>La festa di Holla Mohalla la rievocazione storiche dei cavalieri dell&#8217;esercito di Nihang, per scoprire i mistici </em></strong></span><span style="color: #808000;"><strong><em>guerrieri del Punjab indiano</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il suo nome evoca strane fantasie e mondi misteriosi: <strong><span style="color: #808000;">Holla Mohalla</span></strong>. Ma è una festa. Una grande festa per i fedeli di religione sikh, che si celebra p<strong>er più giorni a metà marzo attorno al tempio in marmo bianco di Anandpur</strong>, piccola città sulle basse pendici dell&#8217;Himalaya, nel Punjab indiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/anandpur-sahib3_cleaned.jpg" rel="lightbox[14717]"><img class="alignnone size-full wp-image-14723" title="Gurdwara Kesgarh Sahib in Anandpur" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/anandpur-sahib3_cleaned.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808000;"><strong>Anandpur</strong></span> (città della Beatitudine) - dopo il celebre <strong>Tempio d&#8217;Oro</strong> di Amritsar &#8211; è il luogo più sacro per i sikh dove, meta di pellegrinaggio da più di 300 anni.<br />
<span id="more-14717"></span>Fu qui che nel 1699 la guida spirituale Guru Gobind Singh consacrò cinque suoi seguaci, uomini di caste diverse, è fondo quindi la confraternita militare chiamata <strong><span style="color: #808000;">Kalsa </span></strong>(letteralmente puro), una confraternita di guerrieri mistici campioni e difensori anche con le armi della nuova religione, il sikhismo. Li fece bere <em>amrit </em>(nettare9 da una stessa coppa  e impose loro il cognome Singh.</p>
<p style="text-align: justify;">Impostata su un rigido monoteismo privo di clero, di santi e di immagini religiose, di uguaglianza, fratellanza e parità tra tutti gli adepti, si fonda sull&#8217;etica dei comportamenti individuali e rappresenta oggi la quinta religione per numero di adepti, 25 milioni, di cui 19 in India, concentrati soprattutto nello stato nordoccidentale del Punjab.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Anandpur-Sahib-Amritsar_cleaned.jpg" rel="lightbox[14717]"><img class="alignnone size-full wp-image-14724" title="Gurdwara Kesgarh Sahib in Anandpur" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Anandpur-Sahib-Amritsar_cleaned.jpg" alt="" width="450" height="337" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo Holi, la nascita del movimento sikh viene ricordata con la festa dell&#8217;<strong><span style="color: #808000;">Hola Mohalla</span></strong> <span style="color: #000000;">che, istituita dopo che Holi era degenerata  in un&#8217;occasione per regolare vecchi conti in sospeso, a Anadpur è diventata un periodo di riflessione e di celebrazioni. Un gran numero di pellegrini si riuniscono attorno al gurdwara per vedere gli eserciti  di <strong>Nihang</strong> (pittoreschi guerrieri sikh) mettere in scena le sanguinose vicende della storia della loro religione. <br />
</span>Si può così assistere a canti e preghiere, ma anche a duelli rituali tra personaggi in abiti blu dalle vivaci decorazioni color zafferano, con incredibili turbanti adorni di anelli d&#8217;argento e affilate sciabole. Durante il festival si svolgono anche <strong>rievocazioni di antiche battaglie in abiti d&#8217;epoca</strong>, sfilate di colonne militari tra tamburi, insegne e bandiere al vento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Group_of_Nihang_Singhs_cleaned.jpg" rel="lightbox[14717]"><img class="alignnone size-full wp-image-14725" title="Group of Nihang Singhs" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/Group_of_Nihang_Singhs_cleaned.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; anche il tempo per pregare e riaffermare la propria fede. Ma è, fondamentalmente, un periodo di festa con molti canti e balli. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La frontiera dello spirito: Amritsar</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[La pace era palpabile. Intorno al cortile del tempio pellegrini stavano leggendo, pregando, e spazzando il marmo lucido. Nel frattempo l&#8217;aria era piena di musica e canto, diffusa tramite gli altoparlanti discretamente collocati all’interno del santuario dorato che brillavano magnificamente attraverso le tenebre. Era giusto appena le 4:30 del mattino al Golden Temple di Amritsar. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La pace era palpabile. Intorno al cortile del tempio pellegrini stavano leggendo, pregando, e spazzando il marmo lucido. Nel frattempo l&#8217;aria era piena di musica e canto, diffusa tramite gli altoparlanti discretamente collocati all’interno del santuario dorato che brillavano magnificamente attraverso le tenebre. Era giusto appena le 4:30 del mattino al <span style="color: #808000;"><strong>Golden Temple di Amritsar</strong></span>. Qui, in conformità con la filosofia Sikh, tutti sono i benvenuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/amritzar-2.jpg" rel="lightbox[14703]"><img class="alignnone size-full wp-image-14706" title="Golden Temple in Amritsar" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/amritzar-2.jpg" alt="" width="450" height="228" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Circa mezz&#8217;ora dopo un colpo di clacson in una grande curva ha rotto la quiete: il <span style="color: #808000;"><strong>Libro</strong></span>, che mi era stato detto, si era svegliato.<br />
<span id="more-14703"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Considerato la suprema autorità spirituale della religione Sikh, sono stato informato che il <strong><span style="color: #808000;">Guru Granth Sahib </span></strong>non è semplicemente un testo sacro, ma è un soggetto intorno al quale ruota la vita del tempio. Ogni notte &#8220;<em>il Maestro</em>&#8220;, come il tomo è toccante e rispettosamente chiamato, è attentamente preso dalla sua camera da letto durante una sentita cerimonia. E ogni mattina svegliato è restituito all’interno del santuario dorato con un rituale simile. Avvolto in seta, è collocato in un palanchino decorato che viene portato da una folla di uomini che lottano per conquistare questo onore. Ho guardato il suo cammino in mezzo a un mare di turbanti &#8211; ocra, arancio, blu, rosso e altro ancora. <strong>Poi, poco prima dell&#8217;alba mi congedai dal tempio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero appena atterrato un paio d&#8217;ore prima, uno dei primi passeggeri in servizio del nuovo volo della BMI da Heathrow ad Amritsar nella regione settentrionale del Punjab. In altre parti del mondo, arrivando subito dopo le 3:00 del mattino potrebbe essere una prova di resistenza sul come destreggiarsi tra il jetlag e la voglia di dormire. Ma qui il tempismo è perfetto: si può andare direttamente al Tempio d&#8217;Oro per un&#8217;introduzione indicibilmente bella per la città.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #808000;">Amritsar</span> è quel mix vivace di vecchio e nuovo che caratterizza tante città indiane di oggi</strong>. Fondata nel 1570, presenta una combinazione di bazar e grandi centri commerciali, strade alberate e superstrade con larghe corsie. Ho fatto il check-in all’Ista Amritsar, un elegante albergo di una catena contemporanea che riflette la ricchezza moderna del paese. Il gruppo include il rinomato centro termale Ananda nell&#8217;Himalaya e, fortunatamente, l’Ista di Amritsar offre anche modernissimi trattamenti. Dopo un paio d&#8217;ore di sonno, un massaggio jet-lag mi ha ben predisposto per un coinvolgente tour.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo che volevo vedere in giornata è il <strong><span style="color: #808000;">Golden Temple</span></strong><span style="color: #808000;"> o </span><strong><span style="color: #808000;">Tempio d&#8217;Oro</span></strong>, per averlo nella sua atmosfera più sublime. In particolare mi ha incuriosito visitare le zone della cucina. Ogni giorno circa 40.000 persone sono alimentate qui &#8211; gratuitamente. Ho guardato i volontari che spellavano grandi montagne di aglio e zenzero. Mi fermai davanti a vasche enormi di riso e di <em>dahl</em>. Poi ho cercato malamente con la mia mano di arrotolare un chapati, mentre dietro di me l’eco a percussione dei lavaggi di diverse centinaia di vassoi e ciotole di metallo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi adiacente al tempio c’è il luogo più toccante di Amritsar. Il <span style="color: #808000;"><strong>Jallianwala Park</strong></span> è un giardino memoriale estremamente tranquillo. <strong>Qui, il 13 aprile 1919, i soldati del British Indian Army aprirono il fuoco su una riunione di civili disarmati</strong>. Era un periodo di tensione e le autorità britanniche avevano vietato le manifestazioni. Eppure, circa 2.000 persone si erano radunate e stavano celebrando la festa Sikh del Baisakhi. Notoriamente, a causa delle alte mura del parco, la maggior parte della gente non fu in grado di scappare. Fu una carneficina. Cercando di minimizzare il massacro, le autorità britanniche affermarono che circa 350 persone morirono. La cifra reale è probabilmente al di sopra delle 1.500.</p>
<p style="text-align: justify;">Un museo nel parco classifica la tragedia e le sue ripercussioni. È stato in risposta alle morti innocenti che Gandhi ha iniziato i suoi atti di disobbedienza civile. Le voci di condanna incluse quelle del venerato autore Rabindranath Tagore che chiese di essere sollevato dal suo status di cavaliere, e Winston Churchill che descrisse l&#8217;incidente come &#8220;<em>un evento che fu un caso singolare e isolato</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/SHIMLA-Cristh-Church.jpg" rel="lightbox[14703]"><img class="alignnone size-full wp-image-14707" title="Cristh Church in Shimla" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/SHIMLA-Cristh-Church.jpg" alt="" width="450" height="287" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo mi sono messo sulle tracce del patrimonio più positivo dell’epoca Raj. Mi stava dirigendo verso <span style="color: #808000;"><strong>Shimla</strong></span>, un villaggio nello stato di Himachal Pradesh, che tra il 1864 e il 1939 servì come capitale estiva dell&#8217;Impero Britannico in India. Allora l&#8217;amministrazione era nella capitale a Calcutta, e veniva spostata nell&#8217;entroterra e verso l&#8217;alto ogni estate per evitare il caldo infernale. Anche dopo che la capitale fu spostata a New Delhi nel 1911, la pratica ha resistito per qualche decennio ancora. <strong>È stupefacente pensare che un quinto della popolazione mondiale era governata attraverso punti e linee del sistema telegrafico da questa piccola stazione di collina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Arrivarci è un&#8217;avventura di per sé. Per il massimo del glamour, che ricorda i primi anni coloniali del 1930, si può prendere un volo privato noleggiato dal gruppo Oberoi – che ha tre alberghi di lusso nella città e con un&#8217;ora di viaggio da Amritsar si arriva a Shimla. Quelli meno fortunate fanno un viaggio su strada di otto o nove ore. È un percorso suggestivo &#8211; in primo luogo attraverso le fertili pianure del Punjab per l&#8217;improbabile città modernista di <strong>Chandigarh</strong>, progettata da Le Corbusier nel 1920. Qui si può scegliere di fermarsi per una notte prima di procedere per le tortuose fresche colline rivestite con cedri dell&#8217;Himalaya.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivando a Shimla a 2.200 m. sul livello del mare, non si può che restare storditi. <strong>Non assomiglia troppo all’India, ma certamente non è neanche l&#8217;Inghilterra</strong>. Percorrere la parte pedonale della via principale, il centro commerciale, e vedrete una sfilata di architettura finto-Tudor e neo-gotico. La vista sulle montagne, tortuosi bazar e le scimmie onnipresente aggiungono un elemento surreale.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un patrimonio di alloggi in offerta qui, ma forse meglio di tutto è un rifugio forestale appena al di là della città. Il Wildflower Hall un tempo era la residenza estiva di Lord Kitchener. È diventato un hotel nel 1925 e ha continuato ad accogliere gli ospiti dopo l&#8217;indipendenza. Ma nel 1993 è stato completamente distrutto in un incendio. La tenuta fu poi acquisita dal gruppo Oberoi che ricostruì l&#8217;hotel in una sontuosa struttura in stile Raj.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel tocco, il concetto di patrimonio coloniale ricalibrato e celebrato, è uno degli aspetti più sorprendenti della Shimla contemporanea, che offre una sofisticato e meraviglioso tocco sul passato. Turisti indiani si accalcavano al castello che fu il lodge dei viceré ora l&#8217;Institute of Advance Study per dottorandi di ricerca. Nel frattempo, il vecchio teatro Gaiety di 124 anni, splendidamente ristrutturato in cinque anni e ora completo di stucchi rianimato, era evidentemente molto richiesto per le esposizioni locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla via del ritorno per Amritsar, ho preso una deviazione per osservare un evento quotidiano straordinario: <span style="color: #808000;"><strong>la cerimonia serale di chiusura al confine tra India e Pakistan</strong></span>, appena fuori la città di <span style="color: #808000;"><strong>Wagah</strong></span>. Riflettendo le relazioni tra i due paesi, la cerimonia è diventato uno show sgargiante, con reciproche coreografie da parte delle guardie di confine di ogni nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stile musicale assordante di Bollywood sono arrivato e sono stato introdotto in una tribuna dove mi dissero che un buon 10.000 persone si riuniscono ogni sera – il doppio alla domenica. La gara del cambio ebbe inizio, grandi bandiere dell’India sono state agitate e il settore delle signore lasciò i posti e ballò.<a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/51.jpg" rel="lightbox[14703]"><img class="alignright size-medium wp-image-14705" title="Indian  Soldier at Indo-Pakisthan border" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/51-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><br />
Poi, in mezzo a tanto tifo, attorno alle 17:30 il vero spettacolo inizia. Splendidamente vestiti di color kaki, guanti bianchi, ghette bianche e rosse con turbanti a ventaglio, le altissime guardie del confine indiano sfilarono e marciarono. Una cheerleader ancora più alta, nel frattempo, vestita di bianco che assomigliava ad un allenatore di tennis, ha incitato gridando varie volte &#8220;<em>Viva l&#8217;India</em>&#8220;, mentre sul lato opposto radunato rispondevano con opposte chiamate. Il punto cruciale della manifestazione era una breve stretta di mano tra i comandanti Indiani e Pakistani. Poi accuratamente sincronizzati le bandiere sono state abbassate e l&#8217;intrattenimento è finito. Un finale glorioso per il mio tempo speso nel nord-ovest dell&#8217;India.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Harriet O&#8217;Brein</strong>,<br />
dall&#8217;<strong>Independent</strong>, 19 novembre 2011 </p>
<p style="text-align: justify;">per <strong>Amritsar</strong> suggeriamo il seguente itinerario:<br />
<span style="color: #808000;"><strong><a href="http://www.shambhoo.com/destinazione-india/india-del-nord/il-tempio-doro/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Il Tempio d&#8217;Oro tra sikhismo induismo e buddhismo</span></a><br />
</strong></span>oppure Amritsar può essere inserita in un classico tour del Rajasthan o del nord India</p>
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		<title>Elefanti che giocano a calcio al Chitwan National Park</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 07:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Festival dell&#8217;Elefante è un evento ambientalista che è durato 3 giorni, e aveva come intento la sensibilizzazione della popolazione alla conservazione della fauna del paese himalayano, dove vivono rinoceronti asiatici, cervi, coccodrilli tutti in un popolare sito a sud del Nepal, il Chitwan National Park, ma anche la promozione turistica di un luogo poco conosciuto. Cliccare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong>Festival dell&#8217;Elefante</strong> è un evento ambientalista che è durato 3 giorni, e aveva come intento la sensibilizzazione della popolazione alla conservazione della fauna del paese himalayano, dove vivono <strong>rinoceronti asiatici</strong>, <strong>cervi</strong>, <strong>coccodrilli</strong> tutti in un popolare sito a sud del Nepal, il <strong>Chitwan National Park</strong>, ma anche la promozione turistica di un luogo poco conosciuto.</p>
<p>Cliccare sulle foto per ingrandirle</p>
<p><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/1.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14687" title="Four feet: Using all their limbs including their trunks, the giant beasts managed to run rings around each other" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/1-300x211.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/2.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14688" title="Eco-friendly: The match was part of a three-day festival to promote conservation awareness " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/2-300x215.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/3.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14689" title="An elephant heads for the ball before its opponents can get to it" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/3-300x194.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/4.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14690" title="A mahout cheers after his elephant scores a goal " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/4-300x196.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><span id="more-14686"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I turisti che visitano il Nepal arrivano principalmente per fare escursioni e trekking nelle montagne del paese himalayano, ma sembrano poco interessati ha tutto il resto.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli organizzatori di eventi come il <strong>Festival dell&#8217;elefante</strong> &#8211; che si basa su un evento popolare di &#8220;<em>polo con elefanti</em>&#8221; si tiene in diverse località in Nepal &#8211; con la speranza che eventi più colorati accresca l&#8217;interesse del turismo e del viaggiatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/5.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14691" title="Hard work: The elephants trained for weeks for the games, taking time off from their normal job of carrying tourists through protected jungles" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/5-300x210.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/6.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14692" title="A mahout rides his adorned elephant after participating in an elephant beauty contest on the final day of the Elephant Race event " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/6-300x209.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/7.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14693" title="Judges inspect a pachyderm during an elephant beauty pageant during the festival " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/7-300x200.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/8.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14694" title="Judges inspect an elephant during a beauty contest " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/8-300x193.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/9.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14695" title="Full-time: The attention turned to an elephant beauty pageant at Chitwan National Park " src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/9-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/10.jpg" rel="lightbox[14686]"><img class="alignnone size-medium wp-image-14696" title="Nailed on started: A Nepalese mahout decorates his ride before the elephant beauty pageant kicks off" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/10-300x199.jpg" alt="" width="225" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I pachidermi hanno dai quattro ai cinque anni, i più giovani sono più facili da allenare e corrono più velocemnte. Sono allenati per settimane per arrivare preparati a questa partita in cui tutto è ammesso, dalle zampe alle zanne.</p>
<p> dal <strong>Daily Mail</strong>, 29 dicembre 2011</p>
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		<title>India, bambina di sette anni uccisa in sacrificio rituale</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 06:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Costume]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Lalita Tati, sette anni, era scomparsa lo scorso ottobre nello Stato di Chhattisgarh nell’India centrale. Stava tornando a casa dopo aver guardato la tv a casa di un amichetto quando è stata rapita.  I suoi poveri resti erano stati ritrovati qualche giorno dopo. La bambina era stata brutalmente mutilata. Ora la polizia del distretto di Bijapur sa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lalita Tati, sette anni, era scomparsa lo scorso ottobre nello Stato di Chhattisgarh nell’India centrale. Stava tornando a casa dopo aver guardato la tv a casa di un amichetto quando è stata rapita.  I suoi poveri resti erano stati ritrovati qualche giorno dopo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/indiarsz-500x355.jpg" rel="lightbox[14679]"><img class="alignnone size-full wp-image-14680" title="Indian tribal Festival" src="http://www.shambhoo.com/wp-content/uploads/2012/01/indiarsz-500x355.jpg" alt="" width="450" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La bambina era stata brutalmente mutilata</strong>. Ora la polizia del distretto di Bijapur sa anche il perché: la scorsa settimana, infatti, due contadini hanno confessato <strong>di aver ucciso la piccola in sacrificio agli dei</strong>. Rajendra Narayan Das, un ufficiale della polizia locale che ha seguito l’inchiesta, ha detto che i due uomini hanno confessato di aver utilizzato <strong>il fegato della bambina</strong> in un rito che serve a garantire un raccolto migliore.<br />
<span id="more-14679"></span>La polizia è convinta di aver accumulato abbastanza prove (oltre alla confessione) per farli condannare all’ergastolo o alla pena capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">I due contadini fanno parte dei cosiddetti “tribali”, <strong>la popolazione indigena che è composta da circa 68 milioni di cittadini di cui molti crescono poveri e analfabeti</strong> (nella foto in alto una danza tribale nel West Bengala). Molti dei tribali di Chhattisgarh, la regione dove è stata uccisa Lalita, credono negli stregoni o nei guaritori, anche se i sacrifici umani sono un evento piuttosto raro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la verità è che, come sempre, a pagare superstizioni, fanatismi, tradizioni ed eccessi religiosi sono spesso le donne. In questo blog avevamo già scritto di come in India  nascano sempre meno bambine, abortite per far posto ai più “desiderabili” <em>boys</em>.  Secondo l’ultimo censimento compiuto nel Paese <strong>i maschietti sotto i sei anni superano le loro coetanee di 7,1 milioni</strong>. Il divario è aumentato con il passare del tempo. Nel 2001 era di sei milioni, nel 1991 di 4,2 milioni. Un fenomeno preoccupante che non si ferma di certo all’India.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Monica Ricci Sargentini</strong>,<br />
dal <strong>Corriere della Sera</strong>, 3 gennaio 2012</p>
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