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Viaggio in India in groppa al mio elefante di Mark Shand

26 Marzo 2014

Categorie: Libri India Marzo 2013

di Mark Shand,
edito Neri Pozza, 2005
Si può trovare anche nella prima edizione con il titolo Viaggio in India con il mio elefante, Biblioteca Del Vascello 1991


«In hindi» mi spiegò «il termine per “stella” è tara, e per di più Tara è una delle nostre dee. Cosa ne pensi di un nome del genere?».
«Tara, Tara, Tara» mi rigiravo nella bocca. Mi piaceva. Era un bel nome per una bella elefantessa. E lei non meritava nulla di meno».


L’autore Mark Shand – per la cronaca è fratello di Camilla Parker Bowels moglie del Principe Carlo – è un viaggiatore amante dell’avventura, esploratore,cover-viaggio-in-india-in-groppa-al-mio-elefante Mark Shand documentarista con alle spalle numerose spedizioni molte di queste bizzarre, che per scelta viaggia spesso in compagnia di qualche animale. In questo libro l’autore in groppa alla sua elefantessaTara ripercorrere le strade tracciate dai suoi avi al tempo dell’Impero britannico nell’India.
L’elefante coprotagonista del libro, in India è un animale per certi versi sacro. In hindi gaja, simbolo di fertilità, forza, saggezza e regalità, uno degli animali più importanti nella mitologia induista, buddhista e giainista e ancora, Ganesha una delle divinità più amate dal pantheon indù ha il corpo umano con la testa di elefante.

L’avventura di Mark Shand prende spunto da un disegno che scova sistemando delle carte, su cui vi è raffigurato un elefante maschio infuriato sul punto di caricare un conducente di elefanti indiano, mahaut. A distanza di qualche giorno sfogliando un libro sull’India legge dell’eccentrico inglese Tom Coryat che nel 1615 raggiuse l’India per via di terra a piedi e, una volta al cospetto del Gran Mogol, aveva solennemente affermato: «Da quando sono arrivato in questa corte cavalco sempre un elefante, sì che ho concepito il proposito di far riprodurre un giorno (col favore di Dio) il mio ritratto, sul mio prossimo libro, in groppa a un elefante». Da quel momento, l’idea di vedersi riprodotto sul suo prossimo libro ritratto in groppa a un elefante diventa per Shand un’ossessione.
Così ha inizio l’avventura che lo porterà in India in sequenza: a cercare e ad acquistare un elefante, trovare un istruttore, imparare a portare l’elefante e al termine della preparazione, inizierà il suo viaggio nel Golfo del Bengala, tra villaggi, foreste, strade, risalendo le rive del Gange, fino al mercato degli elefanti.


Lungo questo pellegrinare per le terre indiane Shand descrive con attente osservazioni tutto ciò che gli passa attorno, usanze, incontri, villaggi e con lo scorrere del libro viene anche narrata la singolare tenerezza che si instaura tra l’elefantessa e l’autore, nella constatazione che in India un inglese può innamorarsi del suo elefante, se l’elefante ha, come Tara, una personalità dolce, femminile e seducente.
Non mancheranno episodi divertenti e situazioni pericolose, ma soprattutto è un meraviglioso libro di viaggio per scoprire e imparare a conoscere un po’ il mondo indiano


«In piena notte Tara se la svignò. Seguendo il solco d’erba schiacciata prodotto dalla palma sradicata che si era trascinata dietro con catena e tutto, la ritrovammo nel bel mezzo di una fiorente risaia. Era come se ci fosse passata una mietitrebbia. Mezza risaia era stata mietuta a puntino. Non potevamo biasimarla. Stava diventando difficile saziare il suo appetito e, salvo pagare prezzi esorbitanti, i proprietari d’alberi acconsentivano malvolentieri a che Gokul falciasse il foraggio».

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