“L’ultimo uomo nella torre ” di Aravind Adiga
mercoledì, 29 febbraio 2012edito Einaudi
Sotto il cielo sporco di Mumbai
Le storie di Adiga tra speculazione e miseria, gru e stracci
Bisogna avere rispetto per l’ingordigia umana. Soprattutto in una città come Mumbai, dove l’avidità è la benzina che fa correre il progresso, la crescita, il boom edilizio.
E Aravind Adiga, che a Mumbai ci vive, sa, per esempio, che nella sua città non c’è cosa che abbia più valore della terra, oggi; che di conseguenza politici e palazzinari sono pronti a qualunque lusinga, bassezza o violenza, per strappare ai pezzenti le loro baracche; e che nulla al mondo come la promessa di ricchezza ha il potere di distruggere lo spirito di una comunità.
Se oggi c’è uno scrittore in una posizione privilegiata per raccontare la nuova India delle gru che lavorano giorno e notte per costruire grattacieli scintillanti di marmo mentre squadre di straccioni demoliscono a colpi di martello edifici pieni di amianto in una nube di polveri tossiche, questo scrittore è l’ex giornalista del «Times» che ha vinto il Man Booker Prize nel 2008 con La tigre bianca (Einaudi).
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