Piero giudica il suo viaggio in India con la Shambhoo Travels
Manish. Lui è stato davvero splendido.
Gentile e disposnibile. E’ venuto a trovarci all’hotel di Delhi, la sera e poi è sempre stato pronto e rintracciabile al telefono. Ci ha sempre dato consigli su buoni ristoranti, quando glielo abbiamo chiesto. Per il resto noi abbiamo cercato di tenerci in contatto con lui ogni paio di giorni, per non essere invadenti e per goderci un pò la libertà che un viaggio come questo porta con sè.
Qualsiasi cosa abbiamo chiesto a Manish, direttamente o indirettamente ha trovato immediatamente risposta. Lui non si è limitato rispondere a domande o richieste: capiva subito il senso di quello che avevamo dentro e sapeva sempre cosa dire.
Davvero vicino, sensibile e attento.
Anil. Il conducente, il driver.
Splendido davvero. Una persona squisita. Un vero angelo custode. Educatissimo, sensibile, garbatissimo, sempre disponibile e ottimo consigliere.
Forse ogni tanto un pochino “materno“, protettivo. Ma credo che fosse il suo senso di responsabilità a predominare. E poi noi volevamo un pizzichino di libertà che lui forse non immaginava. Ma la libertà, quella, poi, noi, dovevamo anche un pò conquistarcela, no? Altrimenti che libertà era?
Ma davvero Anil lo ricordiamo con immenso affetto e ottima professionalità. E poi, i suoi racconti sulla terra delle montagne da cui proviene, sulla sua esperienza di vita indiana. Prezioso, per noi, per scoprire il mondo indiano anche nei risvolti meno “turistici”. Uno spaccato di realtà che abbiamo apprezzato, anche perchè era vero e sincero.
Spero che anche lui si sia trovato bene con noi.
I corrispondenti locali.
Tutti puntuali. Forse qualcuno lì per lì non è stato proprio immediato. Ma tramite Anil, il driver, tutto è andato sempre perfettamente. D’altronde la formula di viaggio era articolata in vero mix di autonomia nostra e di servizi della Shambhoo Travels. Con i voucher in mano nostra non c’erano problemi. Il driver sapeva sempre dove portarci, in quale hotel. E sapeva consigliarci e concordare con noi le soste lungo il percorso e durante gli spostamente, che in qualche caso erano anche lunghi. Le soste “pranzo” (anche se non sempre abbiamo mangiato; in qualche caso solo preso un thé o fatto una sosta rilassante) erano buone. Qualcuna ottima. Qualcuna sufficiente.Nessuna sotto la sufficienza.
I nomi dei posti non me li ricordo, erano ristoranti lungo la strada, ma andavano comunque bene. E in ogni caso erano utilizzati anche da altri gruppi, il che mi ha fatto pensare che quello era il meglio in circolazione.
Noi, in realtà, non abbiamo osato “strafare” con la cucina locale. Giammo ha avuto quasi sempre un pò di latente mal di pancia. Mai seri disturbi, ma un pò di infiammazione al momento di andare in bagno, la mattina. Lui non mangia affatto speziato o piccante. Quindi siamo stati molto prudenti (io non ho problemi con le spezie e il piccante, ma verso la fine del viaggio un pò di affaticamento intestinale me lo sono sentito crescere). Questo lo dico nel senso che le soste durante il viaggio erano studiate bene, ottime per tenere basse le tensioni … alimentari. E, di più, diciamo nel 50 % dei casi erano anche ottimi posti, con buona cucina, belle strutture e prezzi economici.
Un paio di volte siamo andati con il driver a cena, in posti che ci ha consigliato lui. Economici e molto buoni. Una volta, invece, abbiamo “trasgredito” la protezione di Anil. A Jaisalmer. Siamo andati in quel locale nel paese, su al forte, quello che fa breakfast e pizze. Secondo Anil l’orario serale, il buio, e le mucche in libertà, potevano essere pericolosi, per turisti come noi. E forse non si aspettava che il nostro “spirito di libertà” ci portasse così lontano.
Ha manifestato tutta la sua preoccupazione. Sempre garbatissimo, dolce come lo può essere uno che ti vuole evitare qualsiasi problema. Correttissimo. Ma fermamente contrario.
Ma, che vuoi, una boccata di libertà, uno sguardo al mondo circostante senza alcun condizionamento, un pizzico di spirito di avventura provocato forse proprio dalle parole di Anil.
O forse solo l’imperativo di andare in un posto dove si mangia la pizza, come tu consigliavi. Non ne potevamo quasi più, quella sera, di piatti indiani.
Insomma.
Tutto ottimo.
E tutto ok.
Speriamo sia stato ok anche per il driver.
Le guide locali (i nomi però non me li ricordo, anche se forse puoi ricostruirli tu, tramite ufficio).
Beh, lì ti devo fare alcuni distinguo. In generale, è vero, non ci hanno mai forzato nello shopping. Qualcuno dava qualche indicazione su posti da visitare, a Jaisalmer, a Jodhpur, a Varanasi… ma senza insistenza. Però, a Varanasi un pò di disagio c’è stato. La guida era molto preparata e molto decisa. Intendo con idee molto chiare sui concetti religiosi, sulle ritualità, la storia della città, e tutto il resto.
Ma qualcosa, specialmente a Rita non è quadrato del tutto.
Il tempio delle cupole d’oro (ottocento chili, pare, di oro) lo abbiamo visto solo da fuori, la sera, e pare che fosse impossibile vederlo da dentro, contrariamente a quello che era scritto sulla guida Polaris e sulle altre indicazioni che avevamo. Ma la cosa che era più controversa era che per depositare le nostre carabattole (telefonini, maccinetta foto, portafogli, ecc.) la guida ci ha fatto accomodare in un negozio dove hanno custodito le nostre cose.
E poi, al ritorno dalla fugacissima visita, davvero solo un colpo d’occhio al volo, dall’esterno alla cupola dorata, la presentazione di thé, oli, eccetera, sotto lo sguardo e l’invito a guardare da parte della guida.
Lì abbiamo anche comprato e forse a prezzi alti. Forse era solo il primo impatto con il mondo indiano.
La mattina dopo abbiamo parlato con la guida, raccontandogli del nostro disagio. Lui ci ha fornito spiegazioni. Non so se giuste o no. Ma poi siamo andati avanti nella visita, senza altri intoppi e con la sua piena collaborazione di esperienza e cultura, che erano davvero notevoli.
Questa è stata un’esperienza così così (voto: 8 o 9 per la competenza, 5 per quell’episodio. Fai un pò tu la media).
Invece la guida di Delhi era ancora alle prime armi. Un ragazzo timido e un pò impacciato. Umanamente molto tenero. Ma ancora … implume, come guida in italiano.
Non so se i suoi problemi fossero solo perchè era ancora molto impacciato con la nostra lingua: lo abbiamo incontrato alcuni giorni dopo a Jaisalmer, mi pare, mentre guidava un altro gruppo, grande questa volta, di italiani. Non so se fosse un gruppo tuo. Indicazioni utili te le potrebbero dare loro.
Ottima, davvero ottima, invece, la guida di Jaipur. Preparato, entusiasta, con tanta disponibilità e voglia di farci vedere e capire la città, il mondo indiano, la cultura, la religione, le usanze… Davvero un bel 10 !
Gli altri piuttosto bene tutti. Niente da segnalare.
Gli hotel. Molti davvero bellissimi, davvero oltre le nostre aspettative. A tutti quelli fino a Udaipur. Anche se, in tanto splendore di strutture e lussi, a volte il servizio aveva qualche lacuna. Niente di grave, di serio. Qualche piccolo ritardo. Qualche esitazione di troppo. Un extra bed montato dopo diversi solleciti. Una pizza immangiabile (la prima, … della seconda, invece, ti ho già raccontato prima, ed era buona)… Un paio di colazioni ritardatarie … Ma niente di serio, solo che strideva un pò con il livello … stellare delle strutture.
Ad Udaipur, invece, devo dirti, l’Hotel UDAI GAR ci ha lasciato davvero perplessi. La struttura era bella, ti devo dire. Con un roof davvero spettacolare, uno splendido affaccio sul lago…
Ma per entare, l’ingresso dell’hotel non era segnalato neanche da un’insegna, nè da una targa, nè altro. In un vicoletto piccolo e buio. Insomma, era ancora in fase di … start up. E in questo ci farebbe piacere essere consapevolmente collaborativi.
Quello che ti segnalo negativamente, invece, lì, il servizio della colazione. Una colazione davvero striminzita, fuori mercato, se posso dire così. Sarebbe stato meglio non includerla (poi arrivavamo da quelle megagalattiche esposizioni di cibo mattutino dei 5 stelle, che ti puoi immaginare il contrasto!). Ma quello davvero imperdonabile era il servizio sulla terrazza, al mattino. Uno staff inadeguato. Inadatto. Troppo inesperti. E un pò zozzerelli. Insomma: lì la colazione sarebbe da evitare. E anche l’hotel, ancora in fase di partenza, secondo me, dovrebbe essere visitato da qualcuno dei tuoi, per vedere a che punto sono. Una volta messo a posto tutto, sarà anche una buona struttura – bella lo è già adesso, comunque – ma adesso è ancora prematura.
L’Hotel di Jaisalmer. Il nome era cambiato rispetto a quello segnalato nel programma. Bellissima struttura, comunque. Ma con le ascigamani un pò zozze, e forse troppi animaletti in giro negli spazi comuni e nella stanza e nel bagno (piccole blatte e un millepiedi lungo almeno dieci centimetri, che abbiamo dovuto allontanare forzosamente dalla camera).
Ma lì si capisce, in mezzo al nulla deserto, in mezzo alla natura. Però loro, i proprietari – forse un pò troppo jainisti, abbiamo pensato noi, con un pizzico di malignità – potevano combattere un pò più
intendamente per difendere i confini delle camere.
Ma ci può stare, in un posto come quello, un avamposto della civiltà umana, un pò in difacimento, sul confine del Nulla…
Il Neemrana Fort Palace. Un posto straordinariamente vittima del contrasto: il verde, la storia, la bellezza della struttura hanno fatto a pugni con la stanza, grande suite su due livelli ma umida da morire e con un condizionatore che, credimi, sembrava davvero un elicottero (nel senso proprio letterale, senza esagerare). E il servizio: metà del personale da 10! Metà da 3 ! Non siamo riusciti a prendere un the a colazione! Loro aprivano la sala alle 8,00. Noi partivamo alle 7,30: la sala bar, che doveva servire caffè e the dalle 6,00, fino alle 7,30, non era ancora attrezzata!
Insomma, un neo grave per un posto così!
Sai, è come per le donne più belle: il minimo difetto non si può fare a meno di notarlo!
Questo è il resoconto delle cose. Soprattutto le cose che andrebbero corrette.
L’organizzazione del viaggio, per noi è stata ottima. Tutto ha funzionato benissimo. Nessun problema ci ha angustiato. Insomma, davvero bravi.
E, poi, avete un paese magico da farci vedere e capire. E questa è un’opportunità grandissima per tutti: voi, noi e gli indiani.
Insomma, anche se non l’ho detto chiaramente, mi ha davvero emozionato, impressionato e colpito, questo paese meraviglio, pieno di contrasti e di bellezza, di sorrisi e di sofferenza, di speranze e di fedi, di rassegnazione e di voglia di costruirsi un futuro migliore.
Un caro saluto e ti/vi rinnovo l’invito a Roma. Avrei davvero piacere di salutare te e Manish.
Piero e c. pierperrone@gmail.com







