“Venduta” di Patricia McCormick
Venduta di Patricia McCormick: la schiavitù in un bordello di Calcutta
Una ragazza è come una capra: “buona finché ti dà latte e burro. Ma non vale la pena piangerci sopra quando è ora di farci lo stufato”. È molto difficile riuscire a sintetizzare un destino di violenze e abusi in una sola frase, specie se quel destino è raccontato in modo insolitamente asciutto e scabro.
Ed è probabilmente questo il merito maggiore di Patricia McCormick, una reporter americana che con il suo Venduta, ora pubblicato da Salani, ha raccontato la vita delle migliaia di ragazze nepalesi barattate per un pugno di grano e costrette a prostituirsi nei bordelli di Calcutta.
Per farlo, la McCormick ha deciso di percorrere un sentiero persino già troppo arato dalla pubblicistica internazionale, ovvero la cosiddetta docufiction, genere che alterna da
ti reali a pura narrativa.
Bisogna ammettere, però, che il risultato è quantomeno convincente: la storia di Lakshmi, la ragazzina di tredici anni nata in una capanna del Nepal e venduta dal patrigno a un bordello di Calcutta è un pugno sullo stomaco che non concede nulla alla retorica del pietismo e della sociologia di maniera, ma che al contrario trova la sua forza grazie a una descrizione tersa e ruvida.
Venduta è un romanzo, ma il dramma di Lakshmi è reale, come quello di altre cinquantamila coetanee nepalesi. Per raccontarlo basta defilarsi a testimone di una storia agghiacciante. È questa la scelta che ha fatto la McCormick, ed è una scelta che in definitiva è la migliore possibile.
di Filippomaria Battaglia
da Panorama, Giugno 2010
IL LIBRO
Lakshmi ha tredici anni e vive con la sua famiglia in una sperduta capanna tra le montagne del Nepal. La sua vita è poverissima, ma colma di piccole gioie, come crescere la sua capretta dal pelo bianco e nero o farsi pettinare i capelli dalla mamma alla luce della lampada a olio. Quando il monsone spazza via il magro raccolto, però, il suo patrigno decide di mandarla in città: lì, le dice, lavorerà come domestica per aiutare la famiglia. Lakshmi viene invece venduta a un bordello di Calcutta.
Un mondo per noi inimmaginabile, raccontato con una scrittura pulita, forte ma mai cruda, e insieme piena di poesia. La voce di una ragazzina fragile e coraggiosa parla idealmente a nome di migliaia di sue coetanee.
“Alla scuola del villaggio ci hanno insegnato a fare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni…. Qua faccio un altro genere di calcoli.
Se ogni sera mi porto in camera sei uomini e ognuno di loro dà a Mumtaz trenta rupie, ogni giorno sono piu` vicina a casa di centottanta rupie. Se lavoro altri cento giorni, avrò soldi a sufficienza per restituire a Mumtaz le ventimila rupie che le devo.
Ma poi Shahanna mi insegna come si fanno le sottrazioni in cittaà.
La metà di quello che pagano gli uomini va a Mumtaz, dice. Poi devi togliere ottanta rupie, che è quello che ti fa pagare per la razione giornaliera di riso e dal. Altre cento la settimana per l’affitto del letto e del cuscino. E cinquecento per la puntura che il dottore dalle mani sporche ci fa una volta al mese per evitare che restiamo incinte. Poi mi avvisa: se Mumtaz ti scopre con quel quaderno ti seppellisce viva.
Faccio i calcoli.
E mi rendo conto che sono già sepolta viva.”
Patricia McCormick è una scrittrice e reporter americana. Per scrivere Venduta, suo secondo romanzo, si è recata in India e in Nepal, dove ha intervistato le donne del quartiere a luci rosse di Calcutta e ragazze che sono riuscite a sottrarsi al racket del commercio sessuale. Non ci sono cifre precise sul numero di bambini sfruttati, data la natura clandestina dell’industria internazionale del sesso, che secondo stime approssimative dell’UNICEF coinvolge circa un milione di bambini ogni anno








