Shantaram, tra realtà e finzione nella magia dell’India
L’India più autentica, quella degli slum e dei villaggi di capanne, delle epidemie, degli amori e dei crimini efferati in un’autobiografia romanzata che ha già fatto storia
Un’autobiografia dal sapore leggendario, la pittura di una città magica e perduta, i sapori, gli odori, i rumori di un’India superbamente narrata
. Tutto questo è Shantaram, capolavoro dell’australiano Gregory David Roberts e successo letterario mondiale che a sette anni dalla pubblicazione fa ancora parlare, aspettando il film di Jonny Depp. Un romanzo avvincente ha sempre bisogno di alcuni ingredienti: una trama interessante, uno stile di scrittura piacevole, un’ambientazione affascinante, in Shantaram questi aspetti sono straordinariamente esaltati in più di mille pagine da divorare in pochi giorni.
A conquistare fin dalle prime pagine è un’arte narrativa che trascina il lettore tra le vie di Bombay fino a far sentire il profumo del chai caldo servito alle bancarelle in strada.
Lin, così è chiamato Gregory nel libro, al suo arrivo in India da fuggitivo si immerge nel caos di una città vitale, allo stesso tempo confusa e ordinata da regole non scritte che ne tracciano la storia. L’incontro con Prabaker, un’improvvisata guida turistica, segnerà la vita di Lin portandolo nell’India più autentica, quella degli slum e dei villaggi di capanne, delle epidemie, degli amori, dei più profondi sentimenti umani e dei crimini efferati. Prabu diventa un personaggio da amare come lo ama l’autore, un uomo dal cuore grande che rappresenta l’essenza di una povertà dignitosa, dove l’importante è negli occhi del prossimo e non nelle sue tasche. Al piccolo indiano si affiancheranno molti altri personaggi, tanti amici e qualche nemico, un amore sofferto e un padre adottivo che diventerà maestro di vita e di morte.
È il dettaglio per i particolari di un ambiente ricco di sensazioni che cattura il lettore. Non sarete mai stati più vicino alla Bombay degli anni ottanta, ma soprattutto conoscerete uomini in carne e ossa, fatti di paure, di furbizie, di sensibilità profonde e di storie, tante storie che si intrecciano in maniera sorprendente. All’esperienza della baraccopoli, dove Lin si guadagna il rispetto della comunità curando i malati, seguirà uno dei capitoli più scioccanti che coincide con l’esperienza della prigione. Più dura del peggior girone dantesco lascia una traccia indelebile nell’anima del protagonista facendolo ricadere nella trappola della droga e consegnandolo nelle mani del più potente gangster della città. Un uomo dal carattere autoritario e spirituale che trascinerà Lin, conquistato dal suo fascino, fin sui monti afgani per combattere i russi al fianco dei mujaheddin.
Shantaram è un libro per chi ama l’avventura, per chi ama il fascino di un paese dalla straordinaria cultura e dal cuore grande, come quello di molti personaggi raccontati in questa saga. Una storia tra realtà e finzione che ha la forza di trasmettere emozioni difficilmente cancellabili anche quando dovrete riporre il libro sul ripiano dei preferiti di sempre.
da Il Giornale, 19 luglio 2010
« Gli affamati, i morti, gli schiavi. Il ronzio quieto e ipnotico della voce di Prabaker. Esiste una verità più profonda dell’esperienza, che sta al di là di ciò che vediamo, persino di ciò che sentiamo. È una categoria di verità che separa ciò che è profondo da ciò che è soltanto razionale: la realtà dalla percezione. Di solito questa categoria di verità ci fa sentire inermi, e capita che il prezzo da pagare per conoscerla, come il prezzo da pagare per conoscere l’amore, sia più alto di ciò che i nostri cuori sono in grado di tollerare. Non sempre la verità ci aiuta ad amare il mondo, ma senza dubbio c’impedisce di odiarlo. L’unico modo di conoscerla è condividerla da cuore a cuore: proprio come Prabaker me l’ha raccontata, proprio come ora io la racconto a voi. »
Gregory David Roberts







