India: la via del cotone
Rigorosamente organico, s’intende. Dieci anni fa, i semi ogm delle multinazionali sconvolgevano la tradizione. Oggi, dal Tamil Nadu parte una rivoluzione agricola e commerciale all’insegna dell’ecologia.
di Alessandra Mattirolo, foto di Isabella Greppi
Dice che Gandhi con il cotone abbia salvato l’India.
Io non pretendo tanto ma voglio dare il mio contributo, anche se è solo una goccia nel mare».

Siamo a Pollachi, una cittadina agricola nello Stato del Tamil Nadu, nel Sudest del continente indiano.
A parlare è Vijiayalakshmi Chinnaswamy, detta Viji, una bella quarantenne a capo di un’azienda di cotone, l’Appachi Cotton, che produce uno dei tessuti più pregiati dell’India, completamente organico. Dietro di lei, nella grande sala della tessitura, si sente il clic-clac dei vecchi telai in legno.
Una trentina di ragazze avvolte in sari colorati spingono a piedi nudi il lungo pedale che dà il ritmo alla trasformazione dei rocchetti di cotone colorato in preziosi tessuti. All’Appachi Cotton ogni tessitrice e ogni tessitore firma il proprio prodotto con un’etichetta che mostra una piccola foto, il nome e il numero dei giorni che ha impiegato a completare il capo.
Ma questo è solo il punto d’arrivo di una storia che parte due generazioni fa.
I nonni di Viji e di suo marito Mani erano già nel settore del cotone alla fine degli anni Quaranta. Compravano e coltivavano piante convenzionali, prodotte con l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici.
Sebbene di origini diverse, lui del Tamil Nadu e lei del Gujarat, Mani e Viji accettano il suggerimento delle famiglie e si sposano. Fortuna vuole che tra i due scatti subito una scintilla.
L’unione si consolida con la nascita di due figli maschi ma anche con una grande passione condivisa per il cotone. I
nsieme, Mani e Viji hanno deciso di scommettere tutto su quello che chiamano l’ “Eco-cotton trail“, vale a dire la filiera del cotone organico: una ristrutturazione radicale in senso ecologico dell’intero ciclo di produzione, dal campo del contadino fino ai grandi magazzini.
Il cotone ha un rilievo enorme in questo Paese. L’India è seconda solo alla Cina nella produzione della pianta, e l’industria tessile dà lavoro a 35 milioni di persone.
Una decina di anni fa le grandi multinazionali americane come la Monsanto e la Cargill hanno introdotto nel mercato indiano i semi di cotone geneticamente modificato, sconvolgendo una tradizione agricola antica di secoli.
Il cotone ogm ha favorito i grandi proprietari terrieri che hanno una disponibilità d’acqua, ma per i piccoli coltivatori con un ettaro, al massimo un ettaro e mezzo di terra e soltanto la pioggia dei monsoni per innaffiarla, è stata una catastrofe. La scienziata e attivista indiana Vandana Shiva ha lanciato un grido d’allarme in giro per il mondo.
Le statistiche, del resto, sono terribili: in dieci anni, duecentomila agricoltori si sono suicidati, strangolati dai debiti per l’acquisto di sementi brevettate e prodotti chimici. «Non sempre la modernità viene in aiuto» spiega Vjii.
«Noi abbiamo puntato sul recupero della tradizione ma lo abbiamo fatto pensando al futuro».
l’articolo completo su ”Io donna“, 24 luglio 2010









8 agosto 2010 alle 18:24
E’ una bellissimo esempio di tradizione calata nella realtà odierna, spero che venga supportata in modo idoneo dagli organismi locali. Mi piacerebbe visitare e lavorare un po’ in questa speciale realtà! … chissà …. Ma esportano in Italia? Hanno pensato ad accordi con stilisti italiani? Buon lavoro !