I «tre idioti» di Bollywood dai college al successo mondiale
Oltre 90 milioni di dollari per la commedia che vuole ripetere i trionfi di «The Millionaire» con l’ aiuto di Spielberg
Record d’ incassi per gli studenti geniali, già star sul web Falsi stupidi. Negli Usa va a ruba un opuscolo a fumetti intitolato «How to be an idiot!», una sorta di guida per falsi stupidi
Los Angeles – Non si era mai registrato un successo come quello di Three Idiots, anche se l’ industria cinematografica indiana è ormai la più forte del mondo e ha allungato molti tentacoli verso Hollywood non solo per il solidissimo accordo della Dreamworks di Spielberg, Geffen e Katzenberg con la Reliance Entertainment.
E proprio mentre in patria vinceva una ventina di Iifa Awards, Three Idiots è stato presentato al Festival di Aruba per il lancio internazionale, alla presenza del regista Rajkumar Horani e dei suoi protagonisti, alcuni dei quali già attivissimi anche a Hollywood. Gli «idioti» del titolo sono in realtà tre intelligenti studenti di ingegneria in un severissimo college indiano, dove devono destreggiarsi tra drastiche selezioni, pressioni accademiche e obblighi nei confronti delle famiglie. Il che, come rivelano le statistiche indiane, genera suicidi a catena causati dallo stress e dalla depressione. Sullo sfondo, insomma, un tema molto serio, che il film sposa però una storia ironica con intermezzi da musical (che ricorda The Millionaire) e a un intreccio rocambolesco in cui finiscono per identificarsi tantissimi ragazzi, non solo indiani.
Campione assoluto di incassi in India, con una limitata distribuzione-test Three Idiots ha già incassato nel mondo 90 milioni di dollari e impazza su YouTube dove la colonna sonora di Shantana Moitra è una hit. Il film è già considerato un «caso» in Gran Bretagna, in Canada e negli Usa, dove va a ruba anche un opuscolo a fumetti intitolato «How to be an idiot!» (come essere un idiota), una sorta di guida per falsi stupidi – in realtà con alto quoziente di intelligenza – che devono cavarsela tra studi, sport e famiglia.
Se The Millionaire (diretto però dall’ inglese Danny Boyle) ha attirato con i suoi Oscar l’ attenzione di tutto il mondo sulla cinematografia indiana, ora Three Idiots si sta già candidando alle statuette per il prossimo anno. «Hollywood e Bollywood – dice Anil Ambani, il magnate che controlla il più forte conglomerato multimediale indiano – sono destinati a una sempre più stretta collaborazione: non è un caso che da anni tra i migliori film stranieri in gara all’Academy ci sia sempre un nostro film».
Come produttore e autore del copione, dietro le quinte di Three Idiots c’è lo scrittore e regista Vidhu Vinod Chopra. E’ lui lo Spielberg indiano, che ha creato un impero a Mumbai e lo ha solidificato a Beverly Hills all’ombra della Reliance Entertainment di cui guida le alleanze e che ormai sta producendo film anche con le società di Brad Pitt, George Clooney e Tom Hanks. «Il successo del film non ci ha stupiti – racconta – perché i problemi dei ragazzi sono gli stessi in tutto il mondo. Three Idiots è un viaggio giovanile, una storia d’amore e d’amicizia, ma soprattutto è una storia di denuncia contro i soprusi e i metodi d’educazione distorti ancora in atto negli Imperial Colleges».
D’amore perché uno dei tre amici, Rancho – interpretato da Aamir Khan, l’attore più pagato e onorato in India – si invaghisce della figlia (Kareena Kapoor) del rigorosissimo preside del college, destinata a sposare un altro… L’avventura, costruita anche con molti flashback, diventa poi anche uno spettacolare road movie in molte zone dell’India quando i due amici partono alla ricerca di Rancho, misteriosamente sparito dopo la laurea: e scopriranno che la vera identità del ragazzo geniale e ribelle era un’ altra. Poverissimo e orfano, come tanti ragazzi indiani, era stato mandato al college per ottenere una laurea a nome di un altro. Lo ritroveranno, infine, in un’incantevole zona del Ladakh dove Rancho, diventato uno scienziato di fama mondiale, ha creato un college ideale dove i ragazzi vengono seguiti fin dall’ infanzia senza soprusi.
di Grassi Giovanna,
dal Corriere della Sera, 19 giugno 2010
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