«Il viaggiatore incantato», poetico recital di Giuseppe Cederna
«Con Rilke e Kavafis la magia dell’ acqua»
«Da Marrakech Express a Mediterraneo, i miei viaggi più importanti so
no sempre stati sull’ acqua, anima di ogni mio percorso».
Giuseppe Cederna si racconta con «Il viaggiatore incantato», recital intimo e prezioso, fatto di parole e musica (al pianoforte il compagno d’avventura Umberto Petrin) che dà voce al taccuino dell’anima gelosamente custodito tra i deserti africani e l’Himalaya.
Ricordi e aneddoti, racconti ed esperienze personali, frammenti di poesie scritte da chi ha illuminato il suo tragitto; da Rainer Maria Rilke a Raymond Carver, da Ezra Pound a Bob Dylan. «Parlare dell’acqua », sottolinea Cederna, «qui significa pensare a che cosa vuole dire ascoltare la voce di un fiume, riflettendo sul mistero di essere vivi, ma anche ricordare quanto la sua presenza sia necessaria per la sopravvivenza di interi popoli».
Ma il viaggio, per Cederna, «è un’occasione poetico-politica per capire chi sei. Ora che il mondo è più vicino», afferma l’ attore, «il problema dell’acqua riguarda tutti non abbiamo più alibi, lo spreco e la fame, i privilegi e l’orrore, sono sotto i nostri occhi, ogni nostro comportamento indica da che parte stiamo».
Dare senso e forma al proprio viaggiare, ovunque e con qualsiasi mezzo, un esercizio che possono fare tutti. «Il viaggiatore incantato è chiunque di noi sia disposto a lasciarsi sorprendere, non solo in India ma anche sotto casa», continua l’ attore, «ma attenzione, incantarsi non significa vivere tra le nuvole, vuol dire guardare con i nostri occhi, essere attenti e curiosi, sempre».
Una serata fatta di confidenze, racconti, passioni, amori, abbandoni e dolori; un recital da condividere con il protagonista che citando uno dei suoi autori preferiti non dimentica il poeta Kavafis e «Per quanto sta in te», piccolo «mantra» di dieci righe, scritto cent’ anni fa, che l’ attore si porta sempre in giro. «E se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente, con troppe parole e in un viavai frenetico. Non sciuparla portandola in giro in balia del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti sino a farne una stucchevole estranea».
di Livia Grossi
dal Corrire della sera, 23 giugno 2010







