«Così Sonia Gandhi cerca di censurare le sue umili origini»
Javier Moro e lo stop alla biografia
Dimenticare «Sonia l’italiana». Dimenticare il suo vero nome, Edvige Antonia Albina Maino, la nascita a Lusiana (in provincia di Vicenza) nel 1946, la giovinezza a Orbassano, quel padre che, prima di trasferirsi in Piemonte e diventare un piccolo imprenditore edile, faceva il guardiano di vacche.

Per tutti, e soprattutto per gli indiani, Sonia Gandhi deve essere soltanto la presidente del Partito del Congresso Indiano, attualmente al governo, la vedova di Rajiv Gandhi, già primo ministro, e la nuora di Indira.
Può essere riassunto così il senso dell’ ingiunzione che Javier Moro, autore di una biografia romanzata di Sonia, Il Sari rosso, e i suoi editori (in Italia Il Saggiatore) hanno ricevuto dagli avvocati del Partito del Congresso che ne chiedono il ritiro.

«Tutto è cominciato a ottobre, quando il volume è uscito in Italia – racconta al «Corriere» Javier Moro -. Già allora ho ricevuto una lettera molto aggressiva dai legali in cui si minacciava una causa per presunte “distorsioni” della realtà contenute nel libro. La cosa assurda è che io sono certo che non abbiano veramente letto il libro, ma che abbiano tradotto malamente, magari con il traduttore di Google, le prime venti pagine, estrapolando dal contesto alcune affermazioni. In particolare quello che non piace è che vengano ricordate le origini di Sonia, italiane e umili. Il partito vorrebbe che Sonia fosse nata a Delhi da una famiglia braminica, lei stessa ha dichiarato di non sapere più nemmeno l’italiano, cosa impossibile perché non si dimentica la lingua madre. Che il padre badasse alle mucche, occupazione che in India è svolta dalle caste più basse, che lei sia vista come un essere umano è insopportabile per chi vuole che l’elettorato, soprattutto le persone più umili, continui a venerarla come una dea».
Luca Formenton, presidente del Saggiatore è «allibito per questa reazione a un libro che è esattamente il contrario di un’opera diffamatoria, che vuole raccontare la storia di una grande nazione, di una grande donna, una vera e propria epopea. Uno degli episodi a cui si appigliano è il passo in cui si dice che, subito dopo l’ assassinio del marito Rajiv, Sonia avesse pensato di tornare in Italia».
Formenton non ha alcuna intenzione di ritirare il libro dal commercio: «È una biografia romanzata, come abbiamo scritto nell’orribile disclaimer che abbiamo messo sul libro, dopo la prima diffida».
Una sorta di «avviso» in cui si precisa che «questo è un romanzo basato sulla storia di Sonia Gandhi» che «né Sonia né alcun membro delle famiglia Gandhi, Nehru e Maino hanno fornito informazioni o collaborato al libro», che «alcuni dialoghi e situazioni in esso contenuti sono il prodotto dell’ interpretazione dell’ autore, senza corrispondere necessariamente alla realtà».
La cosa non è bastata ai legali di Sonia che, oltre al ritiro, pretendono anche che Moro non rilasci dichiarazioni, non presenti il libro, non dia interviste. Cioè esattamente il contrario di ciò che Moro sta facendo. Il portavoce del partito del Congresso e capo del dipartimento legale, Abhishek Singhvi, ha detto al «Times» di Londra di essersi incontrato con Sonia Gandhi mercoledì scorso per discutere il da farsi. L’obiettivo è impedire la pubblicazione del volume in India pena l’apertura di una causa per diffamazione.
Non arrivare sul mercato indiano dà parecchio fastidio a Moro, convinto che il libro che solo nei Paesi di lingua spagnola ha venduto oltre 300 mila copie, avrebbe un grandissimo successo. «Ho molto rispetto per il personaggio - si difende Moro -. Condivido molte idee portate avanti dal partito del Congresso, ma la sua leader è attorniata da politici, avvocati, portavoce che parlano per lei. Sonia Gandhi è a capo di un Paese di oltre un miliardo di abitanti, non può pretendere di non essere una figura pubblica».
di Cristina Taglietti,
dal Corriere della Sera, 5 giugno 2010
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6 luglio 2010 alle 11:46
Sonia Gandhi si trova in una posizione molto delicata. Un’impresa rischiosa e difficile la sua, con il BJP che sfrutta ogni occasione per screditarla.Il popolo indiano è molto influenzabile; è facile per l’opposizione far leva sul senso di identità, appartenenza di razza e casta. Se Moro apprezzasse davvero l’operato di Sonia, avrebbe più rispetto e senso di responsabilità. Ma a lui interessa solo vendere più copie possibile…………un bel business, complimenti! Non comprerò il suo libro.