“L’arte di dimenticare”
di Anita Nair, edito Guanda 2010
“Se la stringe contro, con una forza che spera esprima tutto ciò per cui gli mancano le parole. Lei lo comprende. Di questo è certo. Forse, un giorno, troverà le parole. Ma per ora non ha che un mormorio da deporle nell’incavo del collo: Mira, oh Mira, mia Mira…”
Anita Nair riesce a tenere insieme tutto. La storia tetra di una ragazza luminosa e volubile, con una
vita in frantumi, che si ritrova trasformata in una bestiola impaurita e lamentosa. La triste vicenda di un frivolo matrimonio aziendale che si disintegra come un delicato calice da vino nella presa di una mano ingioiellata e distratta a un cocktail party. La cronaca toccante di quattro generazioni di donne in una famiglia, che portano avanti vite diversissime eppure intrecciate. La fragile visione di “due anime perdute che nuotano in un acquario”, come nella canzone dei Pink Floyd, finché non si sostengono l’un l’altra con la promessa di una possibile redenzione.
La lettura di L’arte di dimenticare ricorda una cena squisita: stuzzica il palato, ti porta a masticare lentamente tutte le pietanze, ti lascia con il desiderio di restare seduto a tavola ancora per un po’.
Che cos’è che Anita Nair vuole insegnarci a dimenticare, come studenti obbedienti in una scuola chiamata vita?
La sua profonda esplorazione dell’amore e della sofferenza ci offre una filosofia dell’oblio come strategia di sopravvivenza, suggerendo che dobbiamo imparare a distinguere quel che ci tiene in vita da tutto ciò che minaccia di abbattere il nostro spirito. L’arte di dimenticare è un romanzo che vale davvero la pena di ricordare.
da Internazionale,
di Brinda Bose, India Today
Descrizione
Jak è uno studioso di cicloni che porta i capelli a spazzola, vestiti comodi e un orecchino di diamante; Mira una perfetta padrona di casa che scrive galatei per mogli di manager e vive in una vecchia casa lilla piena di ricordi. Due esistenze apparentemente definite e destinate a sfiorarsi senza conseguenze, se eventi imprevedibili non mescolassero le carte scuotendo dalle fondamenta le certezze di lei, fino a sospingerla nel quotidiano di lui, assai più ricco e sfaccettato di quanto ci si potrebbe attendere.
Da un giorno all’altro Mira si ritrova senza punti di riferimento: il marito se n’è andato, i conti non tornano, e tutto, improvvisamente, dipende da lei: i figli, la madre e la nonna arroccate nelle loro abitudini, la casa amatissima e ingombrante. È l’inizio traumatico di una nuova vita, che la obbliga a riconsiderare il proprio ruolo e il proprio passato, a riscoprire in sé risorse e ambizioni sepolte.
Anche la vita di Jak deve ripartire: rientrato in India dagli Stati Uniti, assiste disperato la figlia diciannovenne, vittima di un terribile incidente, e non riesce a darsi pace, tra il bisogno di appurare la verità su quanto le è accaduto e il senso di colpa per non averla saputa proteggere. Il cuore della storia è l’incontro sommesso eppur decisivo tra Mira e Jak, in un paese in cui convivono con qualche stridore il peso delle tradizioni e la complessità del presente, e insieme la loro capacità di “accettare l’inevitabile” e guadagnarsi nuove prospettive…







