“Foto dal finestrino”

di Ettore Sottsass,
edito Adelphi

Cliccare sulla foto per ingrandirla e per leggere la didascalia.

Non è un libro sull’India o sul Nepal è una raccolta di ventisei istantaneee – e altrettante paradossali didascalie – di un mondo nascosto, che nessun altro ha saputo vedere del famoso architetto Ettore Sottsass. Di queste ventisei istantanee molte hanno per soggetto luoghi e spazi dell’India. Da leggere, da guardare, da sfogliare da tenere sempre a portata di mano.
Una felice scoperta.

Foto dal finestrino: quello sguardo che cambia le cose
Ha capito che la fotografia non è pura registrazione, ma possiede invece un proprio occhio capace di modificare le cose (Achille Bonito Oliva)

Che cosa ha di diverso quella piccola casetta verde di Khuri, nel deserto del Tar, rispetto a una «Valentina», più un vero e proprio simbolo della modernità e dell’ industrial design italiano che una semplice macchina da scrivere? Forse soltanto la tinta, visto che la «Valentina» (progettata per Olivetti nel 1969), nel suo modello più classico, appare di un inequivocabile «color rosso fuoco».
O ancora: quelle torri davanti al mare di Siracusa sono poi così lontane dagli incredibili mobili di «Memphis» (il «Carlton», il «Beverly», la «Treetops»)? Gli scorci, gli uomini, le cose raccolte in questo piccolo album di viaggio sono molto più di semplici Foto dal finestrino, come potrebbe far pensare il titolo (Adelphi, pp. 72, 5,50, in libreria da mercoledì 13 gennaio).

Sono la proiezione dell’ intero mondo poetico di Ettore Sottsass (nato nel 1917 e morto il 31 dicembre di due anni fa): foto e pensieri personali. Qualcosa che va ben al di là del comune senso degli oggetti e che supera l’ angusto confine tra design, fotografia, arte, parola.
Qualcosa che, tecnicamente, è nato da un’ idea di Stefano Boeri come «una delle più fortunate rubriche di Domus tra il 2003 e il 2006»: «Mi ha affascinato la capacità di Ettore di giocare con le immagini come con le parole» .

A proposito del Sottsass fotografo, qualche tempo fa presentando una mostra al Museo di Capodimonte, Achille Bonito Oliva aveva scritto: «Non ha disegnato soltanto una nuova idea della realtà, ma un nuovo tipo di immagini capaci di accompagnare la nostra esistenza con silenziosa imprevedibilità e senza rispetto per il sistema». Coniando una definizione: «Sottsass è un artitetto e, dunque, un artista e un architetto» (al tempo stesso anche un po’ fotografo). Se è vero dunque che lo specchio «Ultrafragola» o il mobile «Casablanca» cercavano di ovviare all’ appiattimento «attraverso la ricerca di significati simbolici», altrettanto vero è che queste Foto dal finestrino propongono qualcosa che va ben al di là del semplice «fuoco dell’obbiettivo» (un obbiettivo «acido e imperdonabile» senz’altro degno di Eric Von Stronheim).

Sia che si tratti di un frammento di Iran o di un ritratto di famiglia a Portofino, dei grattacieli a Hong Kong o di un cimitero in Messico.
A Mosca c’ è così Anastasia che guida l’architetto e designer tra distributori di benzina, stradini, muratori, gente sconosciuta «fino alla tomba di Malevic» facendogliela scoprire come «un cubo bianco, suprematista» dove è appoggiato solo qualche fiore.
Ponza, invece, con il suo piccolo tavolo sotto un grande albero di fichi offre lo spunto per una riflessione professionale: «Non posso essere un architetto moderno perché sono un architetto mediterraneo. E la modernità nasce a Nord».
Mentre il muro di Hampi con i suoi pesci scolpiti va oltre l’ apparenza: è «supporto di speranze, protezione del presente, cassaforte di memorie o previsione di rovina».
Anche se, forse proprio in quanto artitetto, la riflessione più bella è quella, malinconica, che scaturisce davanti al progetto di Le Corbusier a Ahmedabad. «Non c’ è idea, per generosa che sia, capace di resistere al tempo».

di Bucci Stefano,
dal Corriere della Sera, 10 gennaio 2010

Lascia un Commento