Dame e cavalieri dall’India e dintorni
venerdì, 16 aprile 2010Tigri e scimmie degne di un bestiario medievale. Cavalieri di un’armata ignota, ma pur sempre con la testa compressa tra elmo e maglia di ferro, e con tanto di lance e spadoni stretti tra le mani. Antichi signori della guerra, predoni, viandanti, contadini, stregoni con maschere ferine e divinità in posizione del loto. E poi ci sono loro, le donne. Non dame ma signore: padrone di altre latitudini. Orientali, per la precisione. Inutile cercare una bussola o un indizio: qui l’altro – disegnato soprattutto a china, ma anche annunciato nella pittura o sottratto al legno in un paio di brani di scultura – è tutto una tensione verso l’attesa e la scoperta.
E il mondo è un territorio senza confini, in primis fisici. «I mediati dintorni» evocati nel titolo della mostra di Vittorio Morandi (Genova, 1947) sono gli orizzonti conosciuti nei tanti viaggi in India e in vari angoli del mondo quando ancora certe mete non erano a portata di charter, la vita micro che pulsa nel vetrino del biologo ma, in particolare, quella raccolta, sognata ed esperita tra ricordo e impulso immaginifico nella lettura.
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dentro gli schemi più fasulli e fiduciosi si va incontro all’illuminazione, che in India sembra a portata di mano e di mente. Anche Rosa Matteucci, si imbarca verso la terra della rivelazione carica di aspettative: vuole incontrare Amma la santona che abbraccia per ore e ore i suoi devoti, trasmettendo loro la luce che spazza via le tenebre, vuole dedicarsi allo yoga per sconfiggere la sua nevrotica vocazione alle sigarette, vuole dedicare questo viaggio spirituale alla memoria di suo padre, uomo “fantascientifico“, che nella vita ne ha combinate di tutti i colori ed è stato persino seguace di Sri Aurobindo.
incontrarne uno, uno vero, anche se piccolo, anche se il suo palazzo non è nel turistico Rajastan, ma nel meno battuto Gujarat. Sono a Utelia, un piccolo villaggio abbracciato, come si confaceva ai signori feudali, al palazzo del suo maharaja. Mi hanno convinto a venire qui dei giovani studiosi italiani con differenti competenze dall’archeologia al turismo culturale. Sono loro che stanno preparando il dossier Unesco insieme al maharaja di Utelia, Yuvrai Bhagirathsihn.

Ma assillante, dietro questa abbondanza culturale, c’era un’assenza: quella del padre separato, il politico pachistano Salmaan Taseer.



















