Essere Indie: una fuoriserie, in tutti i sensi
Dal 19 aprile, un giorno dopo la fine di Cartoons on the bay, che l’ha vista in anteprima, arriva su DeAkids, una nuova
“fuoriserie” televisiva.
Difficile definire altrimenti Essere Indie, gioiellino che cerca di unire l’estetica della tv degli ultimi anni (si può pensare a una versione evoluta, soprattutto intellettualmente, de Il mondo di Patty e simili) a una funzione educativa moderna e fonda- mentale).
Essere indie nasce, come titolo, dal nome della protagonista, Indihra (la brava piccola attrice Melinda Shankar). Dalla sua nazionalità d’origine, indiana. E soprattutto, dalla sua indipendenza. Indipendenza dai pregiudizi, dalle influenze esterne dannose, da quella visione identitaria che spesso proprio la televisione provoca e persegue.
DeAkids ha fatto le cose per bene, e lo si è visto proprio a Rapallo. Con una ricerca accurata e interessante, fatta di un’indagine sociologica (un piccolo e anche inaspettato saggio di psicologia collettiva) ha unito diversi livelli di ricerca per comprendere a fondo come il razzismo nasca nei primi anni di vita. Ma non per la banale affermazione sulla “cattiveria dei bambini“, ma proprio (semplifichiamo, il lavoro è molto più approfondito e strutturato e parte da questa serie, “comparandola” anche ad altre affini, come Kebab for breakfast, Cory alla casa bianca, I liceali) perché mentre notano istintivamente la diversità- ma la classificano come “normale“, come se il bambino di fronte a loro avesse semplicemente un abito diverso dal proprio- al momento in cui entrano in contatto con fattori influenzanti primari (media, genitori, insegnanti) cominciano a strutturare anche questo tipo di pensiero “negativo“.
Il bello della serie tv, che andrà tutti i giorni feriali dalle 15.20 su DeAkids (canale Sky 601), è poi che Indihra è “indie” a tutto tondo: non solo nel rendere e percepire come una forza la propria diversità, la propria originalità e unicità culturale, ma trasportandola anche nei comportamenti quotidiani. Non accetta, nel suo “essere Indie“, alcun tipo di omologazione e conformismo, a partire da quello della moda. In una tv come la nostra, che da almeno 25 anni cerca e vuole proprio questo, è un atto civile e di coraggio.
Più che multiculturalità, cross-culturalità: non si cerca il politicamente corretto, l’uguaglianza che annichilisce le proprie peculiarità, ma la convivenza di uomini e donne, fin da piccoli, diversi, complementari, che possono arricchirsi l’un l’altro. E quindi…Essere Indie.
Di Boris Sollazzo,
da Il Sole 24ore, 19 aprile 2010







