Chetan Bhagat: l’uomo del ketchup
Oltre alla concorrenza straordinaria gli scrittori indiani devono battere i pregiudizi.
Quando studiava all’Indian institute of management di Ahmedabad, Chetan Bhagat aveva fondato il magazine Tomato Ketchup. La rivista fu considerata un prodotto di basso livello, come le incursioni successive di Bhagat nel mondo della letteratura.
Un errore. All’inizio, anche i suoi romanzi sono stati bollati come commerciali e culturalmente poveri. Un pregiudizio che in India ha colpito soprattutto gli scrittori in lingua inglese. Nell’ottocento, i romanzi degli scrittori indiani in inglese erano delle repliche pittoresche dei romanzi vittoriani. Scrittori come Mulk Raj Anand e R.K. Narayan hanno cercato di descrivere la vera India, ma le storie erano troppo romanzate.
Poi c’è stata la fase del dopo Rushdie. Gli autori di questo periodo hanno lottato ancora con la difficoltà di raccontare l’India reale e sono stati accusati di scrivere per le élite. In questo quadro il merito di Bhagat è di uscire dai canoni letterari del momento. Il suo Two states ha venduto un milione di copie in dieci settimane. Ed è l’espressione (reale) di un’India che sta cambiando.
Outlook India
da Internazionale 16/22 aprile 2010 n. 842
Dello stesso autore è già uscito in Italia:
Un misero 18, edito E/O 2008
Una notte al call center, edito Rizzoli 2007








