Pachistani? No, grazie la nuova guerra del cricket
New Delhi – India e Pakistan hanno combattuto tre guerre rivendicando reciprocamente parti del territorio altrui e sono divisi da una frattura religiosa e politica profonda. Ma ancora di più è quello che hanno in comune: due culture profondamente intrecciate fra loro, la dipendenza dal curry e una passione sfrenata per il cricket.
Quindi ha destato scalpore che nell’asta tenutasi questa settimana per scegliere i giocatori che questa primavera disputeranno l’Indian Premier League, il campionato indiano di cricket, non sia stato selezionato nemmeno un giocatore pachistano.
E questo nonostante il Pakistan sia il punto di riferimento per quel tipo di cricket veloce che si gioca nell’Ipl, e nonostante per le squadre vincere sia molto proficuo dal punto di vista finanziario.
Questo sgarbo verso i propri campioni ha suscitato sdegno in Pakistan, dove molti sospettano il governo indiano di aver esercitato pressioni sui proprietari delle squadre per dissuaderli a fare offerte per i giocatori pachistani. Il cricket è uno sport popolarissimo da entrambii lati della linea di confine frettolosamente tracciata dall’ avvocato inglese Cyril Radcliffe sulla mappa dell’India britannica nel 1947, quando furono creati i due Paesi.
«Il modo in cui sono stati trattati i giocatori dimostra che l’India non fa sul serio quando parla di processo di pace con il Pakistan», dice il ministro dell’Interno di Islamabad, Rehman Malik. Il ministro degli Esteri indiano, Somanahalli Maiallah Krishna, ha replicato che le autorità non hanno alcuna voce in capitolo nella scelta dei giocatori per una lega sportiva privata.
Negli anni, anche se India e Pakistan hanno combattuto guerre e si sono accusati a vicenda di malefatte di ogni genere, il campo di cricket è rimasto in gran parte uno spazio sacro. Ma l’asta di questa settimana ha dato la misura del livello della tensione fra i due Paesi. Mentre giocatori come il 38enne australiano Damien Martyn, che non gioca a livello professionistico dal 2006, sono stati selezionati, campioni pachistani come Shahid Afridi, capitano della squadra campione del mondo, sono stati ignorati.
«In passato il cricket veniva usato per migliorare i rapporti fra l’India e il Pakistan», ha dichiarato Afridi. «Questa volta è stato usato come arma negativa. Questo non porterà nessun beneficio alla popolazione. Siamo molto delusi».
L’Indian Premier Leagueè stata creata con grande battage pubblicitario nel 2007 e ha disputato il suo primo torneo la primavera successiva, con ottimo successo. Vi hanno preso parte numerosi giocatori pachistani, tra cui uno dei lanciatori della squadra campione, i Rajasthan Royals. Nel 2009, sull’onda dei sanguinosi attentati terroristici di Mumbai, i giocatori pachistani non hanno partecipato all’Ipl, ma secondo i funzionari della lega era stato il Governo di Islamabad a mettere il veto. Questa volta il Pakistan aveva dato il suo benestare; anzi, i giocatori pachistani erano stati inclusi nell’asta perché molti team avevano manifestato interesse a reclutarli.
«Il cricket è sempre stato uno specchio per valutare lo stato dei legami politici e sociali fra i due Paesi», dice Ramachandra Guha, uno storico che ha scritto molto su questo sport. Dopo la partition, l’India e il Pakistan hanno giocato match molto accesi e competitivi fino agli anni ’60 e ’70, quando sono scoppiate le guerre e gli incontri di cricket si sono interrotti. Le sfide sono ricominciate negli anni ’80 e hanno rispecchiato gli altalenanti umori nei rapporti fra i due Stati. Nel 1987, quando India e Pakistan sembravano sul punto di dare vita a un’altra guerra, il presidente pachistano, il generale Mohammad Zia ul-Haq, ruppe il ghiaccio andando ad assistere a una partita a Jaipur, nell’India nordoccidentale. Nel 1999, quando una squadra pachistana vinse una partita combattutissima contro l’India a Chennai, nel sud dell’India, il pubblico indiano tributò alla squadra ospite una standing ovation.
©New York Times
La Repubblica, 23 gennaio 2010 ( Traduzione di Fabio Galimberti)








