L’India in famiglia

La tua casa è dove sta il tuo cuore“. La citazione attribuita a Plinio il vecchio, vissuto a migliaia di chilometri e secoli di distanza, è impressa sotto le foto di famiglia che ritraggono Bauji nella bella casa di Jaipur, nel Rajasthan indiano.

Home in Pushkar, photo by Samuele Fracasso

Bauji è il modo intimo e tradizionale col quale sua figlia Ruchi chiamava il padre, all’anagrafe (Shri) Bhim Dev Sanghi. Ai suoi tempi non esisteva il website del Bhim Dev Bed&breakfast che oggi lo ritrae in bianco e nero, sorridente assieme alla moglie.
Bauji può essere considerato tra i pionieri di una delle attività più redditizie della nuova India, dove esistono meno alberghi (appena 130.000 stanze registrate) di quanti non ne abbia la sola Las Vegas.

Senza i bed and breakfast, che aggiungeranno 3000 camere alle poche migliaia oggi disponibili nella capitale Delhi, il prossimo anno gli alberghi non ce l’avrebbero fatta ad alloggiare gli ospiti che giungeranno da tutto il mondo per assistere ai Giochi del Commonwealth. Il fenomeno b&b sta diventando ormai una sorta di bandiera nazionale fatta sventolare dal governo sotto lo slogan “Incredible India“.

Dopo anni di estremi, dai backpackers in pensioni da poche rupie ai facoltosi clienti dei cinque stelle, le autorità hanno scoperto che il trend dell’ homestay facilita un turismo “intelligente“, destinato anche a consolidare il ponte culturale tra Occidente e Oriente. Inoltre la possibilità di essere ospitati da una famiglia indiana evita ai meno avventurosi (che non amano però il tour organizzato) lo stress di trovarsi spaesati in un continente immenso.
Il boom dei b&b indiani è relativamente nuovo. Per anni è stato confinato nelle regioni tradizionalmente inserite nelle mète turistiche internazionali, come Kerala e Rajasthan, ora si è esteso un po’ a tutti gli Stati con un’ offerta che va dalla categoria superlusso (“Diamond”) al 4-5 stelle (“Gold”) fino a quella più a buon mercato (“Silver”). Entrare nella vita di una famiglia significa viaggiare sotto la superficie del Continente, sollevando il velo degli stereotipi.
Potrà capitare di vivere in un quartiere di artigiani, discutere di filosofia con un tassista, dormire tra le mura di funzionari governativi, commercianti, agricoltori, o ex insegnanti come Madhu Taneja, titolare del trendy B&B Service Apartments che ormai possiede diverse case nella capitale. Il suo stile è volutamente un po’ retrò, a differenza dell’ immagine offerta dalla coppia Bhawna e Vikram Atwal: lei ex modella, lui laureato in economia a New York, nella loro Tej Abode di Delhi sono sempre pronti a fare conversazione con i clienti, viaggiatori di tutte le nazionalità che possono permettersi di pagare tra le 3500e le 5500 rupie (circa 100 euro) per passare qualche notte sotto il tetto di una elegante casa indiana.

A Delhi e in altre città sono sorti però numerosi b&b assai meno pretenziosi, dove si affittano le stanze dei figli andati a studiare o a lavorare altrove. Con le leggi in vigore dal 2006, per ottenere lo status di titolari di un b&b i candidati devono sottoporsi a veri e propri test.
«Sanno di essere ambasciatori del nostro Paese», dice Vimla Dorairaju, responsabile dell’ Homestay della Mahindra, una delle grandi compagnie indiane che hanno deciso di investire in b&b. Assieme al ministero del Turismo, Mahindra invia gruppi di consulenti che visitano le fami glie disponibili e a volte organizza veri e propri corsi d’addestramento con l’ aiuto delle amministrazioni dei vari Stati dove ha preso piede il nuovo business. Un compito delicato in un Paese dove non tutte le amministrazioni pubbliche sono in grado di far fronte ai propri impegni istituzionali, per troppa corruzione, inefficienza o conflitti etnico-religiosi. Ma tranne casi eclatanti – possibili a ogni latitudine – il viaggiatore potrà sempre contare sullo spirito di Athithi devo bhava, la sacralità dell’ospite. Non foss’altro che per orgoglio, gli indiani saranno in grado di mostrarvi come vivere l’India attraverso tutti e cinque i sensi.

di Raimondo Bultrini
da Repubblica, 2 dicembre 2009

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