È guerra tra uomini e tigri nella foresta del delta del Gange
In questa regione le vittime degli attacchi dei felini arrivano fino a 250 all’anno.
L’aumento degli assalti dipende dalle mutazioni climatiche e del territorio. E gli abitanti si vendicano
Gli orsi polari diventano cannibali, e non trovano più una lastra di ghiaccio su cui sopravvivere, una rondine non fa più primavera e le tigri reali del Bengala fanno la guerra agli uomini. Anche questo accade a causa dei cambiamenti climatici, su cui si discute e si protesta in questi giorni a Copenhagen. Nella foresta del Sunderbans intorno al grande delta del Gange, le tigri del Bengala, che prima era rarissimo vedere, da un po’ di anni fanno ingresso nei villaggi e uccidono gli uomini. Da 50 a 250 persone ogni anno.
In difesa del territorio
In questa regione, che in bengalese significa “bella foresta“, la macchia di mangrovie, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità nel 1997, è l’habitat naturale per la Panthera tigris tigris di cui si contano circa 500 esemplari (una densità molto elevata per una sola area). Fino a qualche tempo fa convivevano con gli altri insediati della palude, i pescatori i cacciatori di miele e le loro famiglie, oltre 4 milioni di persone che vivono della pesca e dei frutti della foresta. Dal 2007, anno in cui il Ciclone Sidr ha devastato gran parte della palude del Bangladesh, hanno migrato da sud a nord e cominciano ad entrare nei villaggi o ad attaccare chiunque si addentri in quello che hanno marcato come loro territorio: la foresta di mangrovie.
Le cause
L’incremento preoccupante degli attacchi ha spinto i biologi della zona a studiare le cause della strage di uomini ad opera dei felini. Le ipotesi sono varie: la prima è l’aumento della salinità dell’acqua del delta (dovuta a un aumento del livello dell’Oceano Indiano). Di solito le tigri bevono acqua dolce e fresca, per cui il fatto di essere costretti a bere sale, li rende particolarmente insofferenti e aggressivi. Un’altra spiegazione è l’aumento dei cicloni nella zona, che porta migliaia di corpi annegati nella palude. Secondo i ricercatori, questa circostanza ha abituato le tigri alla carne umana. Infine, un’altra spiegazione sta nelle continue alte maree, che rendono particolarmente scivoloso il terreno e difficile la caccia tradizionale agli animali. Viceversa, cacciare i pescatori, che si recano in barca tra le mangrovie, è molto più semplice, basta alzare la zampa e rovesciare l’imbarcazione. E se all’inizio si sbagliavano e scambiavano l’odore dell’uomo intento nel suo lavoro per quello di un animale della foresta, con gli anni si sono sempre più abituati alla carne umana.
La vendetta dell’uomo
La guerra tra uomo e animale è talmente feroce e tragica che ha perso ogni logica. Gli abitanti dei villaggi talvolta organizzano cacce per vendicare i loro morti e per salvare il loro bestiame e le loro famiglie. Spesso pregano al cospetto di Bonbibi, la “signora delle foreste“, affinchè le loro stalle siano preservate dagli attacchi del temuto felino e ogni volta che si avventurano al di là del canale, tra le mangovie. Le tigri, comunque, rimangono una specie protetta e in via d’estinzione e quindi non “attaccabili” a loro volta dall’uomo. I bracconieri, infatti, rivendono le loro pelli al mercato nero. E tutto l’eco-sistema della foresta è in costante minaccia.
di Ketty Areddia
dal Corriere della sera, 15 dicembre 2009








