Sonia la vicentina, l’infanzia senza fasti di una futura Gandhi
Gli anni di Lusiana. Il padre scelse il nome in ricordo di un «angelo della steppa»
Cambridge, 1965: due ragazzi si conoscono e si innamorano. Lei è Sonia Maino, italiana, originaria di Lusiana, piccolo borgo sull’Altipiano di Asiago, in provincia di Vicenza. Lui è Rajiv Gandhi, figlio di Indira e nipote del Pandit Nehru, fondatore con il Mahatma Gandhi dell’India moderna.
I due convolano presto a nozze. Per l’occasione Sonia indossa un sari rosso, colore questo delle spose indiane, lo stesso abito filato e tessuto in carcere da Nehru per le nozze della figlia Indira.

E Sari rosso è il titolo dell’ interessantissimo volume scritto da Javier Moro per Il Saggiatore (580 pp., 18,50 euro) e dedicato alla biografia di questa veneta dalle umili origini divenuta oggi tra le donne più influenti del pianeta.
Sonia per la verità non aveva mai dimostrato ambizioni politiche ma, dopo l’assassinio della suocera Indira nel 1984 e del marito Rajiv nel 1991, nel 1995 si è vista costretta ad accettare il ruolo di leader del Partito del Congresso indiano, venendo eletta in Parlamento quattro anni dopo e portando alla vittoria il suo schieramento nelle elezioni del maggio 2004 e 2009. Chi mai a Lusiana avrebbe potuto supporre un simile destino per la piccola Sonia.
I Maino infatti erano una famiglia semplice, di gran lavoratori. La madre di Sonia, Paola Predebon, figlia di un ex-carabiniere gestore di un bar a Gomarolo di Conco (altro villaggio montano della zona), aveva sposato Stefano Maino nella graziosa chiesetta di Lusiana. Sonia, secondogenita, nacque alle nove e mezzo del 9 dicembre 1946 all’ospedale di Marostica, e fu battezzata qualche giorno dopo dal parroco di Lusiana con il nome di Antonia Albina Maino, in onore della nonna materna. In realtà Stefano desiderava chiamarla Sonia, ma il parroco si era opposto in quanto questo nome non è compreso nel calendario dei santi cattolici. Aveva infatti fatto la campagna di Russia Stefano, volontario nella 116esima divisione di fanteria di Vicenza, reggimento appartenente al corpo dei bersaglieri. Al primo scontro con il nemico, il reparto perdette tre quarti dei suoi componenti, e Stefano cadde prigioniero dei sovietici. Riuscì però a fuggire, trovando rifugio presso una fattoria, curato, nutrito e salvato da Sonia, uno dei tanti angeli della steppa che si prodigarono per salvare i nostri soldati. Stefano fece allora un voto: quello di chiamare i propri f
igli con nomi di quel paese lontano. La primogenita Anna sarà per lui sempre Anouchka; la nostra Antonia, nonostante le rimostranze del parroco, verrà registrata all’anagrafe come Sonia.
Per tutta Luisiana, ed oggi per il mondo intero, Anna Maino è da allora Sonia Maino, sin da quel banchetto del battesimo per il quale Stefano scese a Vicenza a comperare l’immancabile baccalà. Sono anni di miseria, i Maino non possiedono terre, solo qualche mucca ed una casa di pietra costruita da Stefano, l’ultima di via Maino, prima dei verdissimi pascoli che circondano il borgo. Sonia cresce con questo panorama, adora la sua terra, anche se le eccessive pendenze ed il freddo pungente dell’inverno, le cagionano una terribile asma, alleviata solo dal tepore di una rudimentale stufa di ghisa sistemata in cucina. All’inizio degli anni cinquanta Stefano se ne va in Svizzera a fare il muratore per qualche stagione prima di trasferire l’intera famiglia ad Orbassano, vicino a Torino.
Sonia vi giunge decenne e si trova subito bene: i piemontesi sono gente un po’ rude ma sinceri lavoratori, un po’ come gli asiaghesi, e dalla sua casa in lontananza può osservare con gioia le alte montagne che limitano la pianura. Papà fa i soldi e sceglie per le figlie le scuole migliori: Sonia frequenta così il collegio delle suore di Maria Ausiliatrice a Giaveno, prima di giungere alla Lennox School di Cambridge, dove in un bel giorno del 1965 incontrerà quel ragazzo “non esuberante come gli altri ma più riservato, più gentile, con grandi occhi neri ed un sorriso meraviglioso, innocente e al tempo stesso incantatore“. E’ Rajiv Gandhi, il futuro marito.
Lo stile di vita dei Gandhi è in un certo senso austero come quello dei Maino. Basti pensare che nella dichiarazione dei redditi di Sonia, compare solo una proprietà immobiliare, una piccola casa nella lontana Italia, quella modesta costruzione in pietra di Lusiana da cui tutta questa straordinaria storia ebbe inizio.
di Alessandro Tortato
dal Corriere del Veneto
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26 gennaio 2010 alle 21:31
L’immagine non è di Sonia. Quella è Reese Witherspoon, l’attrice statunitense ex-moglie di Ryan Philippe.
26 gennaio 2010 alle 21:39
http://gallery.newkerala.com/images/wallpapers/reese-witherspoon-699801.jpeg
http://media.photobucket.com/image/reese%20witherspoon/heatherdp08/reese-witherspoon.jpg
Qui avete due altre immagini di Reese con cappelli neri, quindi, anche ‘giovane sonia’ look.