“Ravan & Eddie”di Kiran Nagarkar

edizione Metropoli d’Asia, 2009

Talvolta l’odio che si determina tra due persone o due famiglie, anzichè – come pure sarebbe comprensibile – da gravi offese, nasce da fatti assolutamente accident"Ravan & Eddie" di Kiran Nagarkarali, lontani dalla volontà di qualcuno di volere il male di un altro, ma comunque capaci di creare un ”precedente” che non si vuole, non si può dimenticare. Le liti per fatti banali possono, quindi, portarsi dietro livore che niente sembra potere domare, quasi una insaziabile sete di vendetta. Certo è, poi, che se ci si mette anche il Caso, il Destino, il Fato, allora tutto sembra più difficile da risolvere, come sottolinea Ravan & Eddie.

Nell’India degli anni Cinquanta che, dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna, sta cercando di mettere insieme i cocci del suo sterminato popolo, due famiglie di Bombay sono unite solo dal fatto di abitare in un condominio-formicaio, dove decine e decine di persone vivono quasi ammassate, dove, anche se non lo si vuole, diventa veramente impossibile non guardarsi, considerarsi, giudicarsi.
E se le due famiglie sono l’una rigorosamente indù e l’altra convintamente cattolica, i motivi potenziali di contrasto aumentano. Quindi il Caso, il Destino, il Fato: il piccolo Ravan – l’indù – un bimbetto di poco meno d’un anno, dalle braccia della madre, Parvati, che lo tiene stretto affacciandosi al ballatoio di casa aspettando il marito, pensa bene di liberarsi e lanciarsi giù. Un volo destinato alla morte se il corpicino non finisse tra le braccia di Victor, cattolico, padre di Eddie (ancora nel ventre della madre). Victor lo salva, ma si adagia a terra, lasciando questa terra e, con essa, la famiglia.

Tra Eddie e Ravan, crescendo, nasce quindi – da questo scambio “una vita per una morte” – una contrapposizione dura, convinta, che si trascina per anni, anche dopo che la maturità dovrebbe fare prevalere la ragionevolezza. Ravan & Eddie prende le mosse proprio dal volo di Ravan e dalla morte di Victor per raccontare una storia che è l’India, il suo variegato contrasto tra culture e religioni, il suo caleidoscopico mondo dove tutto sembra essere trasfuso da una perenne ricerca di risposte. Il romanzo è stato scritto da Kiran Nagarkar ed è, insieme a Come un diamante nel cielo, di Shazia Omar, la prima tappa del cammino di una nuova casa editrice, Metropoli d’Asia, fondata dallo scrittore Andrea Berrini, in partnership con Giunti, con l’obiettivo di proporre i migliori narratori contemporanei asiatici e, magari, di scoprirne di nuovi.

Tornando a Ravan & Eddie, la sfortunata fine di Victor e la responsabilità attribuita dalla moglie a chi, sebbene bimbo, ne è stata la causa, sarebbe di per sé una base solidissima per un odio senza fine. Ma, quel Caso, quel Destino, quel Fato, operano un processo innaturale che lega, loro malgrado, i due protagonisti. E così Eddie, il cattolico, finisce in una organizzazione di estremisti indù (diventando un esperto del Mahabharata e del Baghavad Gita), tanto che la madre lo porta in chiesa per farlo esorcizzare, e Ravan, invece, comincia ad interessarsi di tutto ciò che è cristiano. Un artifizio che ribalta due culture e due modi di pensare facendo, dell’illogica situazione che si è determinata (i due diventati i campioni della religione dell’odiato nemico), la strada per raccontare un mondo che resterebbe altrimenti difficilmente comprensibile a chi, della stratificazione sociale e multietnica dell’India, conosce poco o nulla. E la lettura di Ravan & Eddie serve a fare un bagno di sano realismo, dopo le favole e i sogni del Millionaire.

di Diego Minuti

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