Benvenuti alla corte dei maharaja
al Victoria and Albert Museum di Londra
dal 10 ottobre al 17 gennatio 2010
Un’esposizione dedicata ai nobili indiani, cultori della bellezza tra tradizione e contemporaneità.
Nel 1960, quando Luttazzi-Ciorciolini-Verde scrissero «Una zebra a pois», il maharaja rappresentava lo stereotipo dell’esotico, lontano, misterioso: era un vecchio amico di papà, in grado di portare in dono un animale tanto raro come una zebra, quanto bizzarro perché a pois. Così almeno cantava Mina, imprimendo nell’immaginario comune questa visione dal tono decisamente orecchiabile. Senza contare le attitudini del pubblico, già affezionato a un’ idea dell’India legata a quell’ atmosfera oscura, avventurosa e mistica d’eredità salgariana.
La mostra «Maharaja: The Splendour of India’s Royal Courts», in allestimento al Victoria and Albert Museum di Londra fino al 17 gennaio, promette di fare chiarezza su questa figura sconosciuta e da sempre evocata. Sfata miti e ne crea molti altri. E lo fa puntando sul forte impatto visivo del lusso ricercato che si respirava e si toccava alla corte dei maharaja. Una ricchezza esagerata e di gusto estremo in perfetta sinergia con le tradizioni e i luoghi suggestivi del Rajastan e del Punjab, con gli ornamenti spettacolari dei matrimoni regali: troni dorati, turbanti in stoffe pregiate e spade con incastonate pietre preziose di grande valore, armi, dipinti e ritratti.
Pur rimanendo sempre al passo con i tempi: le Rolls Royce, le parure di Cartier (in mostra c’è anche la collana Patiale, pezzo della più imponente commessa realizzata dalla maison francese per un privato: 2.930 diamanti, per un migliaio di carati in totale), gli accessori di Louis Vuitton. Gli oggetti esposti sono circa 250: molti di questi provengono da collezioni private delle famiglie reali indiane e non sono mai stati esposti, fino ad oggi, in Gran Bretagna, nonostante un sottile filo continui a legare i due paesi.
Il viaggio nel mondo suggestivo dei “grandi re“, questo il significato letterale del termine, si snoda all’interno di quattro sezioni-epoche, ciascuna delle quali racconta un gradino dell’evoluzione che tali figure hanno subito dal XVIII secolo al 1947, anno in cui l’India diventò indipendente; dai dipinti di corte alla gioielleria francese di Van Cleef & Arpels. Si parte dal maharaja come leader – politico, religioso e militare – venerato dai sudditi che, convinti che fosse di buon auspicio, si riunivano attorno a lui in processione (ricostruita al Victoria and Albert Museum in grande stile: con tanto di modello di elefante a grandezza naturale ornato da gioielli e tessuti tradizionali).
Alla fine del Settecento ci si lascia alle spalle le spade da cerimonia per passare alle armi del sultano di Mysone, ai simboli di guerra e di potere come il trono dorato di Ranji Singh, il “leone del Punjab“, brillante stratega e promotore dell’unione delle popolazioni sikh. In questo secondo capitolo si narrano visivamente le lotte interne, lo sbilanciamento del potere e le divisioni che tuttora sussistono. La conclusione del percorso attraverso lo splendore delle corti si conclude con l’India coloniale, fucina di uno stile del tutto originale, a cavallo tra oriente ed occidente, tra radici culturali solide e progressismo. A rappresentare tutto questo, le foto dei maharaja abbigliati all’europea, i ritratti firmati da Man Ray e Cecil Beaton, le opere di mecenatismo che i sultani, ormai sottomessi all’Inghilterra e affascinati dalla cultura britannica, dirottavano sulle produzioni cinematografiche europee e sugli artisti emergenti. A conferma che, lo sguardo verso il poi e la voglia di emergere, l’India li ha sempre avuti.
Maharaja: The Splendour of India’s Royal Courts
Victoria and Albert Museum
South Kensington, London
dal 10 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010
www.vam.ac.uk
di Marta Casadei
da Luxury24 una rubrica del Il Sole 24 ore















