Anish Kapoor? Un simbolista d’oggi

Retrospettive Londra: l’artista anglo-indiano alla Royal Academy

Anish Kapoor sostiene che il rosso è il colore del sole che tramonta e che il blu rivela e custodisce la profondità più ancora del nero. Ha ragione, perché la profondità che egli ricerca non è quella fisica e visiva, ma quella psichica, carica di brividi e di presagi.
Del resto è cosa che gli artisti hanno sempre sottolineato, da Munch a Bacon. Ma il blu, il rosso, come d’altra parte il giallo di Kapoor, ricordano i toni cangianti delle carrozzerie delle auto e attingono magie ed evocazioni dalle lacche indiane che gli sono naturalmente familiari.

 Anish Kapoor, photo by Johnny Shand Kydd

Anish Kapoor è nato infatti nel 1954 a Bombay (oggi Mumbai) da padre indiano e madre ebrea irachena, insomma da due culture incrociate che da sole formano un intrigante tessuto ricco di sollecitazioni. Nel ’74 si trasferisce a Londra, dove studia all’Hornsey College, e nell’80 ha il suo battesimo con il sistema dell’arte in una mostra parigina presso Patrice Alexandre. Il suo talento esplode assieme a quello dei Gormley e dei Cragg. Ma Kapoor è diverso. Più mite ed evocativo: non cerca le provocazioni o lo sberleffo e preferisce gli enigmi racchiusi in forme semplici, spesso di legno intagliato e reso policromo con pigmenti tipicamente indiani. A suo modo è un «filosofo» e malgrado le molte interpretazioni che si sono sviluppate attorno alle sue ipotetiche letture, da Fichte a Schlegel, è comunque cosa certa che i suoi testi di riferimento sono quelli del vecchio Platone: una luce orientale incisa nel cuore dell’Occidente.

Adesso Londra gli dedica una retrospettiva. Dagli anni Novanta in poi Kapoor si serve delle resine, dell’acciaio corten, dell’alluminio: gigantesche forme concave, a tromba, laccate in rosso, come Untitle (2007), un vortice che converge nella centralità del buio e ti risucchia nel richiamo fascinoso del mistero. Il successo lo premia fino agli eccessi di un mercato impazzito e ben manovrato, che nel suo caso sembra ancora a prova di crisi. Kapoor non è un artista «neo-concettuale» o genericamente «mentale», definizioni spesso di comodo che riempiono la bocca del nulla da cui spesso nascono. E’ invece un simbolista contemporaneo, che attinge emozioni dalla storia, a partire da Redon e da Kubin, e naturalmente dal pensiero veggente dell’India e di quell’Oriente insonne che attrae il corpo per restituirci l’ anima.

di Cortenova Giorgio
dal Corriere della sera, 18 ottobre 2009

Anish Kapoor
Londra,
Royal Academy
dal 26 settembre all’11 dicembre
orario: dalle 10 alle 18 (ultimi ingressi alle 17.30)
biglietti: interi 12£, disabili e più di sessanta anni 10£; 12-18 anni 4£; 8-11 anni 3£; inferiore agli 8 anni gratuito 
Tel. +44/20-73008000
Comunicato stampa in Pdf

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