“Storia di un viaggio in tutti i sensi”
Lezioni di volo è un viaggio reale che è anche un viaggio d’iniziazione alla vita, all’amore, alla sofferenza. Destinazione India, brulicante e misera, dove ci si può perdere, come succede ai due ragazzi protagonisti del film, ma dove, come sostiene Francesca Archibugi, ci si può ritrovare. Il nuovo film della Archibugi è Lezioni di volo che, prodotto da Cattleya e da RaiCinema, sarà nelle sale da venerdì
distribuito da 01 in 120 copie.“Per tutti esiste un momento in cui spiccare il volo” spiega Giovanna Mezzogiorno che nel film interpreta Chiara, giovane medico italiano che lavora nell’ospedale di una Onlus in un villaggio nel deserto indiano del Thar. Proprio lì capitano due ragazzi italiani, tanto amici da essere chiamati Pollo (Andrea Miglio Risi) e Curry (Tom Karumathy), il primo di famiglia ebraica (i genitori sono Flavio Bucci e Anna Galiena) mentre il secondo è un indiano adottato (dalla coppia Angela Finocchiaro e Roberto Citran).
Di spiccare il volo i due ragazzi a Roma non sembra proprio abbiano voglia: bocciati, atoni, opachi, senza progetti e senza desideri, hanno un guizzo di vitalità in una sciocca gara, sputare dal terrazzo di casa sui passanti. Decidono però di partire per l’India e appena arrivati sul posto la loro insipienza è tale che perdono subito documenti, soldi e cellulari con cui chiedere soccorso alle famiglie. Perduti in un mondo che non capiscono, guardano l’affollata India con tutto il bric a brac, da cui non si può scappare, di bambini ignudi, mutilati, turbanti, elefanti, cammelli e vacche sacre. Ma conoscono Chiara che li porta nell’ospedale del deserto. Pollo s’innamora di lei che ha un marito medico che lavora lontano. Chiara passa con lui una notte d’amore.
“Chiara” spiega Giovanna Mezzogiorno “è una donna sotto pressione. Quando ci s’innamora è perché vediamo in una persona qualcosa di cui abbiamo bisogno. La storia con questo ragazzino non è un vero confronto. Rimane intenerita perché, gli dice, “Nessuno mi guarda come mi guardi tu. Tu non mi giudichi mai”. Chiara si sente sola, è lontana da casa e dagli affetti.
Per Pollo è una specie di trampolino. Sono i due ragazzi il vero motore del film. Io entro nella loro storia e i nostri bisogni s’incontrano. Anch’io” confessa l’attrice “ho avuto una storia con un ragazzo di 17 anni quando ne avevo 24 e ne ho un ricordo bellissimo. Per una donna matura può essere un modo per sfuggire da una realtà ingrata. Ho vissuto quest’esperienza con gioia. È sulla durata di questi rapporti che ho perplessità perché c’è un problema sociale. Impegni, interessi e amicizie è quasi impossibile condividerli con una persona così giovane”.
“È la storia di un viaggio in tutti i sensi” ribadisce Francesca Archibugi. E per Pollo “tutti i sensi” è affrontare la notizia della morte del padre, aiutare una donna a partorire, avere la forza di rinunciare al suo amore. Per Curry è cercare la madre naturale, scoprire di avere una sorella indiana.
Francesca Archibugi, che dal tempo di “Mignon è partita” si porta dietro la nomea di abile regista di attori bambini, rifiuta con energia questa etichetta. “Lavoro sempre con personaggi che hanno età diverse. Non appartengo al cinema dell’infanzia. La vita, come i miei film, è popolata da persone di tutte le età”. La regista rifiuta anche di aver voluto rappresentare in Pollo, di una sprovvedutezza quasi imbarazzante, la generazione dei diciottenni. “È un personaggio difficile ma avevo voglia di creare dal nulla una persona. So che è complicato mettere in scena l’antieroe per antonomasia, uno per cui la gente non parteggia. Ho dovuto lottare per raccontare questi due ragazzi, due ignoranti, analfabeti di ritorno. Li amo molto, anzi sono pazza di loro”.
Di Pollo il suo interprete Andrea Miglio Risi ricorda: “quando ho letto la sceneggiatura devo dire che ho provato un po’ di astio per questo personaggio, non mi riconoscevo e non pensavo di essere così. Ma poi in Pollo ho scoperto cose bellissime come l’ingenuità, quasi una purezza, che mi piacerebbe avere”.
di Roberto Rombi







