India, pianeta meteo
di Luca Mercalli *
Scrive dall’Himalaya Tiziano Terzani, ne “Un altro giro di giostra”:
“Il Divino Artista era inesauribile con le sue sorprese: una nuvola nera che parava il sole e creava una colata d’oro sui ghiacciai; un’improvvisa parete di pioggia dietro la quale le montagne luccicavano come fossero di metallo; o il sempre diverso emergere del mondo dal buio cosmico della notte”.
Spazi magici anche per il passaggio del cielo, unico luogo al mondo dove le montag
ne rivaleggiano con l’atmosfera al punto da sbarrare il percorso dei venti fino ad oltre 8000 metri di quota. Senza perderci negli straordinari e severi estremi delle vette d’altissima montagna, pressoché disabitate, l’intero subcontinente indiano è di per sé un pianeta meteorologicamente completo. Dai ghiacciai Himalaiani ai climi tropici sull’Oceano Indiano, dalle bufere di neve, dai deserti alle foreste pluviali.
La quantità di pioggia che cade sul territorio assume una varietà stupefacente, ed è il vero elemento che fa la differenza di paesaggio: all’estremo occidentale, presso i confini con il Pakistan, il deserto di Thar riceve meno di 150 mm all’anno, a New Delhi piovono 800 mm, grosso modo come a Milano, a Bombay sul Mare arabico cadono 2400 mm, concentrati nei mesi del monsone, da giugno a settembre, con ben 870 mm nel solo mese di luglio.
E non è finita: nelle cittadine di Cherrapunji e Mawsynram, al confine con il Bangladesh, i pluviometri, a causa dell’aria umida proveniente dal golfo del Bengala, raccolgono l’enorme valore di 12 metri di pioggia all’anno, al punto che in entrambe si trova il cartello “Il posto più piovoso della Terra”, ovviamente con rivalità giocate ogni anno sul filo del millimetro su chi sia effettivamente la detentrice del record.
La temperatura indiana, se eccettuiamo le zone settentrionali di montagna, è tropicale, con poche differenze stagionali e valori giornalieri quasi sempre vicino ai 30 gradi, con insopportabili punte di 49 gradi in maggio e giugno nelle zone più continentali. I tifoni distruttivi sono rari ma possono interessare le fasce costiere con venti tempestosi a 200 km/h e onde marine anche di dieci metri d’altezza: sono previsti e sorvegliati attentamente dal capillare India Meteorological Department, www.imd.gov.in/.
A questo punto non sembra vero sentire Terzani che dai villaggi a monte di Almora, 300 km a nord-est di New Delhi, annota:
“Una grande nuvola soffoco tutto, si fece scuro e la neve riprese a cadere. Continuò tutto il giorno e la notte e il giorno dopo e quello dopo ancora. La mia finestra era per metà coperta, la porta era bloccata. Gli animali erano tutti scomparsi. Restava solo un immenso silenzio”.
Si capisce come questi luoghi siano stati e continuino a essere culla della meditazione e della contemplazione. Probabilmente anche il “clima interiore” ha bisogno di rispecchiarsi in quello atmosferico.
*Metereologo, Società Meteorologica Italiana
da I Viaggi di Repubblica,
anno XI numero 518
18 settembre 2008








