India: il fascino della corte di Jodhpur
Londra: Può una mostra offrire al medesimo tempo una meravigliosa festa per gli occhi e una conturbante esperienza mistica? Evidentemente sì, perché è questo che accade visitando «Garden & Cosmos» al British Museum di Londra (aperta fino al 23 agosto), dove vengono esposti per la prima volta in Europa i dipinti indiani provenienti dalla corte di Jodhpur, ora al museo di Mehrangarh.
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Il doppio binario su cui si muove l’ esposizione (gioia dei sensi e ascesi spirituale), risulta chiaro sin dalla prima opera che accoglie il visitatore. E’ attribuita al maestro Durga ed è stata dipinta alla fine del diciottesimo secolo. Nella parte sinistra sono raffigurati un re e un mercante che si avventurano nell’ eremitaggio dell’ illustre saggio Medha, al quale i due chiedono lumi sul loro attaccamento al mondo materiale. Il viaggio ha luogo in un territorio idilliaco, di assoluta armonia, che si sviluppa verticalmente occupando l’ intero pannello in una successione di forme immancabilmente gentili: colline verdi e beige, freschi e variopinti boschetti, fantastiche pareti rocciose color lilla. Sotto un cielo blu scuro rigonfio di nuvole minacciose, lo spazio è punteggiato da una serie di piccole grotte dalle quali si affacciano, come altrettanti santini, numerosi eremiti.
Seduto al centro, a figura piena, è lui, il saggio Medha, che rivela al re e al mercante come l’ apparente concretezza di questo mondo sia in realtà una mera illusione, e se l’ occhio si sposta al pannello di destra sarà chiaro il perché: qui si precipita infatti, con un potente contrasto drammatico, agli inizi del cosmo, quando lo spazio era occupato per intero da un’ acqua grigia, livida. Ed è lì, in quell’ oceano di piombo, che riposa Vishnu, imbozzolato in un letto-teca dalle tonalità verdi e blu che a sua volta si appoggia su un serpente a più teste color dell’ avorio. In questa sorprendente opera “doppia”, antinomica, si riassume la ricchezza della mostra: ovvero la convivenza di pieno e vuoto, esuberanza del colore e cromaticità trattenuta, estroflessione e introflessione, vitalità caotica del mondo e estasi divina. Il visitatore si inoltra così in un vero e proprio viaggio sulle montagne russe, grazie a un continuo andirivieni tra esotici fumetti psichedelici e non meno esotici precipizi metafisici. Altro non resta che abbandonarsi anima e corpo a questo irresistibile saliscendi.
da Repubblica, 20 luglio 2009
di Franco Marcoaldi






















