Romeo e Giulietta in India: gli sposi-nemici si uccidono
da Corriere della sera, 21 giugno 2009
Il consiglio del villaggio aveva intimato loro di mettere fine all’ unione pena la morte
Lui indù, lei musulmana: si avvelenano per non lasciarsi
Chissà se Amreen e Lokesh avevano visto Jodhaa Akbar: vincitore di pr
emi e campione di incassi, il film uscito pochi mesi in India fa racconta l’ amore tra l’ imperatore Moghul Akbar e la principessa Jodhaa. Lui musulmano, lei indù, inizialmente sposi costretti dalla ragion di Stato del XVI secolo, poi innamorati e felici.
Forse l’ avevano visto. Ma Bollywood non è Phaphund. E la storia dei due ragazzi dell’ infuocata pianura dell’ Uttar Pradesh, 300 e passa chilometri a sud-est di Delhi, è ben diversa da quella del grande conquistatore e della sua nobile sposa. Soprattutto, nel secondo caso non c’ è stato nessun happy end. Amreen e Lokesh (di loro si conoscono solo i nomi) erano nati e vivevano nel paese di Phaphund, dove si erano incontrati e innamorati, da cui erano scappati per sposarsi. Perché anche loro divisi da barriere religiose: lei musulmana, lui indù.
Ma se la ragion di Stato di un tempo aveva unito loro malgrado Akbar e Jodhaa, quelle delle comunità a cui appartenevano Amreen e Lokesh avevano fatto di tutto per separarli. Tornati a casa e scoperti, i ragazzi erano stati deferiti al panchayat, una sorta di consiglio comunale locale, il cui verdetto era presto arrivato: il matrimonio era inaccettabile e non poteva durare. E quindi la scelta era semplice. O le nozze venivano annullate o i due sposi dovevano morire.
Così è stato. Amreen e Lokesh si sono avvelenati.
L’ intero panchayat e i genitori sono stati incriminati per induzione al suicidio. La notizia è finita su qualche giornale locale, sepolta nelle pagine di cronaca. Ed è passata inosservata, almeno dai lettori locali. «Eppure questa è una vera tragedia alla Giulietta e Romeo», sostiene il corrispondente in India della Bbc, Sanjoy Majmuder. Che ieri, sul sito della tv britannica, ha cercato di ricostruire la vicenda dopo essere andato sul posto, incontrando però una diffusa omertà. «Un paese agricolo piccolo e anonimo – racconta la Bbc descrivendo Phaphund – stradine e carri trainati da cavalli, bestiame ovunque, un altro mondo rispetto a Delhi». Poi, l’ incontro con il capo del panchayat, Achan Singh. «Hanno fatto un errore fatale: qui gli indù sposano le indù, i musulmani le musulmane», dice Singh. Ma poi nega che lui o l’ assemblea abbiano fatto pressioni sui due ragazzi, ancor più che li abbiano minacciati di morte. «Sono stati gli anziani delle due famiglie – sostiene – Amreen e Lokesh dovevano restarsene in città».
«Non so cosa sia successo, non abbiamo ricevuto pressioni dalle comunità nè dall’ assemblea ma è vero che siamo stati disonorati da quel matrimonio», sostiene Salim, padre di Amreen, che vive vendendo il latte delle sue bufale e che ricorda come Lokash avesse conosciuto la figlia proprio venendo ad acquistarlo ogni gior
no. «Era una ragazza adorabile, così innocente, e leggeva sempre il Corano - aggiunge Sayeda, una zia - Dio solo sa che follia l’ abbia spinta a scappare con quel ragazzo. Siamo tutti molto tristi».
Nessuna parola di più, solo disagio, paura, omertà appunto. Ma dalla polizia di Phaphund arriva la conferma che la tragedia si poteva evitare, che è stata la «cultura» del villaggio a causarla. «I due giovani erano legalmente sposati e avevano il diritto di vivere insieme – dichiara il commissario – I genitori e la gente non aveva alcun diritto di spingerli al suicidio. Sono colpevoli di un crimine e faremo tutto il possibile per condannarli».
Questa volta, forse, la tragedia non verrà ignorata come tante volte è successo in passato e potrà ancora succedere. Perché nell’ India di Sonia Gandhi, dove al voto di un mese fa i partiti laici hanno trionfato su quelli estremisti e confessionali, le barriere tra fedi, caste e comunità resistono. Soprattutto nelle campagne e nei villaggi come Phandhub, dove mistici musulmani e guru indù per secoli hanno vissuto insieme in pace, dove oggi templi e moschee sorgono affiancati senza troppi problemi, ma dove i matrimoni sono al 95% combinati dalle famiglie e, soprattutto, le unioni inter-religiose restano tabù. Una prova? A cercare sui forum e sui blog indiani si leggono centinaia di messaggi come quello di Santosh: «Sono indù ma amo una musulmana da nove anni. Vogliamo sposarci ma nessuno dei due può assolutamente convertirsi. Che fare?». Le risposte che gli arrivano non sono confortanti: «Andate in America» o «cambia fidanzata» sono le più frequenti. O magari consolati andando al cinema. Dove le storie di amore tra indù e musulmani finiscono bene.
di Zecchinelli Cecilia








24 giugno 2009 alle 15:59
per ragioni di lavoro ho vissuto anni in india,anche per 1 in un minuscolo villaggio,vi sembrerà strano ma quel 100/100 di coppie decise dalle famiglia,sia pure con tutte le problematiche di doti suocere etc.erano nella totalità serene.
c’era la coppia amici-partner della “società”famiglia,ho visto amore: mariti anima in pena se la moglie andava dai parenti pochi giorni,mogli che letteralmente si sarebbero buttate nel fuoco per il marito,e non per le solite ragioni sociologiche di noi occidentali che non immaginiamo legami così viscerali.Ho visto amore anche fisico anche dopo 30 anni di matrimonio,ho visto profondo rispetto.Posso dire lo stesso dei nostri liberi matrimoni e liberi divorzi??certo anche in india matrimoni possono essere trappole infernali ma questi sono sparuta rarità ,mi sono scoperta ad invidiare questo mistero dei matrimoni combinati.ho pensato che è come se mettessero davanti ai figli un giardino:il loro ,e da questo intendono fare uscire i fiori ei trutti migliori non avendone un’altro.
24 giugno 2009 alle 16:19
Un proverbio indiano così recita:
” Un matrimonio d’amore è una zuppa bollente messa fuori al fresco, a poco a poco si raffredda. Un matrimonio combinato è una zuppa tiepida tenuta in casa sul fuoco, a poco a poco si scalda.”