Anita Desai stasera a Milano

a Milano presso il Teatro Dal Verme
martedì 30 giugno 2009 ore 21.00

Stasera Anita Desai sarà a Milano per partecipare alla kermesse culturale deAnita Desailla Milanesiana 2009, il cui tema di quest’anno è L’invisibile.
Alla serata dal titolo “Cantori di Storie invisibili” sarà tra l’altro presente il premio nobel per la letteratura lo scrittore cinese Gao Xingjain e lo scrittore libanese Rabih Alameddine

La scrittura per dare forma al caos del mondo

“La scrittura deve trarre una forma dal caos del mondo in cui viviamo”. Anita Desai, scrittrice indiana di lingua inglese tradotta in tutto il mondo, parte da qui, “dall’invisibile silenzio da cui gli artisti cercano di tirare fuori il materiale per la loro creatività”, per spiegare l’essenza del proprio lavoro.

A Milano per partecipare alla kermesse culturale della Milanesiana, il cui tema di quest’anno è proprio l’invisibile, Desai spiega in un inglese molto dolce e ritmato, che “il visibile si crea proprio da lì. Bisogna essere molto consapevoli dell’invisibile per poter diventare creativi. E poi dobbiamo trovare una forma per esprimerlo”.

Nata a Mussoorie – nello Stato indiano dell’Uttarakhand, vicino al confine con la Cina – nel 1937 da madre tedesca e padre bengalese, Anita Desai ha cominciato a pubblicare negli anni Sessanta, scegliendo di scrivere, lei donna in una società molto conservatrice, e per di più in inglese. Scelta non facile, come lei stessa ammette: “Ero molto consapevole di ciò che era permesso e ciò che non era consentito. Ho pensato molto a questi limiti e a queste restrizioni, ma poi ho scoperto che scrivere era il modo migliore per pensare ed esprimere i miei sentimenti e la mia interiorità in maniera molto privata e molto intima”.

Caratteristiche che la critica individua anche nel suo stile, che negli anni, come testimonia la raccolta di Tutti i racconti apparsa in queste settimane per i tipi di Einaudi, si è evoluto in maniera molto personale e interessante, dal realismo apparentemente più semplice a un’immaginifica visionarietà che ammicca al surrealismo (come dimostra il superbo racconto “Giochi al crepuscolo”).
Per quanto riguarda l’inglese, poi, per Anita Desai si è trattato di una scelta naturale, seppur contestata dai nazionalisti che la vedevano come “lingua dei colonizzatori”: “L’inglese in India – spiega la scrittrice - è una lingua molto viva, che esiste nel Paese da 300 anni e che viene parlata regolarmente da milioni di persone”. Il confronto con il passato coloniale è comunque presente nella vita e nell’opera di Anita Desai che ricorda l’indipendenza come “il momento più forte” della sua vita. Giorno che, quando lei aveva 10 anni, ha segnato il passaggio da una società in cui musulmani, hindu e britannici vivevano insieme in una nel quale la Partizione ha portato divisione e lutti. Anche da queste difficoltà, però, la scrittrice trae delle lezioni positive: “In India abbiamo imparato a diventare schizofrenici – dice con delicata ironia – proprio dovendoci sempre muovere in situazioni e contesti così diversi. Mia figlia mi ha detto che il regalo più bello che le ho fatto è stata un’infanzia indiana”.

India che oggi in molti additano a modello per lo sviluppo, ma sullo “shining” dell’Elefante Anita Desai ha più di un dubbio: “Molti hanno scritto della crescita di Cina e India, e davvero ci sono state persone che hanno avuto un successo che nel passato non avrebbero mai pensato di avere. In un Paese in cui c’erano da sempre pochi ricchissimi e molti poverissimi si è creata una classe media. Ma ci sono ancora molti milioni di persone che non hanno accesso ad acqua, cibo, istruzione, farmaci. Non vedo come si possa vantarsi di essere tra le prime quattro potenze commerciali del mondo quando non si riesce a garantire questi servizi alla popolazione”. E un pensiero va anche al destino, tanto presente nei romanzi della Desai: “Gli indiani sono nati con l’idea di avere un destino definito e immutabile. Questo ha reso accettabile la vita per molti secoli, ma è anche una trappola che non consente alle persone di sviluppare al meglio le proprie potenzialità”.

Fonte APcom

Teatro Dal Verme
Milano
Via S. Giovanni sul Muro 2
tel. 02 87905
ingresso: libero fino ad esaurimento posti

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Il femminismo con il sari. Le donne salveranno l’India

 

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