Subodh Gupta, il Warhol dell’India
sabato, 30 maggio 2009da Corriere della Sera, 26 maggio 2009
Utensili da cucina per raccontare fame e consumismo del suo Paese Salman Rushdie L’ India fasulla degli elefanti e delle danzatrici è oggi messa a tacere da una generazione che racconta qualcosa che si potrebbe chiamare verità
Subodh Gupta è uno dei nomi più noti dell’ arte contemporanea; è stato invitato alle Biennali di Venezia, Mosca, Avana e Gwangju, ma l’ opera che l’ ha
reso popolare in tutto il mondo, quella più fotografata, è il grande teschio «Very hungry God», installato nel 2006 sul Canal Grande, a Venezia, davanti a Palazzo Grassi dove il miliardario François Pinault (lo stesso che fra pochi giorni inaugurerà una seconda sede alla Punta della Dogana), aveva scelto di insediarsi con la sua strepitosa collezione.
Da grande tempista per gli affari, Pinault aveva fiutato il vento che spirava già forte verso il subcontinente indiano tanto è vero che, solo un anno dopo, nel 2007, a un’ asta londinese di Sotheby’ s, un’opera di Raqib Shaw fu battuta per cinque milioni e mezzo di dollari, record d’ asta per un artista indiano, proprio mentre nella stessa sessione una Jackie di Andy Warhol realizzò «neanche» tre milioni e mezzo di dollari.
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Come mio solito ero in libreria a ritirare dei libri che avevo ordinato e nell’attesa sbirciavo i nuovi arrivi quando il mio sguardo cade sul libro di Geoff Dyer. La copertina: siamo sul Gange, riconosco la spiaggia sabbiosa e deserta sul lato orientale del fiume dove la morte vive, fatico a capire se siamo all’alba o al tramonto ma poco importa, si vedono sullo sfondo alcune imbarcazioni con dei fedeli e in primo piano un gruppo di fiammelle nei tipici lumini offerti al Gange a mo di puja. Ma a catturarmi ancora di più è il titolo: Amore a Venezia Morte a Varanasi, un titolo originale e intrigante.























attro anni di viaggi sempre più frequenti, e in due anni vissuti interamente in India. Guarda al senso di Est e Ovest, di alba e tramonto su diverse culture, diversi momenti dello sviluppo globale e diversi modi di sentire il fluire della vita.
nell’ambito della rassegna di Rinasciarte ospita una mostra fotografica sull’India di Margherita Angeli, un viaggio tra le immagini che ci riportano alla dimensione intima delle espressioni.
o nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che Mondadori pubblica ora in traduzione italiana (384 pagine, 20 euro). Sono tanti i riferimenti storici presenti nell’opera di finzione narrativa, tanto che lo scrittore anglo-indiano alla fine del romanzo include una bibliografia (6 pagine), come se fosse un saggio. Tra le letture citate da Rushdie compaiono Ludovico Ariosto, Matteo Boiardo e Leon Battista Alberti. Tra i personaggi reali del romanzo c’è anche Niccolò Machiavelli, detto “il Machia” dagli amici, l’autore de “Il Principe”, il pioniere della scienza della politica nell’età moderna, di cui Rushdie ha letto in particolare i “Discorsi”.



