La Tigre Bianca
di Aravind Adiga, Einaudi 2008
“La storia della mia educazione è la storia di come si produce un uomo cotto a metà.
Però attenzione, signor primo ministro! Dopo dodici anni di scuola e tre di università le persone istruite indossano abiti eleganti, vengono assunte da ditte importanti e per il resto della vita prendono ordini da altri uomini.
La creta di cui sono fatti gli imprenditori è cotta a metà.”
Nato poverissimo in un villaggio dell’interno dell’India, Balram Halwai, la Tigre Bianca, ha l’occasione di evadere dalla gabbia della miseria quando un ricco possidente lo a
ssume come autista. Accompagnare il padrone sulla strada di un’inarrestabile corruzione, vedere da vicino il lusso sfrenato in cui vivono i ricchi, libera Balram da ogni scrupolo morale e lo trasforma prima in un ricercato in fuga e poi in un brillante uomo d’affari.
Dopo The Millionaire campioni di incassi e di Oscar, ecco adesso un libro che offre un’immagine quanto mai essenziale reale e disadorna dell’India, il tutto con un linguaggio asciutto e diretto a volte crudo e violento ma brillante.
È un libro che vi catturerà fin dalle prime pagine con la particolare comunicazione epistolare del protagonista verso un’importante figura politica mondiale -che non sto qui a svelarvi - che nella storia del libro si accinge a compiere un viaggio in India.
Dalla scrivania di:
«La Tigre Bianca»
Un uomo pensante
E un imprenditore
Residente nel centro mondiale della tecnologia e dell’outsourcing
Electronics City Phase I (accanto a Hosur Main Road)
Bangalore, India.
La stesura della lettera rappresenta per Balram un momento di riflessione individuale, non a caso avviene al termine del lavoro durante le ore notturne. Balram ripercorre tutta la sua intensa vita, nella sua realtà personale e in quella sociale e insieme al pensiero del protagonista, colto nell’intimità “mette a nudo” di fronte a se stesso e ai lettori anche lo spirito, il costume, lo stile e la civiltà dell’India moderna.
L’autore ci svela cosa sta dietro a questa vertiginosa crescita economica, ci svela retroscena, i prezzi umani e sociali, il sistema di favori e di bustarelle che coinvolge politici e imprenditori, il rapporto con i più deboli, insomma un ritratto della più grande democrazia del mondo. Il tutto con un linguaggio duro, ironico e pungente è un inaspettato viaggio nella nuova India
Vincitore del Man Booker Price 2008 e di altri riconoscimenti, è stato positivamente accolto in India e copie del romanzo si vendono ancora adesso ad ogni angolo delle più importanti città, copie in inglese a Mumbay -per esperienza diretta-.
Magari al termine della lettura l’India potrà piacervi un po’ meno, ma anche questa è India. Come afferma l’autore stesso il romanzo è una finzione vuole provocare, ma la storia induce il lettore a pensare e a riflettere, e può diventare un utile strumento per aiutare il visitatore medio -che non ha mesi o anni di tempo a disposizione per soggiornare in India- per capire l’India.
Il corpo di un ricco è come un cuscino di cotone di prima qualità, bianco e soffice e immacolato. I nostri corpi sono diversi. La spina dorsale di mio padre era una corda attorcigliata, come quelle che usano le donne nei villaggi per attingere l’acqua al pozzo; le clavicole gli formavano intorno al collo un rilievo pronunciato, che faceva pensare al collare di un cane; tagli e graffi e cicatrici, come piccoli segni di frustate sulla pelle, gli correvano lungo il torace e la schiena, giù oltre le ossa del bacino, fino alle natiche. La storia della vita di un povero è scritta sul suo corpo, come una matita ben temperata.
Allego link di un’intervista dell’autore (in inglese) dove parla dell’ispirazione del romanzo.
Aravind Adiga: è nato a Madras nel 1974. Dopo aver soggiornato in vari paesi – fra cui l’Australia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti – attualmente vive a Mumbay. La Tigre Bianca è il suo primo romanzo.








