I geni a sostegno dell’Ayurvedica

da Corriere della Sera, 12 aprile 2009

I suoi «tipi» hanno una base scientifica Trovata una relazione tra diverse espressioni del gene Hla-Drb1 e l’ antica classificazione dell’ individuo Per la diagnosi I «Dosha» dell’ individuo sono il fondamento della diagnostica Ayurvedica

Anche l’antica medicina ayurvedica ha una sua scientificità, il problema è “tradurla” in termini occidentali. AYURVEDA
Un primo passo è stato fatto da uno studio, pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Alternative and Complementary Medicine, di cui si è discusso al recente Congresso internazionale organizzato dalla Società scientifica italiana di medicina ayurvedica (SSIMA) e dalla Scuola di medicina ayurvedica “Ayurvedic Point”. La ricerca, condotta all’ Interdisciplinary School of Health Sciences dell’ Università di Pune, in India, segnala una correlazione tra alcune varianti del gene Hla-Drb1 e la classificazione dell’ individuo secondo la medicina ayurvedica, ovvero quella legata ai cosiddetti Dosha: Vata, Pitta e Kapha.
Secondo l’ Ayurveda ogni individuo è l’ espressione unica e irripetibile della combinazione di questi tre Dosha, le cui diverse prevalenze identificano varie tipologie costituzionali. L’ individuazione del Dosha di un individuo è in pratica il punto di partenza per impostare il trattamento ayurvedico.

«Questo studio – fa notare Antonio Morandi, neurologo e Presidente di SSIMA – conferma dal punto di vista della biologia molecolare l’ impostazione diagnostica dell’ Ayurveda. In pratica evidenzia che esiste la possibilità di classificare attraverso indagini cliniche le persone all’ interno di alcuni gruppi che corrispondono a differenze di espressione genetica, nel caso specifico, del gene Hla-Drb1. Molto probabilmente questo gene, che gioca un ruolo fondamentale a livello immunitario (studi suggeriscono che alcune malattie colpiscono con maggiore frequenza individui con specifiche varianti di questo gene, ma non sono ancora chiari i motivi, ndr), non è l’ unico coinvolto, ma aver individuato una relazione è un primo passo molto importante».

Insomma, medicina Ayurvedica e medicina ufficiale iniziano a trovare un terreno di comunicazione, che fa perno sulla genetica, ma anche sulla fisica quantistica come puntualizza Morandi: «La fisica quantistica fornisce una serie di elementi che fanno in modo che le due medicine possano parlare tra loro. Indubbiamente la strada da percorrere su questo binario sarà lunga, ma i risultati potrebbero sorprendere».

L’ Ayurveda è la medicina tradizionale indiana ed è uno dei sistemi di medicina naturale più antichi. «I testi più importanti, cui ancora oggi facciamo riferimento – riferisce Morandi – risalgono a più di 3000 anni fa, ma esprimono concetti molto attuali a partire dalla visione della vita come una continua interazione tra corpo, organi di senso, mente, anima».
Il termine Ayurveda deriva dal sanscrito, dall’ unione di due parole Ayu e Veda. Il termine Veda indica la conoscenza; Ayu indica la vita: quindi, conoscenza della vita.
«L’ Ayurveda si prefigge quattro scopi fondamentali: prevenire le malattie, curare la salute, mantenere la salute, promuovere la longevità – spiega Morandi -. L’ uomo è considerato una miniatura della natura e ciò significa che i principi presenti nella natura sono gli stessi presenti nell’ uomo. I cinque elementi di base che compongono l’ Universo – etere, aria, fuoco, acqua e terra – si esprimono con modalità differenti nella formazione degli esseri viventi, determinandone origine e strutture. In base a questo principio è possibile usare, se lo conosciamo, tutto ciò che è presente nell’ universo al fine di curare le malattie».

«Una volta fatta la diagnosi abbiamo la possibilità di intervenire su diversi fronti a partire dall’ alimentazione e dallo stile di vita – precisa Morandi -. Molto ampio è inoltre l’armamentario farmacologico ayurvedico, rimedi costituiti per il 95& da erbe medicinali. Poi ci sono i cosiddetti trattamenti fisici, da non banalizzare come generici massaggi. Si tratta di cure che agiscono sul corpo per stimolare eventi che devono avvenire al suo interno».

Antonella Sparvoli chi la pratica Secondo la Società scientifica italiana di medicina ayurvedica, questa disciplina deve essere praticata da medici. Trattandosi però di un approccio che agisce a vari livelli, il medico ayurvedico deve avvalersi dell’ aiuto di terapisti appositamente reparati. Ad oggi, tuttavia, non esiste una regolamentazione specifica. Ma vediamo quali dovrebbero essere i ruolo del medico e del terapista. Medico ayurvedico: è un laureato in medicina che ha ottenuto anche un attestato di formazione pluriennale in Ayurveda presso una Scuola riconosciuta, preferibilmente a livello internazionale. Il medico fa la diagnosi e le prescrizioni. Terapista ayurvedico: dovrebbe avere un diploma di scuola media superiore (preferibilmente a indirizzo sanitario) e un diploma di terapista ayurvedico ottenuto frequentando corsi specifici di almeno 3-4 anni in scuole riconosciute. Può agire a tre livelli: in autonomia nel caso di trattamenti semplici; può eseguire trattamenti che per la loro specificità hanno bisogno prescrizione del medico ayurvedico; può assistere il medico nei trattamenti invasivi, sotto la sua stretta supervisione.

di Sparvoli Antonella

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