Varanasi, la Città Sacra
Varanasi,o anche Benares, Kashi, modi diversi per riferirsi a quella città che gli induisti definiscono “La Città Sacra” .
La città sorge sulla riva sinistra del Gange, la riva destra è disabitata, perché impura. La città si affaccia sul Gange con una serie di ghat (gradini che scendono al fiume) dove si incontrano donne che lavano e stendono il bucato, gente che si insapona, fedeli che pregano (soprattutto all’alba, immergendosi sette volte per salutare il sole), è uno spettacolo meraviglioso vedere indiani inginocchiati, che compiono le loro abluzioni, che pregano, che gettano fiori, che sgranano i rosari tra le mani e non si può fare a meno di avvertire la presenza della morte. Poichè la città conferisce la liberazione a chi muore entro i suoi confini, ancora oggi molti malati o vecchi vengono da luoghi lontani a trascorrervi gli ultimi giorni.
“Mai in nessun altro posto, in nessun’ora, in nessun atto, di tutto il nostro soggiorno indiano, abbiamo provato un così profondo senso di comunione, di tranquillità e, quasi di gioia”.
Pier Paolo Pasolini, L’odore dell’India
Foto di Samuele Fracasso
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Al tramonto i brahmini cantano e danzano tenendo in mano delle sculture di luce, mentre le centinaia di fedeli che assistono da terra affidano al sacro Gange o Madre Ganga delle fiammelle che rappresentano i propri desideri. Quanto più lontano la corrente porterà la fiammella, tanto maggiore sarà la speranza che i desideri si esaudiranno.
L’atmosfera sui ghat è magica e gradevole, è un tripudio di colori, un incontro con persone e volti unici, e ci si emoziona ad essere spettatore di questa semplice gestualità che diventa ritualità.





































