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Archivio di marzo 2009

Acqua

martedì, 31 marzo 2009

di Bapsi Sidhwa, Neri Pozza 2006

Scritto in soli tre mesi Acqua è un raro caso di riscrittura da un film. L’autrice venne invitata a scrivere un romanzo che potesse uscire in coincidenza della prima americana di Water film della regista indo-canadese Deepa Metha. L’editrice Anna Porter inviò a Bapsi Sidhwa la sceneggiatura del film e la prima versione del film, con l’incantevole musica di A. R. Rahman. L’autrice venne subito catturata dalla storia e dalla bellezza del film e riuscì a scrivere di getto questo romanzo.

ACQUA di Bapsi Sidhwa1936, in un villaggio tra il Bihar e il Bengala, nel sud dell’India. Secondo le usanze delle famiglie più povere Chuyia sei anni viene fatta sposare con Hira Lal un amico di famiglia, un uomo di quarantaquattro rimasto vedovo. Passano due anni e Hira Lal muore. Chuyia ha allora otto anni vive e gioca ancora in famiglia, ma da questo momento non sarà più una bambina sarà una vedova bambina. Sarà costretta ad abbandonare la casa materna, non potrà più indossare vestiti colorati e gioielli, dovrà rasarsi il capo e dovrà vivere all’interno di un ashram di vedove, una sorta di monastero.
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Lontano dal Tibet. Storie da una nazione in esilio

lunedì, 30 marzo 2009

di Carlo Buldrini, Lindau 2006

“Le mura esterne di pietra possono crollare. Le mura interne del Dharma non possono essere distrutte.”

Proverbio tibetano

Ricorre in questi giorni un tragico anniversario, quello dei cinquant’anni dalla rivolta di Lhasa contro l’occupazione cinese in Tibet e l’inizio dell’esilio del Dalai Lama in India, origiLONTANO DAL TIBET, di Carlo Buldrinine della morte e dell’incarcerazione di decine di migliaia di persone che continua ancora oggi.
Nel 1959, dopo la fallita insurrezione di Lhasa, il XVI Dalai Lama, Tenzin Gyatso, fu costretto dagli eventi a fuggire con il suo governo in India. La piccola comitiva in fuga dalla sua terra venne accolto a Dharamsala e a McLeod Ganji, nello stato dell’Himachal Pradesh (nell’India del nord). Qui la comunità di profughi tibetani è cresciuta negli anni fino a contare, al momento attuale, circa 90.000 persone. Nel frattempo il Tibet è stato suddiviso: una parte è stato assorbito nelle quattro province cinesi confinanti, e un’altra parte è diventato una Regione Autonoma Speciale della Repubblica Popolare Cinese.

Nella volontà di mantenere il filo conduttore con l’India segnaliamo il libro di Carlo Buldrini Lontano dal Tibet. Storie di una nazione in esilio, perché diversamente da molti altri libri che illustrano le ragioni la storia della tragedia del Tibet e del suo popolo, questo saggio lo documenta attraverso la diaspora del popolo tibetano in India.
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L’odore dell’India

sabato, 28 marzo 2009

di Pier Paolo Pasolini, Guanda 2005
Il libro è in attesa di essere ristampato, nel frattempo si può trovare all’interno di Pasolini. Romanzi e Racconti 1946-1961, Mondadori 1988

“Sono le prime ore della mia esperienza in India, e io non so dominare la bestia assettata chiusa dentro di me, come in una gabbia. Persuado Moravia a fare almeno due passi fuori dall’albergo, e respirare un po’ d’aria della prima notte indiana. Cosi usciamo, sullo stretto lungomare che corre dietro l’albergo, attraverso l’uscita secondaria.”

Il 31 dicembre del 1960 Pier Paolo Pasolini parte con Alberto Moravia per l’India. L’occasione è partecipare ad un convegno per la commemorazione del centenario della nascita di Tagore che si tiene a Mumbay. Moravia sarà inviato per conto del “Corriere della sera”, Pasolini del “Il Giorno”, il 16 gennaio saranno poi raggiunti da Elsa Morante.L'ODORE DELL'INDIA, Pier Paolo Pasolini
Da questo viaggio, Moravia raccoglierà i suoi articoli in Un’idea dell’India, Pasolini trascriverà le sue impressioni di viaggio in questo volume.
Pasolini ripercorrerà giorno dopo giorno, tappa dopo tappa cosa è l’India alla luce dei suoi occhi, riportando le impressioni degli incontri, le sensazioni ed emozioni. Se l’analisi di Moravia è più scientifica (l’autore aveva preparato con attenzione il viaggio) l’autore nei suoi articoli cerca di spiegare per capire e per dare una risposta agli interrogativi che si trova davanti, Pasolini invece vuoi per il suo spirito artistico sensibile e libero, è più passionale, più colpito dalle piccole cose dell’India, da semplici gesti aspetti della quotidianità e sovente le sue riflessioni hanno al centro l’uomo indiano.

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Delhi, la capitale dell’India

venerdì, 27 marzo 2009

La capitale dell’India Delhi è una città che spesso sfugge all’attenzione del viaggiatore perchè vista come luogo di transito verso mete più suggestive e incantevoli. Ma, se siete comunque di passaggio prendetevi il giusto tempo per visitarla e conoscerla e ne rimarrete positivamente colpiti.
Delhi è una città che mescola passato e presente, si passa dalla più suggestiva caotica popolosa chiassosa Old Delhi, all’aperta e più tranquilla New Delhi il cui cuore pulsante è Connaugh Place, poco lontano da qui si trova l’ India Gate monumento dell’indipendenza indiana.

Foto di Samuele Fracasso e Giordana Astegno
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DELHI FORT LAL QILA, photo by Samuele FracassoDELHI JAMA MASJID, photo by Samuele FracassoDELHI GURDWARA BANGLA SAHIB, photo by Samuele FracassoDELHI INDA GATE, photo by Giordana AstegnoDELHI GANDHI SMRITI, photo by Samuele FracassoNEW DELHI, photo by Giordana AstegnoDELHI FORT LAL QILA, photo by Samuele FracassoDELHI FORT, photo editor by Giordana AstegnoDELHI OUTSIDE JAMA MASJID, photo by Samuele Fracasso

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Viaggio in Rajasthan: Jaipur la “città rosa”

venerdì, 27 marzo 2009

           Jaipur la  “città rosa”  , agli inizi del 1800 il locale maharaja fece dipingere di rosa edifici e muri per accogliere un’ambasciata inglese,  da allora ogni tre anni le mura sono ridipinte.
Città ricca di monumenti, si resterà incantati davanti al Palazzo dei Venti Hawa Mahal stupendo palazzo di otto piani con le caratteristiche finestre a “grata” usate dalle donne per guardare senza essere viste. C’è il City Palace enorme complesso di edifici e musei, con una parte ancora abitata dal maharaja locale, il moderno Osservatorio Astronomico Jantar Mantar, con i suoi enormi strumenti per misurare il tempo e lo spazio.
Se si esce dalle mura della città si riesce ad ammirare il Jal Mahal Water Palace un’altra residenza del maharaja usata per eventi e cerimonie.

Foto di Samuele Fracasso e Giordana Astegno
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JAIPUR CITY PALACE, photo by Samuele FracassoJAIPUR, JAL MAHAL WATER PALACE, photo by Samuele FracassoJAIPUR TEMPLE, photo by Samuele FracassoJAIPUR CITY PALACE, photo by Samuele FracassoJAIPUR TEMPLE OF THE SUN, photo by Samuele FracassoJAIPUR HAWA MAHAL, photo by Giordana AstegnoJAIPUR, photo by Samuele FracassoJAIPUR, photo by Samuele FracassoJAIPUR MONKEY TEMPLE, photo by Samuele Fracasso Leggi il resto di questo articolo »

Forte Amber

mercoledì, 25 marzo 2009

La Fortezza di Amber o Amer si trova ad una decina di chilometri da Jaipur nello stato del Rajasthan. Fatta costruire da Raja Man Singh è uno dei migliori esempi di architettura Rajput ,ed è stata per secoli la dimora della famiglia reggente di Kachhawa prima che la capitale venisse trasferita a Jaipur.
La cittadella sorge su una collina dalla cui sommità si controlla tutta la vallata. Il muro esterno e la fortezza sono in pietra arenaria e conferiscono un aspetto austero e grezzo, che contrastano con gli interni eleganti, ricchi di marmo bianco e finemente decorati con bassorilievi, pietre preziose e migliaia di specchi e specchietti incastonati nelle pareti.

Foto di Samuele Fracasso 
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AMBER FORT, photo by Samuele FracassoAMBER FORT, photo by Samuele FracassoAMBER FORT, photo by Samuele FracassoAMBER FORT, photo by Samuele FracassoAMBER FORT, photo by Giordana AstegnoAMBER FORT, photo by Samuele FracassoAMBER FORT, photo by Samuele FracassoAMBER FORT, photo by Samuele FracassoAMBER FORT, photo by Samuele Fracasso Leggi il resto di questo articolo »

Udaipur la “Venezia dell’India”

mercoledì, 25 marzo 2009

Nello stato federale del Rajasthan annidata tra i monti Aravalli sulle rive del lago artificiale Pichola si affaccia Udaipur, la “città dell’aurora” da molti considerata la città indiana più romantica.
Fondata da Udai Singh II del Mewar nel 1568, secondo la leggenda su consiglio di un saggio eremita che il sovrano aveva incontrato durante una battuta di caccia. Udaipur è una città bellissima; preceduta da una campagna a tratti semi desertica sorprende con l’incantevole vista dei suoi palazzi in marmo candido riflessi sulle acque dei suoi laghi, circondati da verdi colline e giardini.

Foto di Samuele Fracasso
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UDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele FracassoUDAIPUR, photo by Samuele Fracasso Leggi il resto di questo articolo »

Intoccabile

lunedì, 23 marzo 2009

di Mulk Raj Anand, Guanda 1998

«Fatti da parte, delinquente di bassa casta!» sentì improvvisamente qualcuno gridargli. «Perché non avverti che ti stai avvicinando, maiale? Lo sai che mi hai toccato e mi hai contaminato, figlio strabico di uno scorpione dalle zampe storte? Ora dovrò andare a fare un bagno per purificarmi. E pensare che questa mattina mi ero messo una dhoti e una camicia nuove!»

India, inizio anni ’30, Mulk Raj Anand narra in maniera dettagliata una nuova giornata di lavoro di Backa giovane spazzino fuori casta, un “intoccabile”. Come solito Intoccabile, di Mulk Raj Anand al risveglio infreddolito in una squallida baracca, seguono i rimproveri del padre, l’assurdo viaggio per le latrine, il girovagare per le strade con i passanti che si scostano per evitare di essere contaminati non perdendo mai occasione per rimproverarlo e deriderlo, la continua ricerca di cibo, nel pomeriggio la partita di hockey, l’ascolto del discorso di un ancora sconosciuto giovane Gandhi che sembra dargli la speranza di un futuro migliore, infine ritorna a dormire.
Quella della disuguaglianza, per nascita, degli esseri umani è forse il concetto della religione induista più sorprendente e meno accettabile per la sensibilità sociale contemporanea.  Le grandi classi che formano l’intera società sono chiamate varna, letteralmente “colori”, mentre il termine casta di derivazione portoghese traduce il sanscrito jati, cioè “nascita”.
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Jaisalmer, la “Città d’oro”

venerdì, 20 marzo 2009

Lungo la leggendaria Via della Seta, la via carovaniera che univa l’Europa con l’Asia ecco imbattersi in Jaisalmer ultima città fortificata dell’Asia sopranominata “la città d’oro” dal colore dorato delle sue mura di pietra calcarea, che sembrano cambiare colore a seconda della luce del giorno.
È la città che non ti aspetti, quando al calare del sole le dune del deserto del Thar sembrano confondersi con l’orizzonte ecco emergere questa affascinante città, con il suo forte che svetta sulla collina Trikuta e i suoi 99 bastioni che ospitano haveli in decadenza dal fascino misterioso.

Foto di Giordana Astegno
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JAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana AstegnoJAISALMER, photo by Giordana Astegno Leggi il resto di questo articolo »

L’India delle mogli bambine

mercoledì, 18 marzo 2009

Il 44,5 per cento delle donne indiane sposate era ancora minorenne il giorno delle nozze.

da Internazionale, 17 marzo 2009

Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista medica britannica The Lancet, che precisa: “Nel 22,6 per cento dei casi avevano meno di 16 anni e nel 2,6 per cento meno di 13 anni”.

Questi dati sono in netto contrasto con la legge, approvata nel 1978, che vieta i matrimoni prima dei 18 anni (21 per gli uomini). La rivista denuncia i molteplici rischi sanitari che corrono le mogli adolescenti o bambine: un tasso di mortalità materna e infantile più alto, un uso minore di contraccettivi (con conseguenti gravidanze indesiderate), maggiori probabilità di abortire, di farsi sterilizzare e di sviluppare fistole.
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Varanasi, la Città Sacra

martedì, 17 marzo 2009

Varanasi,o anche Benares, Kashi, modi diversi per riferirsi a quella città che gli induisti definiscono “La Città Sacra” .
La città sorge sulla riva sinistra del Gange, la riva destra è disabitata, perché impura. La città si affaccia sul Gange con una serie di ghat (gradini che scendono al fiume) dove si incontrano donne che lavano e stendono il bucato, gente che si insapona, fedeli che pregano (soprattutto all’alba, immergendosi sette volte per salutare il sole), è uno spettacolo meraviglioso vedere indiani inginocchiati, che compiono le loro abluzioni, che pregano, che gettano fiori, che sgranano i rosari tra le mani e non si può fare a meno di avvertire la presenza della morte. Poichè la città conferisce la liberazione a chi muore entro i suoi confini, ancora oggi molti malati o vecchi vengono da luoghi lontani a trascorrervi gli ultimi giorni.

“Mai in nessun altro posto, in nessun’ora, in nessun atto, di tutto il nostro soggiorno indiano, abbiamo provato un così profondo senso di comunione, di tranquillità e, quasi di gioia”.

Pier Paolo Pasolini, L’odore dell’India  

Foto di Samuele Fracasso
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VARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele FracassoVARANASI, photo by Samuele Fracasso Leggi il resto di questo articolo »

Indiani e India

lunedì, 16 marzo 2009

di André Lewin e Catherine Clément, Touring Editore 2007

“Ecco perchè se si chiede quale sia l’essenza dell’India agli abitanti (sikh, induisti, cristiani, ebrei, jain, musulmani, parsi …) si finisce per scoprire che ognuno ha nel cuore l’India del suo immaginario, quella dei suoi luoghi natali.
Ma al di là di tutto, esistono due elementi comuni all’India intera: le strutture formali della democrazia e le cornacchie” 

Non aspettatevi una guida con indirizzi utili, itinerari, ristoranti o mezzi di trasporto, qui troverete dell’altro. In questo libricino di 180 pagine con meravigliose illustrazioni, viene offerINDIANI E INDIA, di Catherine Clément e André Lewinto al lettore una nuova chiave di lettura per conoscere gli indiani e l’India, per cercare di capire chi sono e il significato di gesti, situazioni, pensieri concetti che incontrerete visitando questo paese. Qualcuno lo potrebbe definire uno strumento indispensabile per prepararsi a un viaggio consapevole, ma è anche una piacevole lettura per avvicinarsi ad un popolo e ad una cultura che sempre più spesso entra nelle nostre case.
Un paese continente che conta già più di un miliardo di persone e che nel 2030 potrebbe diventare il paese più popolato del mondo. Un paese multietnico, dove convivono 27 lingue ufficiali, 7 religioni e 300 milioni di divinità. Un crogiolo di genti e culture riunite nell’abbraccio della “Madre India”.
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Khajuraho Tempio Viaggi India

domenica, 15 marzo 2009

Khajuraho è situata in una vasta pianura verdeggiante nel distretto di Chattarpur nello stato del Madhya Pradesh famosa per i suoi templi erotici.
Khajuraho  un tempo capitale della dinastia rajput dei Chandella, con ottantacinque templi aperti al culto, scomparsa per secoli nell’oblio e nell’abbraccio della giungla, per poi emergere nei giorni nostri e diventare famosa in tutto il mondo per le sculture erotiche che adornano i templi.
Figure legate alle tematiche dell’erotismo, con riproduzioni sensuali, orgiastiche, rappresentazioni impassibili dell’atto sessuale sempre  innocenti e mai scandalose e volgari che compaiono solo nelle decorazioni esterne dei templi e mai all’interno. Sono figure femmini o ambo sessi, le prime riproducono giovani fanciulle in atteggiamenti familiari, intimi, impiegati in attività di cura personale, figure sensuali, graziose con corpi pieni e tondeggianti; quando è presente anche l’uomo vengono raffigurati atti sessuali a volte con più uomini o più donne.

“Il seno della donna, a Khajuraho, come dal resto dovunque nei monumenti indiani, non ha niente di statuario, se con questa parola si vuole intendere qualche cosa di freddo, di stilizzato, di casto: i due globi perfettamente rotondi e molto grossi che gli scultori indiani pongono all’altezza delle ascelle delle loro figure di donne, hanno tenerezza, il peso e, si direbbe, il calore della carne.”

Alberto Moravia, Un’idea dell’India

Foto di Samuele Fracasso

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KHAJURAHO, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO DETAIL, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO DETAIL, photo by Samuele FracassoKHAJURAHO DETAIL, photo by Samuele Fracasso Leggi il resto di questo articolo »

“Samsara” un film di Pan Nalin

venerdì, 13 marzo 2009

“Cosa è più importante:
inseguire mille desideri
o soddisfarne uno solo …”

Un monaco buddista riemerge dopo anni di meditazione solitaria, incontra poi una donna bellissima di cui si innamora e che risveglia i suoi desideri sessuali. Abbandona il tempio per sposarla e insieme avere un figlio, ma per l’uomo la vita quotidiana non sarà facile.

Girato a 4.500 m. nel Ladakh, sulle vette dell’Himalaya, una delle regioni più isolate dell’India in lingua ladakhi con attori non professionisti. Mi soffermo un attimo sull’incantevole fotografia, sui colori la luce e la scenografia naturale fatta di montagne innevate, specchi d’acqua, vento e nuvole, che a mio avviso sono l’elemento più bello e che più emerge dal film fin dalle sue prime immagini e che lo accompagna per tutta la durata.

Opera prima del regista indiano Pan Nalin, con un passato di regista di documentari, ha qui conservato la capacità di esaltare i tratti unici della natura con inquadrature larghe pure e cristalline e una lentezza di ripresa che invita spesso alla meditazione.

 

Il titolo del film Samsara è una parola di origine sanscrita usata nel buddhisto, nell’induismo e nel giainismo ed indica il ciclo della vita, il vincolo di nascita morte e rinascita (la reincarnazione in situazioni diverse) sperimentata dall’anima individuale per raggiungere la liberazione, è quindi un percorso per liberarsi dal ciclo delle rinascite.

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“Hair India” un film documentario

giovedì, 12 marzo 2009

di Raffaele Brunetti e Marco Leopardi

Il viaggio dei capelli di una giovane donna indiana. Offerti al tempio e poi trasformati in preziose “hair extensions” in Italia, gli stessi capelli torneranno in India per soddisfare la vanità di una donna in carriera di Bombay.
Un racconto sul culto della bellezza nell’era della globalizzazione. Un inedito ritratto dell’India di oggi con le sue contraddizioni, tra modernità, crescita economica e tradizioni millenarie.

 

Secondo la religione Induista, il dio Vishnu si indebitò enormemente con Kubera, il tesoriere degli dei, il quale, in considerazione dell’alto tasso di interesse praticato decise che il prestito sarebbe stato ripagato da centinaia di generazioni nei secoli a venire. Da centinaia di anni gli indiani si recano nei templi per donare soldi e gioielli per contribuire a ripagare il debito. Molti donano l’unica cosa che possiedono, i capelli che vengono tagliati in un rituale di purificazione. Fino a pochi anni fa i capelli offerti al tempio venivano bruciati o usati per fabbricare materassi. Oggi sono diventati una straordinaria risorsa economica anche per gli stessi templi, venduti dai sacerdoti ad intermediari delle fabbriche di extension.
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Festival Internazionale dello Yoga

giovedì, 12 marzo 2009

Swami Yoganandaji è un vecchietto di 99 anni. Lo vedete qui sotto, a Rishikesh in India, durante l’ottava edizione del Festival Internazionale dello Yoga, impegnato in una serie di esercizi di fronte ad una platea più giovane di lui. Nato nel 1909 in un villaggio di Madhya Pradesh, Swami ha iniziato a praticare yoga all’età di 17 anni (Olycom)

SWAMI YOGANANDAJI

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Taj Mahal

mercoledì, 11 marzo 2009

Per il più famoso poeta indiano Rabindranath Tagore la sua forma richiama “una lacrima sul volto del tempo”, Rudyard Kipling lo definì “il cancello d’avorio sotto il quale passano i sogni”, Mark Twain disse che “il mondo era diviso in due parti. Chi aveva visto il Taj Mahal e chi non lo aveva visto”.

Il Taj Mahal con le sue eleganti forme, con i colori del bianco accecante della pietra che cambia tonalità con i diversi riflessi della luce del giorno, i giochi d’acqua sul fiume Yamuna sono tutte espressioni della splendida bellezza di questo monumento all’amore.

Foto di Giordana Astegno e Samuele Fracasso
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TAJ MAHAL, photo editor by Giordana AstegnoTAJ MAHAL, photo editor Samuele FracassoTAJ MAHAL, photo editor Prashant PanjarTAJ MAHAL, photo editor by Giordana AstegnoTAJ MAHAL, photo editor by Giordana AstegnoTAJ MAHAL, photo editor Giordana Astegno TAJ MAHAL, photo by Samuele FracassoTAJ MAHAL, photo by Samuele FracassoTAJ MAHAL, photo editor by Giordana Astegno
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Holi day, Let the colours shower joy!

martedì, 10 marzo 2009

Domani iniziano le celebrazioni di Holi il “Festival dei colori” una delle festività più care e attese dagli indiani. Grandi e piccini si precipeteranno sulle strade e gioiosamente si rincorreranno, danzeranno, canteranno ma soprattutto si spruzzeranno addoso colori, precisamente acqua mescolate con polveri di colorante solitamente rossa, e la gente andrà in giro con delle facce multicolori per tutto il giorno ridendo e festeggiando e non importa che siate uomo donna, giovane vecchio, indiano o straniero perchè nessuno verrà risparmiato da questa allegro festeggiamento.

Il sito ufficiale del festival: www.holifestival.org
Il racconto di viaggio di una nostra viaggiatrice Alice “Festival Holi 2008″

Ritratto uomini dell’India

sabato, 7 marzo 2009

Portano turbanti multicolori o stravaganti copricapi, stanno in meditazione sulle rive di un ghat, nei templi a pregare, per le strade a mendicare, tirare carretti o a condurre taxi o risciò, nei loro negozi o in piccoli spacci improvvisati ad esercitare le loro attività. Hanno una pella nera nelle diverse tonalità, alcuni portano barbe lunghe, altri strane acconciature, molti portano disegnato il segno distintivo d’appartenenza sulla fronte e sul corpo, altri si ricoprono di cenere. Molti amano intrattenersi in lunghe conversazioni seduti a gambe incrociate, altri sono sempre in movimento, masticano bhang o betel fumano biri sorseggiano chai, cucinano e mangiano samosa, chapati o dhal , ecc. …
Sono gli uomini indiani, con i loro corpi e visi segnati dal tempo dalla sofferenza e dal sole, con il loro sguardi profondi dagli occhi spesso lucidi, con i loro sorriso gentile e curioso lasciano trasparire una grande saggezza ed una raggiunta pace interiore.
Presentiamo di seguito una galleria fotografica “Ritratti di uomini del Rajasthan e dell’Uttar Pradesh”.

Foto di Giordana Astegno e Samuele Fracasso
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PORTRAIT OF INDIAN MAN, photo by Samuele FracassoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo by Samuele FracassoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo editor by Giordana AstegnoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo by Samuele FracassoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo editor by Samuele FracassoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo by Samuele FracassoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo by Samuele FracassoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo by Giordana AstegnoPORTRAIT OF INDIAN MAN, photo by Samuele Fracasso Leggi il resto di questo articolo »

“Chameli” un film di Sudhir Mishra

venerdì, 6 marzo 2009

“Bolo na saab, kya irada hai? Chalna hai kya ?”
“Che cosa mi dici, sahib? Vuoi venire?”

La storia d’amore tra un uomo e una prostituta. Il trentaduenne Aman Kapoor un’analista finanziario ha perso sua moglie, incinta, in un incidente avvenuto in una notte piovosa di un paio di anni prima. La pioggia gli riporta alla memoria quell’episodio e continua a tormentargli la vita. In un’altra notte come quella, in una diversa zona della città, la giovane ed innocente Chameli veniva portata da suo zio a Mumbai e venduta ad un bordello, divenendo una prostituta cinica e fredda.

È una notte di pioggia ad unire i due estranei: a causa di un guasto, Aman si trova bloccato nel quartiere a luci rosse di Mumbay dove avviene l’incontro con Chameli, l’improvviso scatenarsi del monsone li unisce e li trascina come in un romanzo.
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“Il destino nel nome.Namesake” un film di Mira Nair

giovedì, 5 marzo 2009

Tratto dal libro “The namesake” (L’omonimo) della vincitrice del premio Pulitzer Jhumpa Lahiri, la regista Mira Nair qui narra le vicende di una famiglia dell’India immigrata negli Stati Uniti, delle difficoltà di integrazione, dell’eterno legame che li lega alla terra d’origine e del ripudio e disconoscimento dei valori e delle usanze indiane per i figli nati in terra straniera.

Sopravvissuto a un incidente ferroviario, Ashoke inizia a viaggiare un po’ per scelta un po’ per necessità. Si trasferisce prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti e ritorna in India solo per sposare Ashima, in un matrimonio combinato secondo le migliori tradizioni indiane. Da perfetti sconosciuti i due si trasferiscono in America dove lui lavora e lei, malgrado le difficoltà di ambientamento in un paese con lingua, tradizioni, costumi e cultura completamente diversi, con il tempo si ambienterà, ed imparerà ad amare e rispettare suo marito. Dalla felice unione nasceranno due figli il primogenito Gogol - in onore dello scrittore russo, un autore presente in un episodio passato di Ashoke – e la figlia Sonia.

Due figli nati da una coppia indiana ma in tutto per tutto americani che con il passare degli anni sempre meno accetteranno costumi e usanze indiane che i loro genitori conservano e cercano di imporre, a cui si aggiunge l’eterno conflitto generazionale tra genitori e figli.

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Immagini di vita quotidiana in India

martedì, 3 marzo 2009

È forse impossibile farsi un’idea precisa dell’India. Chi ci è stato ne è rimasto colpito per sempre, rapito dai sapori, odori, colori, sguardi, amore, dal calore della gente e da mille altri aspetti e, a migliaia di chilometri dall’India tra le mura domestiche ritornerà spesso a pensare all’India, alle scene di vita quotidiana che gli sono passate davanti nel viaggio, fotogrammi indelebili nella mente del visitatore. Certo l’India sa essere anche dura, impietosa, sporca, bugiarda, violenta ma il fascino e le emozioni che riesce a trasmetterti è unico e inspiegabile.

Foto di Samuele Fracasso e Giordana Astegno
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PICTURE OF DAILY LIFE IN INDIA, photo by Samuele FracassoPICTURE OF DAILY LIFE, photo by Samuele FracassoPICTURE OF DAILY LIFE IN INDIA, photo by Samuele FracassoPICTURE OF DAILY LIFE IN INDIA, photo by Samuele FracassoPICTURE OF DAILY LIFE IN INDIA, photo by Samuele FracassoPICTURE OF DAILY LIFE IN INDIA, photo by Giordana Astegno Leggi il resto di questo articolo »

Donne dell'India

domenica, 1 marzo 2009

L’India non è solo la terra degli dèi, ma la Madre India è soprattutto la terra delle donne. Donne vittime o venerate, potenti o martiri, mogli ubbidienti e fedeli, madri pazienti e premurose, donne in cucina, infaticabili lavoratrici nei cantieri trasportano carichi di ghiaia sotto il sole cocente, donne in campagna al lavoro nei campi e nelle risaie, donne che trasportano l’acqua dal pozzo, donne al mercato, donne che lavano i panni al ghat, ecc…  
Queste sono le donne e molto altro ancora, bellezze che con il loro sorriso gentile e cordiale elegantissime camminano svelte nei loro sari multicolori, ornate dei loro preziosi gioielli sembrano danzare sui loro piedi scalzi nei templi nelle case per le strade.
Incantati dallo loro bellezza attirano sguardi indiscreti di uomini, donne e fotografi.

Per rendere tributo a queste donne presentiamo una galleria fotografica: “Ritratti di donne del Rajasthan e dell’Uttar Pradesh”.

Foto di Samuele Fracasso
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INDIAN WOMEN, photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN, photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN, photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN, photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN, photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN, photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN,photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN, photo by Samuele FracassoINDIAN WOMEN, photo by Samuele Fracasso Leggi il resto di questo articolo »