“The Millionaire.(Slumdog Millionaire)” un film di Danny Boyle
Jamal deve rispondere alla domanda finale di 20 milioni.
Come è arrivato fino a qui?
A. con il coraggio B. con l’astuzia
C. con l’ingegno D. con l’amore
Liberamente ispirato al romanzo di Vikas Swarup “Dodici domande “(edito Guanda), sceneggiato da Simon Beaufoy autore di Full Monty e diretto dal regista Danny Boyle regista del noto Trainspotting, dal 5 dicembre 2008 è nelle sale The Millionaire (Slumdog Millionaire)
Il protagonista è Jamal Malik un giovane indiano che partecipa all’edizione locale del celebre quiz “Chi vuol essere milionario”. Le risposte alle domande per raggiungere il montepremi finale di 20 milioni di rupie sono un modo per ripercorre la sua esistenza, ogni domanda si collega ad episodi della sua vita, dall’infanzia passando per l’adolescenza fino al presente, ricordi felici, comici, drammatici, romantici, ma è anche il racconto del sogno il sogno di Jamal di ritrovare il suo amore d’infanzia.
Ne esce uno spaccato della vita indiana in special modo della frenetica Mumbay nei suoi molteplici aspetti, a volte drammatico e a tinte forti ma sempre interessante e pieno di poesia e speranza, dove si riesce a cogliere i sapori e i colori di questa terra lontana.
Proverete simpatia per il povero Jamal Malik, non rimarrete indifferenti alla bellezza di Latika amore infantile e mai dimenticato di Jamal e dentro di noi tiferemo perché Jamal riesca a realizzare il suo sogno. Il conduttore cinico spietato ironico e pungente è lontano dalla cordialità familiare del nostro Gerry Scotti, e se la vita quotidiana presenta ostacoli dopo ostacoli si ha la sensazione che sia il conduttore più delle domande a voler frapporsi tra il ragazzo e la vincita milionaria. C’è poi Salim il fratello maggiore di Jamal un rapporto difficile una sorta di amore e odio, un giovane che per sfuggire alla povertà e ai soprusi della quotidianità ha intrapreso la strada del crimine, ma che in fondo resta una persona di buon cuore.
Il regista Danny Boyle racconta un India a modo suo, lontana dai clichè e dalle cartoline stile Taj Mahal o passeggiata sulle dune del deserto dei Thar nel Rajasthan, forzando volutamente su alcuni aspetti ma senza mai cadere nel folkloristico o nel kitsch. Ne esce il ritratto di un India più vera, piena di contraddizioni che spazia dalla miseria della bidonville di Mumbay all’opulenza ostentata del mondo di Bollywood con i suoi ricchi e famosi attori e cantanti elevati a idoli dal popolo indiano, dove la modernità deve quotidianamente fare il conto con un passato ancora presente ricco di tradizioni, costumi e usi cari agli indiani.
Il film emoziona, è bello, incalzante e non ti lascia un attimo di respiro, i personaggi reali sempre di corsa, una corsa per la sopravvivenza. La fotografia con i suoi colori e la sua luce ben si adattano al film e contribuiscono ad accentuare la drammaticità soprattutto quando si tratta di riprodurre gli slum con il loro carico di miseria e povertà. Una menzione particolare spetta all’indiano Allah Rakha Rahman autore di una straordinaria colonna sonora, che rimarrà impressa nello spettatore tanto quanto le immagini e ben si adattano al ritmo e al filo narrante del film.
Non poteva infine mancare un ringraziamento, una sorta di tributo del regista al cinema indiano e al suo genere più famoso dentro e fuori l’India – Bollywood- con un tipico balletto finale tanto caro agli indiani perché il danzatore che non è solo interprete di una specifica coreografia ma soprattutto è narratore delle passioni umane.
Riuscirà Jamal a rispondere e a riconquistare la bella Latika?
Sì? No? È la risposta definitiva? L’accendiamo?








7 gennaio 2009 alle 00:28
io l’ho visto venerdi..
si..e’ un buon mix –bollywood e cinema occidentale– la danza finale mitica , il solito lieto fine e la pseranza lasciata a tutti…quella certezza che …tutti ce la possono fare…se si comportano bene…..buon karma!
si questo e’ il bollywood movie…